Rifiuti per 600 tonnellate stoccati illegalmente a Serra, sequestro convalidato

Il gip del Tribunale di Vibo ha accolto la richiesta della Procura che ha dato seguito ad un’indagine dei carabinieri, aliquota ambiente della polizia giudiziaria, e del comando stazione carabinieri forestali

Il gip del Tribunale di Vibo ha accolto la richiesta della Procura che ha dato seguito ad un’indagine dei carabinieri, aliquota ambiente della polizia giudiziaria, e del comando stazione carabinieri forestali

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Convalidato dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Graziamaria Monaco, il sequestro disposto dalla polizia giudiziaria il 9 marzo scorso di 600 tonnellate di rifiuti speciali in un’azienda agricola, “La Foresta srl”, proprietaria di un impianto a biomasse alimentato da ceppi di legno verde per la produzione di energia elettrica. Restano sotto sequestro anche quattro fusti in ferro, della capacità di 200 litri ciascuno, contenenti oli esausti, un cumulo di rifiuti sparsi alla rinfusa con sabbia, segatura e scarti derivanti dalla lavorazione del legno in quantità superiore al limite quantitativo stabilito dalla legge, 13 contenitori contenenti polisterolo, due cassoni in legno e 6 big bag contenenti ceneri derivanti dal processo di combustione del cippato di legno nella centrale di cogenerazione alimentata a cippato di legna vergine, un cumulo di lastre verosimilmente di eternit. Per il giudice ci si trova dinanzi ad una discarica di rifiuti in assenza della prescritta autorizzazione, necessaria per lo smaltimento di rifiuti qualificati come pericolosi. Secondo il gip, Graziamaria Monaco, la libera disponibilità dei beni potrebbe aggravare o protrarre le conseguenze dei reati contestati poiché l’ulteriore utilizzo aggraverebbe il danno ambientale. Da qui le ragioni per convalidare il sequestro effettuato in via d’urgenza dalla polizia giudiziaria – aliquota carabinieri sezione Ambiente della Procura e comando Stazione carabinieri forestali di Serra San Bruno – nell’impianto di biomassa (il piazzale dell’azienda si estende su circa mille metri quadri) dove sarebbe stata violata la normativa che regola lo smaltimento di rifiuti, esponendo così a rischio la salute umana e l’ambiente. 

Estendendo i controlli, i carabinieri si sono inoltre imbattuti in tre scarichi abusivi di acque reflue industriali che andavano a finire nel torrente Notaro, affluente del fiume Ancinale. Due scarichi provenivano dalla centrale a biomasse, uno dalla segheria. L’operazione che ha portato al sequestro (pm Benedetta Callea) rientra in una serie di controlli del territorio voluti a tappetto dal procuratore della Repubblica, Bruno Giordano, particolarmente sensibile alle tematiche ambientali ed ai reati consumati ai danni dell’ambiente.