Violenza aggravata: chiesta a Vibo la condanna di Vacatello

Il pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, ha formulato la richiesta di pena a conclusione della requisitoria. Parte offesa l’imprenditore di Pizzo Francesco Vinci

Il pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, ha formulato la richiesta di pena a conclusione della requisitoria. Parte offesa l’imprenditore di Pizzo Francesco Vinci

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Quattro anni e sei mesi di reclusione per violenza aggravata dalle modalità mafiose  ai danni del testimone di giustizia di Pizzo Calabro Francesco Vinci. Questa la richiesta di condanna del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, nei confronti di Antonio Vacatello, 54 anni, di Vibo Marina, avanzata oggi dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo presieduto dal giudice Lucia Monaco.

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Secondo l’accusa, Antonio Vacatello avrebbe commesso il reato di violenza, aggravata dalle modalità mafiose, nei confronti dell’imprenditore Francesco Vinci al fine di indurre la parte offesa a ritirare delle precedenti denunce presentate nei suoi confronti e nei confronti di: Domenico Pardea, 51 anni, detto “U Ranisi”, residente a Pizzo Calabro, Eugenio Gentiluomo, Rocco De Maio, Carlo Riso e Massimo Patamia, tutti di Gioia Tauro.

Nel corso del processo sono stati ascoltati anche i collaboratori di giustizia Raffaele Moscato ed Andrea Mantella che hanno spiegato il ruolo di Vacatello a Vibo Marina ed i presunti legami dello stesso con il clan Mancuso e con gli Accorinti di Zungri. Il processo nasce da un troncone della più complessa operazione antimafia denominata “ Never Ending”, già arrivata a sentenza definitiva. In tale processo, Vacatello avrebbe reso una falsa testimonianza per agevolare gli imputati accusati di tentata estorsione ai danni di Francesco Vinci. 

Nel novembre scorso, inoltre, Antonio Vacatello – secondo l’accusa – si sarebbe rivolto a Giampiero Ceravolo per chiedergli di attivarsi attraverso il fratello Vincenzo Ceravolo , per ottenere la remissione della querela da parte di Francesco Vinci.