Numerosi cittadini del Vibonese hanno raggiunto lo svincolo dell’A2 per chiedere interventi contro il rincaro dei carburanti: «Vogliamo poter vivere in Calabria», il grido dei manifestanti che chiedono risposte per tutelare il lavoro, le imprese e il futuro delle nuove generazioni
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Circa mille persone si sono radunate ieri nei pressi dello svincolo autostradale di Vazzano per manifestare contro il caro carburante e chiedere risposte alle istituzioni. Un presidio tra i più partecipati nell’ambito della protesta che nelle ultime settimane ha attraversato la Calabria, coinvolgendo autotrasportatori, agricoltori e cittadini alle prese con l’aumento dei costi e le difficoltà di mandare avanti attività e famiglie.
«Vogliamo vivere, non sopravvivere», «Non tutti hanno bisogno di distruggere per farsi notare». Sono alcune delle scritte riportate sugli striscioni esposti dai manifestanti. Messaggi che hanno accompagnato gli interventi al megafono e riassunto le preoccupazioni di quanti, dalle Preserre alle Serre vibonesi, hanno scelto di raggiungere il punto di ritrovo per sostenere la mobilitazione.
Il presidio, organizzato da Rosario e Bruno Nadile e da Bruno Vallelunga, è rimasto attivo fino alla serata di ieri, quando è stato sciolto. Le forze dell’ordine hanno vigilato sul raduno, che si è svolto pacificamente e senza interrompere la circolazione lungo un’arteria provinciale particolarmente trafficata. Nonostante la partecipazione numerosa, i mezzi hanno potuto continuare a transitare regolarmente.
La solidarietà agli autotrasportatori
Tra gli interventi, quello di Rocco La Rizza, del Comitato per difesa dell’ospedale San Bruno, che ha raggiunto il presidio portando la grande croce di legno, simbolo delle battaglie per la sanità del territorio: «Siamo qui per ringraziare questi uomini che ormai da una settimana protestano anche per noi», ha detto.
«Vogliamo lavorare onestamente in Calabria»
La richiesta di sostegno è tornata anche nelle parole di un altro manifestante, che ha espresso la preoccupazione di chi vuole continuare a vivere e lavorare nella propria terra. «Noi vogliamo vivere in Calabria. Vogliamo lavorare onestamente, perché così abbiamo fatto fino adesso», ha concluso.




