Commozione, tristezza, costernazione, ma anche desiderio di riunirsi in preghiera per chiedere a Dio di intercedere per la loro salvezza e per dare forza e sostegno ai familiari. Accomunati nella fede e nella speranza in Cristo Gesù. Questo il clima che ha contrassegnato la celebrazione eucaristica in suffragio di Ema, Izidor e Petra, i componenti della famiglia slovena sterminati dalle conseguenze dell'esplosione avvenuta il 25 agosto nel B&B Villa Mary, alla periferia di Mileto. Una tragedia immane, che ha scosso le coscienze di due intere comunità, quella della cittadina normanna e quella di A Ravne na Koroškem, il comune di provenienza delle tre innocenti vittime. La santa messa è stata celebrata nella basilica cattedrale. Tra i presenti, i proprietari del B&B Villa Mary, anch'essi da giorni uniti in preghiera e nel dolore. A presiederla, il parroco “in solidum” della chiesa madre della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, don Giuseppe Pititto. Ad arricchirla di un duplice significato, il battesimo impartito al piccolo Francesco, testimonianza dell'alternarsi tra la vita e la morte «e di un'eternità che solo Dio può darci. E allora - ha sottolineato nella sua omelia il sacerdote - come comunità rimaniamo uniti nella preghiera nei confronti di questa creatura che sta per essere presentata a Dio, ma anche per questa cara famiglia che ha cessato di vivere in maniera drammatica qui in terra. Avendo però ricevuto quel germe di vita che è il battesimo, Ema, Izidor e Petra si trovano già alla presenza di Dio per l'eternità. La vita del mondo per loro si è conclusa, la vita eterna in Dio non si è spenta e non si spegnerà mai. Grazie anche al cammino nella Chiesa che loro hanno vissuto nella loro parrocchia, lontani dall'Italia, e che anche noi dovremmo vivere».

I tre componenti della famiglia Yamnik Cobolt erano rimasti gravemente ustionati nell'esplosione e nel conseguente incendio verificatosi a Mileto e, dopo le prime cure all'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia, erano stati trasferiti in altri ospedali specializzati del sud Italia. Il primo a morire era stato il marito 46enne Izidor, il 27 agosto, mentre si trovava ricoverato al Centro grandi ustionati di Palermo. Sei giorni dopo a esalare l'ultimo respiro era stata la moglie 44enne Petra, ricoperta nell'ospedale di Catania. La mattina successiva, il 2 settembre, presso il Centro grandi ustionati di Bari si era spesa anche piccola Ema, la figlia di appena 10 anni. I tre erano giunti in Calabria per trascorrere in serenità alcuni giorni di vacanza. Non avevano fatto però i conti con il crudele destino che li ha strappati a questa terra.

La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha avviato le indagini per ricostruire la dinamica dell'accaduto e accertare le cause della fuoriuscita di gas e del successivo innesco. Al riguardo, a partire dal prossimo 9 settembre, ha disposto le autopsie sui corpi delle povere vittime.La santa messa di suffragio nella basilica cattedrale di Mileto si è conclusa con ultimo pensiero rivolto da don Pititto a Ema, Izidor e Petra, «affinché il Signore accolga le loro anime in cielo e tra le sue braccia amorevoli». Ad arricchire di ulteriori contenuti la celebrazione eucaristica, il fatto che le offerte elargite dai fedeli in questa e in altre occasioni, per tutto il corso della giornata, saranno inviati alla Caritas parrocchiale della Slovenia per aiutare i familiari delle vittime nel trasporto delle salme e nelle altre spese legate al tragico incidente. Questa sera alle 21, intanto, la comunità di Mileto li ricorderà ancora una volta con una fiaccolata silenziosa che partirà da piazza Badia. Un ulteriore momento di comunione tra la Chiesa locale e quella che vive nella comunità di Kotlje, in Slovenia, parrocchia natale di Ema Izidor e Petra.