‘Ndrangheta: operazione “Helvetia”, presunto boss di Fabrizia lascia il carcere

E’ stato condannato a novembre a 8 anni al termine di un'inchiesta degli allora pm della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri e Antonio De Bernardo

E’ stato condannato a novembre a 8 anni al termine di un'inchiesta degli allora pm della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri e Antonio De Bernardo

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La Corte d’Appello di Reggio Calabria, in accoglimento di un’istanza presentata dall’avvocato Giovanni Vecchio, ha disposto la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari per Raffaele Albanese, 74 anni, di Fabrizia, imputato nel procedimento denominato “Helvetia”. La vicenda giudiziaria in questione è andata a disarticolare una diramazione ‘ndranghetistica stanziata in Svizzera, posta alle dipendenze del “locale” di Fabrizia e del “Crimine” di Rosarno. Nello scorso mese di novembre, la stessa Corte d’Appello ha confermato la sentenza di condanna emessa in primo grado dal gup di Reggio Calabria, riconoscendo, tuttavia, una cospicua riduzione di pena all’imputato (8 anni a fronte dei 12 inflitti nel precedente grado di giudizio). 

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Le indagini sono state avviate nel gennaio 2012 dalla Dda di Reggio Calabria (pm Nicola Gratteri e Antonio De Bernardo) e hanno consentito di individuare, secondo gli investigatori, una serie di articolazioni estere della ‘ndrangheta, direttamente ricollegate al “locale” di Fabrizia (che sarebbe stato diretto da Antonio Primerano). Nello specifico, oltre alla cellula svizzera di cui si è interessato il procedimento “Helvetia”, sarebbe stata accertata l’esistenza di altre strutture omologhe nelle cittadine tedesche di Singen, Rielasingen, Ravensburg ed Engen. Del filone tedesco, in particolare, si era interessata l’operazione c.d. “Rheinbrucke” che ha visto, però, assolti tutti gli imputati dal Tribunale di Locri con sentenza nemmeno appellata dalla Procura distrettuale. 

Raffaele Albanese, che si trovava detenuto in carcere dal mese di agosto del 2014, attenderà, dunque, dagli arresti domiciliari che la Corte di Cassazione metta la parola fine alla vicenda processuale per cui è stato tratto a giudizio. Nello stesso procedimento, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha condannato nel novembre scorso anche Antonio Nesci, 69 anni, pure lui di Fabrizia. Per lui una condanna a 10 anni di reclusione (14 in primo grado).

Raffaele Albanese è accusato di aver fatto parte della ‘ndrangheta con la carica di “capo società” – avendo ricoperto anche quella di “mastro di buon ordine”- di un’articolazione svizzera della criminalità organizzata calabrese e, segnatamente, della società di Frauenfeld dipendente dalla “casa madre” del “locale di Fabrizia” a sua volta subordinato alla ‘ndrangheta di Rosarno e quindi al “Crimine” reggino.

A capo del locale di Frauenfeld ci sarebbe stato invece Antonio Nesci.