«Manifestare è lecito e degno di rispetto… bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato». È il monito del ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, che interviene sui social mentre le proteste contro il caro carburante si estendono, tra presidi degli autotrasportatori, mobilitazioni degli agricoltori e crescenti preoccupazioni per la distribuzione delle merci. Un quadro che interessa Sicilia, Puglia, Calabria e altre aree del Sud, dove le difficoltà negli approvvigionamenti si sommano alle tensioni generate dall'aumento dei costi del trasporto.

«Rispetto le istanze di tutti - scrive Lollobrigida sul proprio profilo Facebook -, ma considero grave e intollerabile che milioni di italiani rischino, a causa di blocchi stradali, di vedere negozi privi di merce o con prezzi molto più alti che aggravano la condizione di molte famiglie. Invito a garantire la circolazione e gli approvvigionamenti».

«Danni alle imprese, ai lavoratori e ai cittadini»

Il titolare dell'Agricoltura pone soprattutto l'accento sulle conseguenze economiche dell'interruzione dei trasporti, richiamando l'attenzione sul rischio che i prodotti trasportati dai camion, in particolare quelli deperibili, non possano più essere commercializzati.

«Arrecare danno ad altri per tutelare le proprie posizioni non è giusto. Molti prodotti presenti sui camion, fermati contro la volontà di chi li conduce, saranno inutilizzabili, arrecando un danno economico alle imprese, ai lavoratori del settore e ai cittadini tutti».

Parole che esprimono una netta condanna delle iniziative che impediscono la circolazione delle merci, pur nel riconoscimento del diritto a manifestare. «Non c’è mai alcuna giustificazione nel violare le leggi e, soprattutto, nel danneggiare altri cittadini», conclude il ministro.

Una valanga di commenti contro il ministro e il Governo

La presa di posizione di Lollobrigida ha scatenato una valanga di reazioni. A sole tre ore dalla pubblicazione, il post ha già superato 3.600 commenti, in larga maggioranza duramente critici nei confronti del ministro e dell'esecutivo. Una sequenza pressoché ininterrotta di attacchi, accuse e, in molti casi, insulti personali, che restituisce il clima di esasperazione di una parte degli utenti intervenuti nella discussione.

Il bersaglio principale delle contestazioni è la distanza percepita tra le parole del ministro e le difficoltà economiche di famiglie e lavoratori. «Quello che lei definisce "proprie posizioni" sono le posizioni di tutti noi "comuni mortali" che non possiamo fare gasolio a 2,70!», scrive un utente. Un altro ribalta il ragionamento di Lollobrigida: «Il ministro non ha capito che se il diesel non torna ai livelli di pre crisi, non saranno vuoti solo i negozi o i supermercati ma anche i tir che le trasportano le merci».

Sono soprattutto il caro vita, il prezzo del carburante e le richieste di interventi concreti al Governo ad alimentare le reazioni. «Adesso però ci spieghi se, e come, ha intenzione il governo di arginare questi problemi», si legge tra i commenti. E ancora: «Forse bisognerebbe ascoltarli?». C'è chi chiede di tagliare le accise, chi invoca misure per calmierare i prezzi e chi contesta gli stipendi dei rappresentanti politici, contrapponendoli alle difficoltà economiche dei cittadini.

Numerosi interventi difendono apertamente le modalità della protesta, sostenendo che senza disagi una mobilitazione rischierebbe di passare inosservata. «E sennò che sciopero è se non fa sentire l'urgenza cocente della problematica sottesa attraverso la mancanza?», domanda un commentatore. Un altro invita a estendere la mobilitazione: «Dovremmo fermarci tutti per dare supporto agli autotrasportatori».

Non mancano, tuttavia, le voci a sostegno del ministro, sebbene nettamente minoritarie nella carrellata di commenti esaminata. «Manifestare è un diritto, ma bloccare strade e approvvigionamenti danneggia tutti i cittadini», osserva un utente. E un altro: «Le proprie ragioni si possono far valere anche senza danneggiare gli altri cittadini».

La protesta si allarga nel Sud, in Calabria cinque giorni di fermo

L'intervento di Lollobrigida arriva in una fase particolarmente delicata per il settore dell'autotrasporto. Il Governo ha convocato per il 27 ottobre un tavolo di confronto al ministero dei Trasporti, ma le categorie chiedono risposte più rapide.

In Calabria la protesta ha preso il via alla mezzanotte del 16 ottobre, con il fermo di cinque giorni proclamato da Fedralog, la Federazione regionale della logistica. I presidi coinvolgono tutte le province e si aggiungono alla mobilitazione degli agricoltori e dei pescatori, già in corso da giorni.

Nel Vibonese presidi e tensioni, resta l'emergenza carburanti

Tra le province maggiormente interessate dalla mobilitazione c'è anche Vibo Valentia, dove i presidi sono stati individuati nell'area dei depositi petroliferi di Vibo Marina, allo svincolo di Sant'Onofrio e a Vazzano. Punti strategici per il traffico delle merci e per la distribuzione dei carburanti, attorno ai quali si concentra una parte significativa della protesta.

Nel Vibonese la situazione è particolarmente delicata anche per quanto avvenuto nei giorni scorsi, quando il presidio degli agricoltori nei pressi degli impianti petroliferi di Vibo Marina aveva provocato difficoltà nel transito delle autocisterne. La Questura aveva mantenuto una linea rigorosa sul rispetto della circolazione dei mezzi diretti agli impianti, impedendo che la protesta si trasformasse in un blocco delle forniture.

Con l'avvio del fermo degli autotrasportatori, la tensione si è ulteriormente accentuata. L'intervento delle forze dell'ordine per garantire la circolazione ha accompagnato le prime ore della mobilitazione, in un contesto nel quale si intrecciano le rivendicazioni delle categorie produttive e la necessità di assicurare la continuità dei servizi essenziali.