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Il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro spiega come Leone Soriano progettava attentati contro Giuseppe Accorinti e i carabinieri e come Emanuele Mancuso avesse offerto sostegno economico alla famiglia di Filandari 

La conferenza stampa di questa mattina
Cronaca

«Dove c’è uno spazio libero dal controllo delle forze criminali, c’è un tentativo da parte di chi rimane fuori da operazioni giudiziarie o guerre interne alla criminalità stessa, di riappropriarsi di quello spazio libero. In questo caso abbiamo assistito, dopo la scarcerazione di Leone Soriano, al suo tentativo violento, aggressivo, arrogante di riappropriarsi appunto di quel territorio addirittura ideando attentati nei confronti di altri esponenti della criminalità (Giuseppe Accorinti, boss di Zungri, ndr) e non arrendendosi ai controlli quotidiani che le forze di polizia svolgevano nei suoi confronti, anzi reagendo in maniera violenta e temibile ideando attentati addirittura ad una caserma dei carabinieri dell’area. Questo ha reso necessaria una risposta decisa dello Stato».

A riferirlo, in conferenza stampa e in relazione all’operazione “Nemea” che, nella giornata di oggi, ha portato all’esecuzione di un fermo di indiziato di delitto a carico tra 8 esponenti e fiancheggiatori del clan Soriano di Filandari, è il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giovanni Bombardieri

«Abbiamo affrettato i tempi - ha aggiunto Bombardieri - perché nell’ambito di un’indagine che già era in corso da tempo, abbiamo dovuto adottare dei provvedimenti urgenti prima che accadesse l’irreparabile. Ma è comunque un elemento che dà conferma del controllo che lo Stato esercita su questi territori». 

Il relazione al “contributo” all’azione criminale dei Soriano assicurato dal 28enne esponente della famiglia Mancuso, Emanuele, il procuratore ha affermato: «Abbiamo monitorato contatti tra i Soriano e un esponente dei Mancuso che sono risultati evidenti sia a livello di offerta di sostegno economico (dopo l’arresto di Giuseppe Soriano, ndr), sia con la partecipazione diretta in uno degli atti intimidatori nei confronti di un imprenditore svolto dai Soriano (la bomba lanciata contro l’abitazione di Antonino Castagna a Ionadi, ndr). Questo - ha spiegato - ci ha dato conto di una frequentazione che noi ci siamo limitati a censire e che è divenuta ed è tuttora oggetto di attività investigativa».

Per il comandante provinciale dei carabinieri Gianfilippo Magro si tratta di «Un’operazione importante e urgente per l’incolumità delle forze dell’ordine ma anche per liberare due porzioni della provincia, Filandari e Ionadi, da un gruppo violento e spregiudicato che in pochi mesi ha messo a ferro e fuoco questa parte di territorio con una violenza inaudita». 

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