La contestazione contenuta nell’avviso di conclusione indagini vergato dalla Dda. Protagonista Piergiorgio Centro destinatario di una richiesta di mazzetta da cinquantamila euro e l’assunzione della compagna del boss
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C’è anche l’ex segretario del Partito socialista italiano (Psi) in provincia di Vibo Valentia, Piergiorgio Centro, 58 anni, di Tropea, tra gli indagati raggiunti da avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta Call Me coordinata dalla Dda di Catanzaro. Titolare di imprese parafarmaceutiche, Piergiorgio Centro figura anche quale vittima del clan La Rosa di Tropea, ma anche indagato per il reato di favoreggiamento personale.
La vicenda prende le mosse da una tentata estorsione che viene ora contestata con l’avviso di conclusione indagini ai seguenti indagati: Francesco La Rosa, 55 anni, di Tropea (alias “U Bimbu”), Giusy Costa, 49 anni, di Tropea (compagna di Francesco La Rosa) e Francesco Taccone, 39 anni, di Santa Domenica di Ricadi. In particolare, i tre sono indagati per aver tentato di costringere Piergiorgio Centro – titolare dell'omonima ditta attiva nella commercializzazione di prodotti farmaceutici e cosmetici, nonché amministratore unico della società Pharmacentro srl – a versare cinquantamila euro quale quota della ‘ndrina dei La Rosa di Tropea per i guadagni percepiti dalle attività dello stesso Centro durante il periodo pandemico. I tre indagati avrebbero preteso da Piergiorgio Centro anche l'assunzione di Giuseppina Costa nella parafarmacia di sua proprietà, non riuscendo tuttavia a portare a termine l’estorsione “per la ferma opposizione della persona offesa”, ovvero lo stesso Centro.
Secondo la ricostruzione accusatoria – che verrà ora contrastata dalla difesa dell’indagato che si è affidato all’avvocato Anselmo Torchia – Francesco La Rosa aveva dato incarico a Francesco Taccone di contattare Piergiorgio Centro per chiedergli la consegna di cinquantamila euro. In tal senso Francesco La Rosa si sarebbe accordato con Taccone durante gli spostamenti per partecipare alle udienze dei vari processi che vedono “U Bimbu” imputato. Nella giornata successiva, quindi – ad avviso della Dda – sarebbe stato Piergiorgio Centro a contattare Giusy Costa “per dirle che, dopo aver ricevuto una visita di Taccone, ora lui voleva parlare con Francesco La Rosa”. Nel giorno fissato Francesco La Rosa e Piergiorgio Centro si sarebbero quindi incontrati lungo la strada, in prossimità di Francavilla Angitola, “anche se poi i due avevano parlato in via riservata in auto”. La Rosa avrebbe sollecitato Centro a versare le cinquantamila euro - per come richiesto in precedenza da Taccone - ma soprattutto di assumere nella sua parafarmacia Giusy Costa. Un’offerta che tuttavia la donna rifiutava “in quanto non gradiva essere assunta solo per una sorta di timore di Piergiorgio Centro verso il suo fidanzato Francesco La Rosa, sottolineando – aveva rimarca il gip distrettuale – che conoscendo personalmente Centro questi poteva assumerla a prescindere”.
Piergiorgio Centro indagato per favoreggiamento
Sentito a sommarie informazioni dalla Guardia di Finanza il 16 maggio 2023 in ordine alle richieste estorsive ricevute da Francesco Taccone e da Francesco La Rosa, Piergiorgio Centro “dichiarava in modo reticente di non aver mai ricevuto alcuna richiesta esplicita di pagamento di cinquantamila euro, affermando soltanto di aver ricevuto la visita dapprima di Taccone e, successivamente, di La Rosa e che quest'ultimo aveva solo fatto riferimento ai profitti da lui guadagnati nel corso del periodo pandemico del Covid, senza chiedergli denaro”. Così facendo – si legge nel capo d’imputazione – Piergiorgio Centro è accusato di aver aiutato Taccone e La Rosa ad eludere le investigazioni della Guardia di Finanza. Il fatto che Centro abbia negato di aver ricevuto altre richieste di denaro, specificando che La Rosa (attualmente detenuto in regime di carcere duro, articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario) si era limitato a informarsi sui suoi affari, appare per il gip “del tutto improbabile, essendo questo un argomento che, a tutto voler concedere – aveva concluso il giudice per le indagini preliminari – può essere visto, nel contesto di riferimento, come una velata richiesta estorsiva”. Piergiorgio Centro, così come gli altri indagati dell’inchiesta Call Me, avrà ora venti giorni di tempo per chiedere alla Procura di Catanzaro (pm Irene Crea e Andrea Buzzelli) di essere interrogato o depositare memorie difensive attraverso il proprio legale.
Da ricordare che Piergiorgio Centro negli scorsi anni ha ricoperto diversi ruoli politici: segretario del Partito Socialista nel Vibonese, candidato sempre con il Psi nel 2002 alla carica di consigliere al Comune di Tropea e nel 2008 candidato a consigliere alla Provincia di Vibo Valentia. La sorella Mariateresa Centro è invece l’attuale vicesindaco di Briatico nonché assessore al Bilancio ed alla Pubblica istruzione.



