Ha retto anche davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Bologna l’impianto accusatorio del processo “Radici”, nato dall’inchiesta sugli investimenti illeciti riconducibili alla ’ndrangheta calabrese nel settore alberghiero e dolciario della riviera romagnola. Tra le condanne più pesanti confermate dai giudici figura quella a 13 anni e tre mesi per Saverio Serra, originario di Vibo Valentia e residente a Cervia.

La sentenza è stata pronunciata oggi dalla Corte presieduta dalla giudice Anna Mori e conferma, nella sostanza, il verdetto emesso nel gennaio del 2025 dal Tribunale di Ravenna. In primo grado erano state inflitte complessivamente 21 condanne, per un totale di 98 anni di reclusione.

Confermata l’aggravante del metodo mafioso

Il pronunciamento di secondo grado ha confermato soprattutto l’impostazione accusatoria relativa all’esistenza di un’associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso. Una contestazione ritenuta fondata anche in assenza di una struttura criminale stabilmente organizzata e radicata sul territorio romagnolo.

La decisione della Corte d’Assise d’Appello si discosta dal giudizio di primo grado soltanto per alcune assoluzioni relative a capi d’imputazione considerati residuali e per limitate rideterminazioni delle pene. Sono state inoltre ridotte le provvisionali riconosciute ai Comuni di Bagnacavallo, Cervia, Cesenatico e Imola, costituitisi parte civile nel procedimento.

L’inchiesta e i sequestri per 30 milioni

L’inchiesta “Radici” era stata coordinata nel 2022 dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna e aveva portato all’arresto di 23 persone, oltre che all’esecuzione di sequestri preventivi per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.

Secondo l’accusa, il sistema avrebbe consentito di investire capitali illeciti in attività economiche operanti soprattutto nei comparti alberghiero e dolciario della riviera romagnola. Tra i reati contestati nel procedimento figuravano anche il caporalato, diversi illeciti di natura finanziaria e l’estorsione.

Le condanne più elevate

La pena più elevata resta quella inflitta a Saverio Serra. Originario di Vibo Valentia ma da tempo residente a Cervia, Serra è stato condannato a 13 anni e tre mesi di carcere.

Confermate anche le condanne nei confronti di Francesco Patamia, già candidato alla Camera dei deputati con la lista Noi Moderati, che dovrà scontare 11 anni e due mesi, e di Rocco Patamia, condannato a 10 anni e sei mesi. I due, padre e figlio, sarebbero stati, secondo la ricostruzione della Procura, al servizio della cosca Piromalli.

Un’altra condanna di rilievo è quella inflitta ad Alessandro Di Maina, per il quale la Corte ha confermato la pena di sei anni e otto mesi. Per gli altri imputati coinvolti nel procedimento sono state stabilite condanne comprese tra i due e i quattro anni di reclusione.

Le motivazioni entro 90 giorni

La sentenza d’Appello consolida dunque, pur con alcune modifiche marginali, le conclusioni raggiunte in primo grado sull’esistenza di un sistema criminale capace di infiltrarsi nel tessuto economico della riviera romagnola attraverso investimenti e attività imprenditoriali.

Per conoscere nel dettaglio le ragioni giuridiche alla base della decisione sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni. La Corte d’Assise d’Appello di Bologna ha fissato un termine di 90 giorni.