domenica,Settembre 26 2021

Il presidente della Provincia di Vibo ed i legami “scomodi” con i cugini D’Amico arrestati

L’inchiesta della Dda guidata dal procuratore Gratteri delinea il sostegno per le elezioni provinciali del 2018. I voti fotografati, le intercettazioni che imbarazzano la politica locale, i legami di Giuseppe D’Amico con i Piscopisani ed i Mancuso e la nonna che avrebbe ospitato tre boss latitanti

Il presidente della Provincia di Vibo ed i legami “scomodi” con i cugini D’Amico arrestati
Nicola Gratteri
Il procuratore Nicola Gratteri

Dedica un intero capitolo ai rapporti dei fratelli Antonio e Giuseppe D’Amico, di 57 e 49 anni, con l’attuale presidente della Provincia di Vibo Valentia Salvatore Solano, l’inchiesta Petrol Mafie (chiamata anche “Rinascita-Scott 2”) della Dda di Catanzaro. Antonio e Giuseppe D’Amico, entrambi di Piscopio e titolari della Dmt Petroli e poi della D.R. Service srl, sono stati arrestati con l’accusa di associazione mafiosa – clan Mancuso – e per altri reati. Giuseppe D’Amico, in particolare, viene ritenuto formalmente affiliato alla ‘ndrangheta con la dote della Santa, prima con il clan dei Piscopisani e poi quale “uomo di fiducia della cosca Mancuso ed in particolare di Luigi Mancuso”. Le attività dei D’Amico, ad avviso della Dda di Catanzaro (inchiesta dei pm Andrea Mancuso, Annamaria Frustaci, Antonio De Bernardo e del procuratore Nicola Gratteri), sarebbero state finanziate anche con il denaro proveniente da diverse consorterie di ‘ndrangheta come i Piscopisani, i Mancuso di Limbadi, i Piromalli di Gioia Tauro, gli Alvaro di Sinopoli. Giuseppe D’Amico è anche il genero di Francesco D’Angelo, detto “Ciccio Ammaculata”, anche lui indagato ed indicato quale capo indiscusso del vecchio locale di ‘ndrangheta di Piscopio e poi divenuto di recente “uomo di fiducia di Luigi Mancuso”. [Continua in basso]

I fratelli D’Amico sono primi cugini dell’attuale presidente della Provincia di Vibo Valentia, Salvatore Solano (che non risulta indagato). Gli indagati, in particolare – scrive la Dda nel provvedimento di fermo – ostentavano la propria vicinanza a Solano Salvatore, sindaco di Stefanaconi, eletto presidente della Provincia di Vibo Valentia il 31 ottobre 2018. Vicinanza derivante dal rapporto di parentela che lega i D’Amico a Solano, loro primo cugino. Effettivamente la sussistenza di tale relazione di conoscenza e frequentazione era suffragata dall’attività investigativa, atteso che Solano risultava avere frequenti contatti telefonici con i fratelli D’Amico, con cui si incontrava anche in svariate occasioni”.

Il presidente della Provincia Salvatore Solano

Il sostegno per la campagna elettorale di Solano

Tale relazione, ad avviso dei magistrati antimafia, comprendeva, tra l’altro, l’attivo endorsement fornito da Giuseppe D’Amico in occasione delle elezioni a presidente della Provincia dell’autunno 2018; quindi l’invito ad aderire alla massoneria e poi la trattazione di tematiche afferenti le dinamiche criminali del territorio”.

