mercoledì,Giugno 16 2021

Il potere degli Anello, dei Mancuso e dei Grande Aracri nella deposizione di Santo Mirarchi

Nel processo Rinascita-Scott il collaboratore ha delineato gli assetti mafiosi a Roccelletta di Borgia con le estorsioni per i lavori della Statale 106, il Porto e la Cittadella di Catanzaro. Le “Province” di ‘ndrangheta di Cutro e del Vibonese

Il potere degli Anello, dei Mancuso e dei Grande Aracri nella deposizione di Santo Mirarchi

Sarebbe riuscito ad incassare denaro anche sui lavori della Statale 106, del Porto di Catanzaro e della Cittadella, il boss Rocco Anello di Filadelfia. Parola di Santo Mirarchi, 37 anni, collaboratore di giustizia di Roccelletta di Borgia ascoltato nel processo Rinascita-Scott. “Ho iniziato a delinquere da minorenne spacciando marijuana insieme a Massimiliano Falcone di Roccelletta per conto del clan Pilò. Sino al 2009 la ‘ndrangheta di Roccelletta di Borgia faceva riferimento a Rocco Anello di Filadelfia. Infatti per i lavori sulla Statale 106, Massimiliano Falcone riuscì a chiudere un’estorsione da 300mila euro recandosi insieme a me in località Fossa del Lupo per consegnare 50mila euro a Rocco Anello. Altri soldi Rocco Anello li ottenne dagli Arena di Isola Capo Rizzuto per i lavori della Cittadella ed il Porto di Catanzaro. Un’altra parte di soldi per tali lavori li prese pure il boss Nicolino Grande Aracri di Cutro”. [Continua dopo la pubblicità]

Rocco Anello

La nascita di un vero e proprio “locale” di ‘ndrangheta a Roccelletta di Borgia, ad avviso di Santo Mirarchi, avviene invece nel 2009 grazie a Nando Catarisano ed al benestare degli Arena di Isola Capo Rizzuto e dei cirotani. “Gli Arena si estendevano pure su Catanzaro e dopo la pace con Nicolino Grande Aracri sono riusciti ad estendersi per le estorsioni sino a Soverato. A distribuire il denaro alle altre famiglie di ‘ndrangheta per conto del clan Arena era Paolo Lentini. Noi catanzaresi, infatti – ha ricordato Mirarchi – dovevamo mandare i soldi a Isola Capo Rizzuto”.

LA PROVINCIA DI ‘NDRANGHETA DI CUTRO

In epoca successiva, invece, Nicolino Grande Aracri di Cutro, con il benestare dei Mancuso di Limbadi e dei De Stefano di Reggio Calabria, sarebbe riuscito a creare un’autonoma Provincia di ‘ndrangheta con sede a Cutro e che estendeva la sua influenza su tutta la città di Catanzaro, sulla Presila catanzarese, Sellia, Cropani, Steccato di Cutro, Soverato, sino a Lamezia almeno relativamente all’anno 2012. Ricordo – ha aggiunto Mirarchi – che Nicolino Grande Aracri aveva rapporti con i Pesce ed i Bellocco di Rosarno e nel progetto di autonomia della Provincia di Cutro lo stesso Grande Aracri sostituì la figura di San Michele Arcangelo quale protettore degli ‘ndranghetisti con la figura di San Francesco di Paola”. [Continua in basso]

LA PROVINCIA DI ‘NDRANGHETA DEI MANCUSO

Quindi il riferimento ai Mancuso di Limbadi che, ad avviso di Santo Mirarchi, avevano un’autonoma Provincia di ‘ndrangheta nel Vibonese. “So che il capo dei Mancuso – ha dichiarato Mirarchi – era Pantaleone e ricordo che gli stessi Mancuso avevano buoni rapporti con i Pizzata e gli Strangio di San Luca per il traffico di droga. Erano i Mancuso a rifornire in parte di stupefacenti la città di Catanzaro”. Infine i riferimenti alla situazione criminale di Roccelletta di Borgia, con i Catarisano subentrati ai Pilò dopo l’omicidio di Massimiliano Falcone.

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