È il giorno della mobilitazione del settore del commercio a Vibo Valentia. A decine, alla spicciolata, i negozianti vibonesi sono confluiti verso lo svincolo di Sant’Onofrio fin dalle prime ore del mattino. Già nella serata di ieri c’era stata una prova generale e in molti, con le proprie auto e senza cortei organizzati, avevano raggiunto l’uscita dell’A2 schierandosi a fianco dei trasportatori che da giorni la presidiano.

Stamane, le saracinesche sono rimaste abbassate e la protesta ha raggiunto il suo culmine intorno alle 10 quando più di un centinaio di persone ha fisicamente occupato la strada nei pressi dello svincolo, fermando ad uno ad uno, anche solo per pochi secondi, i mezzi in transito.

Le considerazioni più diffuse nei commenti sono quelle che mirano al cuore della questione. «Non solo gli agricoltori, gli autotrasportatori e i commercianti dovrebbero scendere in strada - spiega Antonio Santamaria, dell’associazione Vetrine vibonesi - la mobilitazione dovrebbe riguardare tutti, perché nessun lavoratore oggi è nelle condizioni di arrivare alla fine del mese».

«Bisogna alzare la testa, dobbiamo riprendere in mano la nostra terra, perché oggi è come se fossimo sotto dittatura – dice Angela Bonaventura, negoziante d’abbigliamento –. Facciamo capire alla gente che siamo in un momento particolarissimo. Io personalmente sto pensando di chiudere il negozio. Ci dev’essere il risveglio delle persone perché in tanti sono ancora nel sonno. Se il popolo si tira su “non ‘ndavi pe nuju”».

Le dà man forte la collega Elisa Santaguida: «Tutte le famiglie sono messe male: il caro-libri, le visite mediche a pagamento, i problemi di salute che ti costringono ad andare fuori regione per curarti. Siamo messi davvero male».

«Il Governo si svegli, metta una mano sul cuore e sulla coscienza - afferma Nunzia, mamma di bambina con problemi di salute e moglie di un autista -. Il caro-carburante non mi permette quasi più di muovermi per le cure di mia figlia, nonostante io abbia un lavoro e non chieda niente a nessuno».

«Stiamo protestando per il popolo intero, per tutta la popolazione: il caro-gasolio tocca tutti e ce ne accorgeremo tra due mesi sul prezzo dei prodotti quando saremo costretti ad alzare il costo dei trasporti» tuona Vincenzo Andreacchi, capo autista della ditta De Renzo e noto sui social come “l’avvocato”. «Invitiamo tutti a partecipare e a manifestare insieme a noi - incalza -. Se il popolo non si unisce ci sarà una censura totale di quello che sta succedendo».

E proprio sulla partecipazione popolare e della categoria dei commercianti mette l’accento Maria Paola Ciconte. «Ci aspettavamo un’adesione maggiore da parte dei colleghi - spiega -. Ce ne sono abbastanza ma volevamo un input maggiore anche dalle associazioni di categoria. È vero, c’è stata solidarietà ma ci aspettavamo di più, perché una manifestazione come questa riguarda tutti e coinvolge tutti».

Alla protesta, pacifica ma rumorosa, si sono uniti anche i motociclisti del Motoclub di Vibo. In mattinata anche una delegazione dell’Amministrazione comunale di Vibo, con il sindaco Enzo Romeo, ha raggiunto i manifestanti. Prima di lui era arrivata l’assessore al Commercio Ketty De Luca. Al presidio, anche il sindaco di Pizzo, Sergio Pititto.

«L’economia in Calabria non è solo quella che corre sulle strade ma anche quella che riguarda le piccole attività produttive e il commercio in particolare - ha affermato l’assessore De Luca -. Oggi però il carovita investe anche e soprattutto le famiglie: bisogna prendere atto della situazione e intervenire in maniera decisa. La tela ormai è strappata, non dobbiamo arrivare al buco perché se così fosse molte famiglie resterebbero in strada».

Al presidio fa capolino anche il sindacato, in particolare la Filcams Cgil, sigla di categoria del settore. Il segretario regionale Giuseppe Valentino evidenzia il rischio di «una guerra tra poveri. Anche molti dipendenti dei supermercati oggi hanno paura per il proprio posto di lavoro, perché gli scaffali restano vuoti. Si va verso una povertà diffusa che rischia di investire tutte le categorie. Noi siamo qua, per dire “non molliamo, siamo dalla stessa parte”».