Il 31 ottobre 2018 si è votato per rinnovare il Consiglio provinciale ed eleggere il presidente della Provincia. Elezione che spetta ai sindaci ed ai consiglieri dei Comuni della provincia. Il voto è ponderato, in ragione della popolazione complessiva della fascia demografica del comune (più popoloso è il centro, maggior peso ha il singolo voto). Trattando dei rapporti intercorrenti tra Giuseppe D’Amico e Salvatore Solano – evidenzia la Dda di Catanzaro – si ritiene significativo riferire quanto carpito in ordine al supporto elettorale garantito dal primo al secondo, proprio in occasione delle menzionate consultazioni elettorali. Supporto elettorale che portava D’Amico a procacciare voti per Solano presso gli elettori dei Comuni di Vibo Valentia, Capistrano, Filandari, Francica, San Nicola da Crissa e Tropea”. [Continua in basso]

Il 4 ottobre 2018 ecco così Giuseppe D’Amico chiamare l’allora vicesindaco di Francica Antonio Mondella chiedendo voti per il cugino Salvatore Solano, sindaco di Stefanaconi, e candidato alla presidenza della Provincia. La Dda di Catanzaro non dimentica di annotare che Antonio Mondella, insieme al fratello Francescantonio, era già emerso nell’inchiesta Ulisse della Dda di Milano”. Entrambi sono stati però prosciolti.

Francescantonio Tedesco
Franco Tedesco

Poco dopo Giuseppe D’Amico chiamava l’architetto Francescantonio Tedesco, all’epoca consigliere comunale di Vibo Valentia, informandolo del fatto che il candidato alla Provincia è mio cugino…di sangue… Salvatore Solano, specificando che aveva bisogno del supporto elettorale dell’interlocutore (eh ma sì … ma senza di te che auguri a lui… auguri al cazzo… che facciamo coglioneggiamo?). Tedesco rassicurava Giuseppe D’Amico dicendogli: “Auguri a lui, tranquillo… sì sì là siamo noi tutti là”. Francescantonio Tedesco è stato arrestato nel luglio scorso nell’inchiesta “Imponimento” per il reato di associazione mafiosa (clan Anello di Filadelfia) e per aver partecipato alle strategie elettorali del clan Anello al fine di procacciare voti in favore dell’allora candidato al Senato Giuseppe Mangialavori, di Forza Italia, nelle politiche del 2018. Francescantonio Tedesco è tuttora detenuto. In una successiva telefonata, Giuseppe D’Amico ha quindi informato il cugino Salvatore Solano di aver richiesto sia il sostegno elettorale di Franco Tedesco che quello a Francica di Mondella.

Sempre il 4 ottobre 2018, Giuseppe D’Amico veniva chiamato dall’allora consigliere comunale di Filandari Francesco Damiano Muzzopappa. D’Amico informava l’interlocutore: “oh Fra’, sai perchè ti disturbavo? Il sindaco di Stefanaconi che è presentato a presidente della Provincia è mio cugino, cioè la sua mamma e mio papà, fratello e sorella”.Quindi, D’Amico proponeva a Muzzopappa di incontrarsi personalmente per parlare della cosa, specificando: “Sappi che io te lo metto nelle tue mani, è un bambino che ti posso dire dolce… lo devi portare avanti. Francesco Damiano Muzzopappa, ad avviso della Dda, costituirebbe anche il tramite di Giuseppe D’Amico per entrare nella massoneria”.

Il 15 ottobre 2018, quindi, Giuseppe D’Amico veniva chiamato da Salvatore Solano “per una fornitura di gas” e durante la conversazione il sindaco di Stefanaconi avrebbe esortato il cugino a dare il proprio contributo per l’elezione a presidente della Provincia. [Continua in basso]

Proseguendo, i due commentavano le varie alleanze politiche sulle quali Solano poteva fare affidamento e Solano chiedeva a D’Amico di fare quanto possibile per avvicinare Pasquale Fera, imprenditore, in contatto – rimarca la Dda – con i D’Amico, consigliere comunale di San Nicola da Crissa, in precedenza già sindaco di quello stesso Comune e già vicepresidente della Provincia di Vibo”.
Attraverso altre telefonate intercettate, gli investigatori scoprono poi che Giuseppe D’Amico riferiva a Solano di essersi “accaparrato” il sostegno elettorale di: Pasquale Fera, del sindaco di Capistrano Marco Martino, dell’allora vicesindaco di Filandari Muzzopappa, di Giovanni Macrì sindaco di Tropea, di “Valia Carmela, all’epoca consigliere comunale di Vibo Valentia, cognata – sottolinea la Dda di Catanzaro – di Pietro Giamborino. Proprio con quest’ultimo, lo stesso D’Amico avrebbe poi dovuto tornare in argomento come richiesto anche da Solano”.

