«Sono Francesco Ganino, ho 50 anni, faccio il cuoco e sono un papà disperato». Inizia così la denuncia di un uomo che, insieme alla moglie Graziella, combatte ogni giorno per la vita della figlia Beatrice, una bambina di quasi 11 anni di Ciano di Gerocarne. Beatrice convive con una gravissima malformazione genetica che le impedisce di sostenere il capo, compromette la respirazione e la espone a continue crisi epilettiche.

Dal 15 marzo, però, alla sua battaglia quotidiana si è aggiunto un ostacolo burocratico insormontabile: la totale assenza di un pediatra di libera scelta nel comprensorio.

«Siamo al medioevo sanitario». È il grido che arriva da Ciano di Gerocarne, nel Vibonese, dove una bambina di 11 anni, affetta da una grave malattia genetica, è rimasta senza pediatra e senza la possibilità di ottenere farmaci salvavita. Cristina Iannuzzi ha incontrato i genitori della piccola.

«Beatrice prende giornalmente una terapia contro le crisi epilettiche che include sostanze soggette a controllo», spiega Francesco. «In farmacia non me le danno nemmeno a pagamento senza ricetta. Da domani non so come farò quando finiranno le scorte». Il problema non è solo normativo, ma economico: «Mia figlia assume un farmaco che costa oltre 9.000 euro. Anche se avessi la possibilità di comprarlo, nessuna farmacia potrebbe vendermelo perché è un farmaco ospedaliero che richiede la firma del pediatra di base».

La situazione è precipitata dopo che la dottoressa titolare, Emanuela Siclari, si è dovuta assentare per gravi motivi di salute. Il sostituto incaricato dall’Asp, il dottor Alessio Mancuso, ha rassegnato le dimissioni lo scorso 15 marzo, lasciando scoperti sette comuni dell’entroterra vibonese.

L’assenza del medico di base si ripercuote su ogni aspetto della gestione clinica. «Stamattina, per fare le analisi del sangue a Beatrice, ho dovuto spendere 50 euro di tasca mia perché non c’era nessuno che potesse farmi l’impegnativa», racconta amareggiato il papà. Anche i presidi ortopedici, come il busto «flexa» necessario per la postura della bambina, sono bloccati: «Non possiamo avere i tutori o la sedia nuova perché serve la ricetta del pediatra per andare dal fisiatra. Siamo fermi».

L’appello di Francesco e Graziella attraversa tutti i gradi delle istituzioni, dal sindaco fino al Presidente della Repubblica: «I pediatri vicini sono stracolmi, non possono ricevere più nessuno. Mi sento privo di forze. Qui in Calabria siamo nel degrado totale: ci hanno tolto anche la neuropsichiatria infantile. Per un semplice elettroencefalogramma dobbiamo spostarci in Toscana o nel Lazio».

Nonostante le due diffide inviate all’Asp dal sindaco di Dasà, Raffaele Scarturchio, ad oggi non è arrivata alcuna soluzione. Nel frattempo, decine di famiglie sono costrette a intasare il pronto soccorso anche per un semplice raffreddore, unica alternativa rimasta in un territorio dove il diritto alla salute sembra essere diventato un privilegio.