Il sostituto procuratore generale Gabriela Sforza ha invocato tre condanne nell’ambito del processo d’appello bis sulle presunte pressioni rivolte dai familiari al collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso per costringerlo a interrompere il percorso di collaborazione appena iniziato nel 2018. Dopo la sentenza di annullamento con rinvio da parte della Cassazione oggi il pg ha invocato una condanna a 5 anni e 2 mesi di reclusione e 3.200 euro di multa per la detenzione di armi aggravate dal metodo mafioso nei confronti di Salvatore Giuseppe Mancuso, fratello del collaboratore.
Due anni sono stati invocati nei confronti di Pantaleone Mancuso, detto l’ingegnere, e Giovanna Del Vecchio, padre e madre del collaboratore, accusati di violenza privata aggravata dal metodo mafioso per aver organizzato le pressioni nei confronti dell’allora 30enne Emanuele Mancuso, all’epoca detenuto, attraverso una serie di atti volti a farlo desistere dalla collaborazione, anche attraverso la minaccia di ostacolarlo nell’incontrare la figlia neonata.
Al termine della requisitoria il collegio difensivo, composto dagli avvocati Francesco Sabatino, Francesco Capria e Giosue Bruno Naso, ha discusso mettendo in evidenza i punti salienti della sentenza di Cassazione che in precedenza aveva rilevato la mancata individuazione di condotte di violenza o minaccia ai danni del collaboratore. La Corte d’Appello (presidente Giglio a latere Fontanazza e Di Girolamo) si ritirerà in camera di consiglio il prossimo 30 ottobre per la sentenza.