Marco Martino

Il voto del sindaco di Capistrano e l’invio della foto a Solano

Numerosi sono i contatti fra i due cugini – Giuseppe D’Amico e Salvatore Solano – in vista delle elezioni provinciali ed anche nello stesso giorno del voto. La Dda di Catanzaro evidenzia, fra l’altro, alcuni particolari degni di nota e che la dicono lunga sul rispetto della segretezza del voto.

Si apprendeva che D’Amico – che reiteratamente raccomandava al cugino di mantenere un atteggiamento di discrezione – aveva chiesto la prova fotografica del voto espresso. Prova fotografica che del resto Solano aveva ricevuto anche da Marco Martino – sottolineano i magistrati antimafia – , sindaco di Capistrano (Solano: Capistrano ci ha votato … Marco mi ha mandato la fotoil sindaco). Il sindaco di Capistrano, Marco Martino, non risulta indagato.

I voti dei D’Amico e l’elezione a presidente della Provincia

Nel corso delle intercettazioni veniva confermato anche il supporto degli elettori di Maierato, sul quale D’Amico si era a sua volta evidentemente preventivamente informato (D’Amico Giuseppe: Maierato ti dovrebbe votare qua; Solano Salvatore: sì, Maierato tutto). Nel corso di tutta la telefonata – rimarca la Dda – era tangibile il vivo interessamento di D’Amico, che si esprimeva sovente alla prima persona plurale (“vinciamo”; “ci vota”; voti che “dobbiamo prendere”). Interessante era anche, per il tono e l’enfasi dell’indagato, il passaggio in cui D’Amico Giuseppe chiedeva al cugino una previsione sull’esito finale del voto, specificando che l’importante era garantirsi la carica presidenziale, atteso che “poi le altre cose le aggiustiamo”.

La sera di quello stesso 31 ottobre 2018 risultava chiaro che Solano Salvatore aveva vinto le elezioni: era lui – spiega la Dda – il nuovo presidente della Provincia di Vibo Valentia”.

Pantaleone Mancuso

Il pranzo a Sant’Onofrio, i legami dei presenti ed i lavori alla Provincia

Nella ricostruzione della Procura antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri trova però spazio anche un altro avvenimento importante: un pranzo in un locale di Sant’Onofrio fra il presidente della Provincia Salvatore Solano, il cugino Giuseppe D’Amico e Isaia Angelo Capria di Nicotera, dipendente della Provincia di Vibo. E’ l’11 dicembre 2018 e nel corso dell’incontro, che si protraeva per circa due ore, venivano affrontati – sottolinea la Dda – diversi argomenti di palese interesse investigativo: parlando della famiglia Capria, quest’ultimo faceva riferimento ad un suo nipote – con il quale lo stesso D’Amico aveva recentemente interloquito – che si era sposato la figlia di Luni”. Per gli investigatori si tratta di un nipote di Isaia Capria che il 6 ottobre ha sposato Desiree Mancuso, figlia del boss Pantaleone Mancuso, alias “l’Ingegnere”, e sorella dell’attuale collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso.

