Un destino crudele e beffardo lo aveva strappato alla vita nel fiore degli anni. Ai suoi funerali, il 21 febbraio 2025, una folla commossa di amici e colleghi di lavoro aveva riempito la chiesa e occupato il piazzale antistante e anche la comunità siracusana, con un messaggio del sindaco della città siciliana, aveva espresso profondo cordoglio per la sua morte. A distanza di un anno da quel tragico 14 febbraio, parenti e amici di Raffaele Sicari, il giovane di 26 anni morto in seguito ad un incidente sul lavoro avvenuto a Siracusa, hanno voluto incontrarsi per una Messa in suo ricordo che si è svolta nella chiesa parrocchiale della Madonna di Pompei in Vibo Marina.

«Non sono più riuscita a tornare nella casa di San Pietro dopo abitavamo- ha confidato la madre in una intervista rilasciata a Il Vibonese- La sua cameretta è rimasta così come l’ha lasciata».

C’è una preghiera indiana con cui il genitore si rivolge a Dio pregandolo di farlo morire prima del proprio figlio. Se un figlio perde un genitore, si dice che è un orfano, se una persona perde il coniuge è un vedovo/a, ma non esiste nessuna parola, in nessuna lingua, che può definire la condizione di un genitore che perde il figlio, forse perché è un dolore inesprimibile per la sua ampiezza e la sua profondità. Quando un genitore perde un figlio, non perde solo una persona amata, ma perde anche una parte di sé. È un dolore che non conosce consolazione piena perché nessuna parola può spiegare un evento innaturale. I genitori mettono al mondo i figli per vederli diventare grandi, non per vivere senza di loro. Sopravvivere ad un figlio significa portare per sempre una ferita che non guarisce mai. Eppure, in quel dolore immenso resta l’amore, perché un figlio non se ne va mai davvero, ma vive nel cuore di chi lo ha amato. E quanto sia ancora grande l’amore per Raffaele, giovane semplice e ben voluto da tutti, che alla vita chiedeva solo un lavoro onesto e la possibilità di farsi una famiglia, è stato dimostrato dall’ondata di affetto di chi ha voluto ricordarlo partecipando alla Messa in suo suffragio.