La convocazione della Conferenza dei sindaci e la disponibilità di 1,2 milioni di euro per realizzare un canile sanitario provinciale nel Vibonese rappresentano un primo passo importante. Ma per l’associazione Argo il progetto deve partire su basi diverse da quelle finora prospettate: un’area molto più grande dei circa mille metri quadrati indicati nella documentazione e, soprattutto, il coinvolgimento diretto delle associazioni che ogni giorno operano sul fronte del randagismo.

È questa la posizione espressa dall’associazione alla vigilia della riunione dei primi cittadini vibonesi, convocata per lunedì 17 agosto dal presidente della Conferenza e sindaco di Mileto Salvatore Fortunato Giordano. Il vertice dovrà pronunciarsi sulla possibilità che uno dei Comuni della provincia metta a disposizione il sito necessario per non perdere le risorse regionali. La documentazione sottoposta ai sindaci prevede una struttura capace di accogliere almeno cento cani e individua un fabbisogno complessivo di circa mille metri quadrati, dei quali almeno 600 destinati agli animali e circa 100 agli spazi ambulatoriali.

«Senza il prefetto difficile avere tutti i 50 Comuni»

Argo accoglie «con grande entusiasmo» l’accelerazione impressa dopo il tavolo dell’11 agosto alla Cittadella regionale, promosso dall’assessore regionale al Welfare e Benessere animale Pasqualina Straface, dal quale è partito il Piano straordinario contro il randagismo. In quella sede la Regione ha attribuito un ruolo esplicito anche al volontariato e alle associazioni di protezione animale, invitando le Asp a valutarne il coinvolgimento attraverso apposite convenzioni.

«È già stata convocata la Conferenza dei Sindaci e questo rappresenta sicuramente un primo passo importante», osserva l’associazione, che manifesta però un primo timore sulla partecipazione dei Comuni: «Senza l’intercessione del Prefetto, temiamo che sarà difficile ottenere la partecipazione di tutti e 50 i Comuni. Lo diciamo perché, purtroppo, quando si parla di randagismo spesso assistiamo ad assenze, oppure a riunioni dalle quali qualcuno si allontana proprio nel momento in cui si entra nel vivo delle questioni».

Alla seduta sono stati invitati, oltre ai sindaci e ai vertici dell’Asp, anche il prefetto di Vibo Valentia Anna Aurora Colosimo e altri rappresentanti istituzionali. La riunione è fissata nella sala consiliare del Comune di Vibo Valentia.

Argo: «Mille metri quadrati non bastano»

Il punto sul quale Argo concentra maggiormente l’attenzione riguarda però le dimensioni del futuro canile sanitario. Secondo l’associazione, ragionare su un appezzamento di circa mille metri quadrati rischierebbe di portare alla costruzione di una struttura insufficiente già in partenza.

«La realizzazione di un vero canile/gattile sanitario, funzionale e adeguato alle esigenze del territorio, richiede spazi ben più ampi», sostiene Argo. Per una struttura destinata ad accogliere circa cento animali, infatti, non andrebbero considerati soltanto i box: servirebbero aree di sgambamento, ambulatorio veterinario, sala chirurgica, uffici, magazzini, locali di servizio e tutti gli spazi necessari a una gestione corretta degli animali.

Da qui la proposta: «Riteniamo necessario ragionare su una superficie di almeno 5.000 metri quadrati, e non su un semplice appezzamento di mille metri quadrati». Secondo l’associazione, infatti, gli spazi ipotizzati nei documenti potrebbero risultare appena sufficienti per le aree strettamente destinate ai box, senza consentire una vera organizzazione complessiva del presidio.

Argo riferisce inoltre che la ricerca di possibili siti sarebbe già partita dal basso: «Da giorni, insieme ad alcuni sindaci, assessori, dirigenti, volontari e alla ex consigliera Paola Cataudella ci stiamo muovendo concretamente e ci siamo attivati nella ricerca di terreni che possano essere realmente idonei allo scopo».

«Le associazioni non possono essere lasciate fuori»

C’è poi la questione che per Argo rischia di diventare centrale nelle prossime settimane: chi dovrà partecipare alla progettazione e alle successive scelte operative.

«Si parla di randagismo, di strutture, di organizzazione e di programmazione, ma ancora una volta sembrano rimanere fuori le associazioni», denuncia il sodalizio. Un rilievo che Argo lega proprio alle indicazioni arrivate dalla Regione: nel Piano presentato l’11 agosto, infatti, il mondo del volontariato viene indicato tra i soggetti chiamati a collaborare con istituzioni, Comuni e Aziende sanitarie.

«Questo non può rimanere soltanto un principio enunciato: deve diventare collaborazione concreta nella progettazione, nella gestione e nelle scelte operative», sottolinea Argo, precisando che la richiesta non nasce dalla volontà di sostituirsi alle istituzioni. L’obiettivo, sostiene l’associazione, è piuttosto quello di mettere a disposizione l’esperienza maturata quotidianamente sul campo, prima che le scelte progettuali diventino definitive.

«In una progettazione complessa possono sfuggire dettagli, esigenze operative e problematiche che, se individuate troppo tardi, rischiano di diventare difficili e costose da correggere. E non possiamo permetterci di realizzare oggi una struttura che domani richieda modifiche, cambiamenti, ricambi o nuovi investimenti perché qualcuno non è stato ascoltato prima. Ci abbiamo messo 30 anni ad arrivare qui».

Da qui l’appello finale: «Il randagismo non si risolve con una struttura costruita sulla carta. Si risolve progettando una struttura insieme a chi dovrà viverla, gestirla e farla funzionare». La richiesta alla Regione, all’Asp e ai sindaci vibonesi è quindi di trasformare il principio della collaborazione in un metodo operativo «reale, concreto e fin dall’inizio», con l’obiettivo di dare al territorio «una risposta seria, moderna e definitiva al problema del randagismo».