Nel corso del pranzo, gli investigatori carpivano anche un interessante riferimento al cantiere per la realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia dove l’impresa aggiudicataria nella primavera del 2019 ha avviato un rapporto di collaborazione con la D.R. Service dei D’Amico. Per altra pratica, a detta di D’Amico “arenatasi” alla Provincia, lo stesso sollecitava quindi un intervento presso la dirigente del Servizio Ambiente della Provincia, con Salvatore Solano che “invitava l’indagato a consegnargli personalmente l’incartamento rimproverandolo per non averlo già fatto”.  Si trattava di un’istanza avanzata da D’Amico per “ampliare la tipologia di rifiuti conferibili tramite la sua azienda, i cosiddetti codici Cer. La Dr Service aveva infatti anche un ramo d’azienda relativo alla raccolta, trasporto, stoccaggio e conferimento ad impianti finali di rifiuti”. In seguito Giuseppe D’Amico informava il cugino che nell’immediato futuro la sua azienda si sarebbe occupata di forniture di bitume, “proponendosi per delle forniture in favore della Provincia. Dal canto suo – si legge negli atti dell’inchiesta – Solano si mostrava interessato”.

Molti altri argomenti trattati nel corso del pranzo, ad avviso degli inquirenti, vertono su “aneddoti chiaramente relativi all’appartenenza alla cosca” di Giuseppe D’Amico, con incontri che lo stesso D’Amico avrebbe avuto con Luigi Mancuso e poi con Gaetano Molino (imputato in Rinascita-Scott, marito di Silvana Mancuso, figlia di Giovanni Mancuso, ed anche lei arrestata).

Luigi Mancuso

La nonna di Solano e D’Amico e l’ospitalità ai latitanti

Poco dopo, i due cugini, D’Amico e Solano, “riferivano – annotano i pm della Dda di Catanzaro – alcuni aneddoti riguardanti la propria famiglia”. In prima battuta, “Solano riferiva di una lite in cui era rimasto coinvolto il padre, conclusasi col pestaggio della controparte”. Proseguendo, i due riferivano della loro nonna comune, Lo Schiavo Rosa, a proposito della quale Solano affermava:C’era mia nonna che era la mamma di suo padre… di mia madre… e via dicendo, era come una capo mafia… nel senso lei doveva sapere tutto, lei era paciere”. A ruota, D’Amico Giuseppe – sottolinea la Dda – raccontava che la stessa donna aveva ospitato, durante un periodo di latitanza, Mancuso Luigi, D’Angelo Francesco e Cracolici Raffaele (alias “Lele Palermo”), senza sapere che “erano tre diavoli.
Luigi Mancuso è attualmente in carcere quale principale indagato di Rinascita-Scott, Francesco D’Angelo (“Ciccio Ammaculata”) è indagato nell’inchiesta odierna, mentre Raffaele Cracolici, boss dell’omonimo clan di Maierato, è stato ucciso a Pizzo nel maggio 2004. Da sottolineare che Antonio D’Amico – fratello di Giuseppe –, secondo il collaboratore di giustizia Andrea Mantella, sarebbe in rapporti di comparaggio con Domenico Cugliari, ritenuto esponente apicale del clan di Sant’Onofrio.

La massoneria e la mancata adesione di Solano

La conversazione proseguiva ed i commensali passavano a parlare, fra l’altro, dell’opportunità – spiega sempre la Dda – per Salvatore Solano di aderire alla massoneria. Sia D’Amico Giuseppe che Solano Salvatore erano entrati nell’orbita di una loggia massonica lametina, tramite l’avvocato Muzzopappa Francesco Damiano”. Alla fine, però, Solano avrebbe declinato l’invito ad aderire alla massoneria, pur essendo il cugino D’Amico e Capria favorevoli ad un suo ingresso. Isaia Capria spiegava quindi di essere cugino di Micuccio Macrì di Nicotera, sotto processo a Vibo per l’inchiesta Decollo money in ordine al riciclaggio del denaro del narcotrafficante Vincenzo Barbieri in una banca di San Marino. Lo stesso Micuccio Macrì facente parte del Grande Oriente d’Italia ed allontanato dalla massoneria dopo il coinvolgimento nell’inchiesta antimafia “Decollo money”.

E le “sorprese” non finiscono qui.

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