VIDEO | Alle 16 il ministro incontra le delegazioni degli autotrasportatori dopo la tregua seguita ai sei giorni di sciopero. Sul tavolo il caro gasolio e le garanzie sulle tariffe. Grazia Chilelli avverte: «Se non arrivano soluzioni siamo pronti a rilanciare la protesta con una manifestazione nazionale»
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La giornata della verità è arrivata. Dopo sei giorni di sciopero e una settimana di pesanti ripercussioni sull'economia calabrese, gli autotrasportatori tornano a guardare a Roma, dove oggi alle 16 è in programma il confronto con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Dall'esito dell'incontro dipenderà il futuro della mobilitazione: la sospensione del fermo dei mezzi, decisa nei giorni scorsi per dare fiducia alle istituzioni, non equivale a una resa e il rischio di una nuova protesta resta concreto.
Al tavolo del Mit sono attesi anche rappresentanti della Presidenza del Consiglio, del Ministero dell'Economia e delle Finanze e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il ministro incontrerà prima Unatras, poi le delegazioni autonome del Sud, che hanno guidato la mobilitazione calabrese e che chiedono risposte concrete a problemi ormai diventati insostenibili per il settore.
Il caro gasolio e le garanzie sulle tariffe: cosa chiedono gli autotrasportatori
Il nodo centrale resta il costo del carburante, che ha alimentato la protesta in Calabria e messo sotto pressione imprese già alle prese con margini ridotti e costi crescenti. Le richieste della categoria, però, vanno oltre gli interventi temporanei sul prezzo alla pompa: gli autotrasportatori chiedono maggiori risorse e garanzie scritte sull'adeguamento delle tariffe ai rincari del gasolio, soprattutto nei contratti che offrono minori tutele.
L'obiettivo è introdurre meccanismi capaci di proteggere le imprese dalle oscillazioni del carburante, attraverso una soluzione strutturale che possa avvicinarsi a un sistema di price cap. Le risposte arrivate finora dal Governo non hanno sciolto i nodi principali e le misure attese dal settore non sembrano sufficienti a dissipare le preoccupazioni di chi, per giorni, ha lasciato fermi i propri mezzi.
La Calabria ha sospeso lo sciopero, ma la protesta resta aperta
La decisione di riaprire i servizi è maturata dopo il confronto istituzionale e l'impegno ad attendere l'incontro con Salvini. Al presidio di Lamezia Terme, circa duecento autotrasportatori avevano partecipato alla discussione che ha portato Fedralog a revocare il fermo, scegliendo di concedere un'ulteriore possibilità al dialogo. Una decisione sofferta, presa anche per evitare di aggravare le difficoltà delle filiere agroalimentari e industriali della regione.
Le conseguenze della mobilitazione, tuttavia, hanno mostrato quanto il trasporto su gomma sia essenziale per l'economia calabrese. Il blocco ha provocato difficoltà negli approvvigionamenti, con carenze di prodotti freschi, ortofrutta, pesce e carne nei punti vendita, oltre a problemi per le aziende in attesa di materie prime. Per questo, la partita di oggi non riguarda soltanto una categoria di lavoratori, ma un sistema produttivo che ha bisogno di trasporti regolari e costi sostenibili.
Il documento dei comitati: dieci punti per il Governo
Al Ministero arriverà anche un documento programmatico elaborato dai comitati spontanei protagonisti dei presidi contro il caro vita lungo la direttrice dell'Alto Tirreno Cosentino. La proposta, articolata in dieci punti, è stata preparata dopo un confronto nella Sala degli Stemmi del Palazzo della Provincia di Cosenza, al quale hanno partecipato una delegazione di manifestanti e rappresentanti delle istituzioni locali.
Il caro gasolio è indicato come la prima emergenza, ma la piattaforma affronta anche questioni che investono i cittadini e il costo della vita nel suo complesso. Una protesta che, secondo i promotori, non può più essere considerata una vertenza circoscritta agli autotrasportatori.
Grazia Chilelli avverte: «Se non arrivano soluzioni siamo pronti ad andare a Roma»
La sospensione dello stato di agitazione non ha cancellato la determinazione dei comitati. Grazia Chilelli, delegata del comitato spontaneo del Tirreno Cosentino, ha ricordato il peso dei giorni trascorsi nei presidi e la volontà di non disperdere i risultati della mobilitazione.
«Dieci giorni comunque sono stati tanti, sotto il sole, sotto la pioggia, caldo, freddo, non abbiamo mollato. Se non dovessero arrivare soluzioni siamo pronti ad andare a Roma».
È questo l'avvertimento che accompagna il confronto di oggi. Gli autotrasportatori hanno concesso al Governo una nuova occasione per intervenire, ma chiedono impegni verificabili e risposte capaci di incidere sui costi delle imprese. Se il vertice dovesse concludersi senza risultati concreti, la protesta potrebbe ripartire con maggiore forza e trasformarsi in una manifestazione nazionale nella Capitale, questa volta non per un incontro già programmato, ma per portare direttamente al Governo il peso della vertenza.

