L’associazione deposita in Prefettura 43 pagine di osservazioni: contestati gli scenari d’incidente, le distanze di danno, il calcolo della popolazione esposta e l’assenza di un Piano di area che consideri anche il vicino deposito Eni
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«Un Piano di emergenza esterna “da cestinare” perché lacunoso, incompleto e incapace di rappresentare in modo realistico i rischi per Vibo Marina». È durissimo il giudizio di Italia Nostra sul P.E.E. 2026 predisposto per lo stabilimento della Meridionale Petroli srl. La sezione vibonese dell’associazione ha depositato il 27 giugno le proprie osservazioni alla prefetta Anna Aurora Colosimo, chiedendo in via principale il ritiro del documento e la redazione di un Piano di emergenza esterna di Area.
Il dossier, composto da 43 pagine e firmato dal presidente Alessandro Caruso Frezza e dall’ingegnere Antonio D’Agostino, contesta anzitutto il procedimento seguito. Secondo Italia Nostra, sarebbe mancata la consultazione preventiva della popolazione, non sarebbero stati resi noti i componenti del gruppo di lavoro e non sarebbe stata pubblicata la documentazione utilizzata per elaborare il piano: dall’analisi di sicurezza al Piano di emergenza interno, fino alla notifica del gestore, ai pareri del Comitato tecnico regionale e agli esiti delle ispezioni. In queste condizioni, sostiene l’associazione, la partecipazione dei cittadini rischia di ridursi a «un adempimento solo formale».
Gli scenari incidentali contestati
La critica principale riguarda però la rappresentazione degli scenari incidentali. Italia Nostra sostiene che nel P.E.E. il deposito sia stato considerato soprattutto attraverso i due serbatoi di benzina, mentre nello stabilimento risultano presenti anche tre serbatoi di gasolio, cinque di additivi e uno di biodiesel. Sarebbero inoltre state trascurate alcune sostanze pericolose, le operazioni di additivazione e disoleazione e diversi possibili eventi: non soltanto incendi, ma anche esplosioni, nubi tossiche ed effetti domino tra i serbatoi.
L’associazione contesta anche la definizione dell’area circostante come zona «a bassa densità abitativa». Nel calcolo, osserva, non sarebbero stati stimati i bagnanti presenti nei lidi durante l’estate, le persone in transito lungo via Amerigo Vespucci, gli utenti del porto e la popolazione che frequenta scuole, impianti sportivi e uffici nel raggio di due chilometri. Mancano inoltre, secondo il documento, un’analisi adeguata dei rischi naturali e degli eventi NaTech, come terremoti, inondazioni, mareggiate o tsunami, e una valutazione della vulnerabilità del mare e dei siti Natura 2000 vicini.
La richiesta di un Piano di Area
Un altro nodo è la presenza, a circa un chilometro, del deposito Eni, anch’esso classificato a rischio di incidente rilevante. Per Italia Nostra questa vicinanza imporrebbe uno Studio di sicurezza integrato e un unico P.E.E. di Area, capace di valutare i possibili effetti domino tra i due impianti.
Da queste omissioni deriverebbe, secondo i firmatari, una forte sottostima delle distanze di danno. L’area di elevata letalità non si fermerebbe ai 24 metri indicati nel piano, ma arriverebbe almeno a 210 metri e, in alcuni scenari, fino a 370; quella dei danni irreversibili passerebbe da 32 metri ad almeno 310, fino a 550. La distanza complessiva da considerare non sarebbe di 500 metri ma di almeno 800.
Le dotazioni antincendio
Nel mirino finisce anche l’organizzazione antincendio interna: a fronte di 13 addetti all’emergenza, il P.E.E. riporterebbe due tute di avvicinamento al fuoco e soltanto tre tute antifiamma, tre autorespiratori, tre paia di guanti e stivali e tre elmetti. Italia Nostra segnala inoltre che i sistemi automatici più avanzati risulterebbero presenti sui serbatoi di benzina, ma non su quelli di gasolio e additivi.
La richiesta alla prefetta è quindi di revocare o ritirare il P.E.E. 2026, ricostituire il gruppo di lavoro con componenti diversi, pubblicare tutta la documentazione tecnica e predisporre un Piano di Area da sottoporre a una nuova consultazione. In subordine, l’associazione chiede che il documento venga integralmente corretto, integrato e ripubblicato. «Si confida in un P.E.E. 2026 davvero efficiente ed efficace e non come mero formale e fittizio adempimento», conclude il documento.

