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Il destino di Lele Palermo: «Incapace di vendicare mio fratello, i Bonavota mi uccideranno»

Il capo dei Cracolici e la sua rassegnazione alla morte. Il verbale del pentito Costantino depositato al maxiprocesso Rinascita Scott

Il destino di Lele Palermo: «Incapace di vendicare mio fratello, i Bonavota mi uccideranno»

«Raffaele Cracolici mi riferì che a breve sarebbe stato ucciso anche lui dai Bonavota poiché non era stato capace di vendicare la morte del fratello». “Lele Palermo”, ovvero Raffaele Cracolici, sapeva di essere condannato a morte. Lo mette nero su bianco il collaboratore di giustizia Francesco Costantino in un interrogatorio del quale il pm Anna Maria Frustaci ha dato avviso di deposito nel corso della penultima udienza del maxiprocesso Rinascita Scott.

Alfredo Cracolici

Il clan dei Palermo, ovvero dei Cracolici, controllava due grandi aree, quella di Filogaso e quella di Maierato. La prima era il feudo di Alfredo, l’altra di Raffaele. Alfredo fu assassinato il 9 febbraio 2002 a Vallelonga assieme a Giovanni Furlano. Un agguato che oggi la Dda di Catanzaro contesta a Domenico Bonavota, capo dell’ala militare del clan egemone a Sant’Onofrio, che intendeva espandere sulle aree limitrofe il proprio dominio criminale, in qualità di mandante e ad Antonio Ierullo, quale esecutore materiale.

Raffaele Cracolici detto Lele Palermo

Francesco Costantino sarebbe stato quindi ingaggiato per vendicare la morte di Alfredo Cracolici dal fratello di questi, Raffaele. Il primo bersaglio da eliminare sarebbe stato «l’acquaiolo», ovvero l’esecutore materiale dell’agguato consumato a Vallelonga che, però, venne indicato dal genero della vittima in una persona diversa da Ierullo. L’agguato, dopo un appostamento tra i boschi, comunque fallì. E Lele Palermo, per questo, sembrò rassegnarsi al suo destino. Il 4 maggio del 2004, così, fu assassinato dal gruppo di fuoco organizzato dai Bonavota e da Andrea Mantella.

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