Risale allo scorso 10 febbraio 2026 l’ordinanza di non potabilità dell’acqua redatta dai commissari alla guida di Tropea. A quasi due mesi di distanza, nessuna novità è stata comunicata ai cittadini. In merito a questa situazione di incertezza, ha preso la parola l’associazione Parte attiva di Tropea, rappresentata da Caterina Forelli, Michele Pansa e Serafino Pantano.

«Alla data odierna, 31 marzo 2026, nessuna ordinanza di revoca è stata pubblicata. Lo stato di incertezza, dovuto alla mancanza totale di informazioni circa lo stato delle cose, oltre a generare paura per la salute di tutti noi cittadini, soprattutto per le fasce più deboli, come bambini, anziani e malati – scrive il sodalizio - appare ancora più ingiusta considerando l’incapacità delle Istituzioni di trattare con trasparenza una situazione che riguarda la vita della comunità».

Parte attiva, nella lettera inviata alla Prefettura di Vibo, all’Asp e al Comune chiede: «Cosa dovremmo fare? Forse chi ha emanato questa ordinanza spera che il tempo possa farci dimenticare che dovremmo, dopo oltre un mese e mezzo, continuare a comprare l’acqua imbottigliata da utilizzare per farci la doccia, per lavare gli alimenti… Non chiediamo che tutto possa essere risolto con la bacchetta magica. Pretendiamo però il diritto di conoscere quali possano essere gli effetti dell’utilizzo di acqua non potabile per periodi così lunghi, di capire come mai il problema si ripresenta spesso, vorremmo sapere se la rete idrica e quella fognaria sono in grado di tenere separate le acque bianche da quelle reflue».

Per l’associazione, «cercare di conoscere il problema alla radice si traduce nella possibilità di poterlo risolvere, adottando le giuste procedure, e comunque, anche se non è possibile intervenire tempestivamente, è importante programmare e non intervenire continuamente sull’urgenza». Da qui la richiesta di «un incontro urgente affinché la comunità tropeana abbia le giuste considerazioni e informazioni».