Ulteriori sei mesi di commissariamento per il Municipio i cui organi elettivi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Ecco tutte le opere pubbliche avviate dai commissari e la riorganizzazione dei servizi. Importanti novità per la polizia locale, l’edilizia residenziale pubblica, la depurazione, il sistema scolastico, l’abusivismo edilizio e l’evasione tributaria
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Rese note con la pubblicazione dell’apposita relazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sulla Gazzetta ufficiale, le motivazioni poste alla base della proroga per ulteriori sei mesi del commissariamento del Comune di Stefanaconi per infiltrazioni mafiose. Una decisione presa dal Consiglio dei ministri il mese scorso, su proposta del Viminale, e di cui vengono ora spiegati i dettagli con un’articolata relazione indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In primis viene sottolineato il contesto gestionale a Stefanaconi, connotato da “forti criticità nei diversi settori dell’amministrazione comunale, con un ambiente reso estremamente difficile per la presenza della criminalità organizzata” ed una relazione del prefetto di Vibo Valentia che ha informato il Viminale “sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla commissione straordinaria, rappresentando tuttavia che l'avviata riconduzione alla legalità dell'ente locale non può ritenersi conclusa, proponendo pertanto la proroga della gestione commissariale al fine di consolidare i risultati ottenuti e portare a conclusione le attività amministrative di maggiore complessità”. Per la proroga del mandato dei commissari straordinari si sono espressi favorevolmente anche il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro e il procuratore di Vibo.
Massima discontinuità rispetto al passato
La relazione rimarca quindi che l'attività della commissione straordinaria è stata “improntata alla massima discontinuità rispetto al passato al fine di dare inequivocabili segnali della forte presenza dello Stato e per interrompere le diverse forme di condizionamento ancora radicate, come attestano – si legge nella relazione del ministro – le risultanze dell'operazione di polizia giudiziaria denominata Petrol Mafie (meglio nota come Rinascita Scott 2), che ha attestato il coinvolgimento dell'ex sindaco di Stefanaconi «apparso colluso» con alcuni esponenti di spicco della locale criminalità organizzata, oltre alla compromissione dell'amministrazione comunale nel suo complesso”. Chiaro il riferimento all’ex sindaco di Stefanaconi, Salvatore Solano, coinvolto proprio nel processo nato dall’operazione Petrol Mafie e condannato in primo grado ad un anno per corruzione elettorale. L’11 novembre scorso, la Procura Generale di Catanzaro ha chiesto in appello la condanna ad 8 anni di reclusione per Solano con il riconoscimento dell’aggravante mafiosa (esclusa in primo grado) e della penale responsabilità anche per due capi d’imputazione (corruzione e turbativa d’asta) da cui in primo grado è stato assolto dal Tribunale di Vibo. Per il ministro dell’Interno, quindi, “la difficile situazione ambientale, acuita da indagini ancora in corso e da procedimenti giudiziari tuttora pendenti, e la comprovata capacità della criminalità organizzata di permeare l'apparato burocratico e politico dell'ente locale, richiede che l'azione legalitaria posta in essere dalla commissione straordinaria continui con la proroga al fine di completare l’opera di riorganizzazione a beneficio delle future amministrazioni comunali”.
La riorganizzazione del Municipio e non solo
La commissione straordinaria ha puntato in particolare “all’efficientamento della struttura burocratica attraverso la radicale riorganizzazione degli uffici e l'adozione di un nuovo regolamento generale degli uffici e dei servizi con interventi soprattutto sull’area tecnica, settore particolarmente interessato dai rilievi ispettivi, che sarà articolata in due servizi: quello dei lavori pubblici e quello tecnico-manutentivo, scorporandola dal servizio di polizia locale”. Altro piano di interventi riguarda “l'area finanziaria e tributi e poi quella socio-assistenziale comunale per le quali – evidenzia la relazione del ministro – si stanno curando le procedure di assunzione di nuovo personale”. Il Comune di Stefanaconi punta però a concordare con un Comune viciniore la gestione unificata di alcuni settori, prevedendo un comprensorio scolastico unico sul territorio intercomunale, un solo comando di polizia municipale e un sistema comune di depurazione, servizi che svolti in forma associata riducono i costi per i singoli enti”.
Peculiare attenzione è stata poi posta alla “prevenzione della corruzione, con particolare riferimento alle procedure di appalto di lavori, servizi e forniture, rafforzando le funzioni del responsabile dell'anticorruzione assegnate al segretario comunale, alla lotta all'evasione tributaria e all'abusivismo edilizio”. A tale riguardo i commissari straordinari hanno istituito un ufficio gare e affidamenti con l’obbligo del controllo preventivo e l'acquisizione dell'informazione antimafia “indipendentemente dal valore economico del contratto da stipulare”.
Le opere pubbliche e le demolizioni
Tali attività sono tutte strumentali “all'importante programma di opere pubbliche in fase di realizzazione” a Stefanaconi, alcune delle quali già in avanzata fase esecutiva. Il piano degli interventi da realizzare interessa “tutte le infrastrutture comunali tra cui una scuola materna, la biblioteca, la realizzazione e ristrutturazione di impianti sportivi, l'efficientamento energetico degli impianti comunali, ma anche la costruzione di un asilo nido per il quale sono stati stanziati circa 650.000 euro, l’adeguamento e messa in sicurezza della sede municipale, la costruzione di nuovi loculi nel cimitero comunale e altri lavori concernenti la manutenzione straordinaria della viabilità comunale e di rigenerazione urbana”. La commissione straordinaria punta anche a “ripristinare la corretta gestione del patrimonio immobiliare comunale, in particolare di quello destinato all'edilizia residenziale pubblica attraverso interventi tesi ad evitare occupazioni illegittime di beni pubblici”. A tal fine sono stati disposti, con l'ausilio delle forze di polizia, i controlli per verificare i titoli degli occupanti, mentre sono in corso anche attività tese “alla valorizzazione dei beni mobili ed immobili confiscati alla criminalità organizzata” e assegnati al Comune, tra i quali alcune unità immobiliari da destinare a iniziative di carattere economico-sociale a beneficio del territorio”. Inoltre è stato dato impulso all'azione di contrasto “all'abusivismo edilizio che in passato si è fermato alla fase meramente accertativa delle violazioni senza procedere alla demolizione dei manufatti illeciti”. A tale riguardo, la commissione straordinaria segnala la necessità di provvedere alla demolizione di un manufatto abusivo “già di proprietà di un noto esponente della criminalità organizzata, bene sul quale è già stata emessa la relativa ordinanza rimasta ineseguita”. Infine, i commissari straordinari sottolineano di aver avviato una rilevante attività per contrastare “l'elusione tributaria soprattutto con riferimento a imposte non versate da alcune importanti aziende del settore minerario”, oltre ad aver avviato “verifiche sull'efficienza dell'azione di recupero coattivo degli indebiti”.
Per tutti tali motivi, il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, appositamente convocato in Prefettura a Vibo, si è espresso all’unanimità rispetto alla richiesta di proroga di ulteriori sei mesi della gestione commissariale al fine di “portare a conclusione e consolidare il percorso di legalità avviato, assicurando la prosecuzione dell'azione di risanamento dell'ente locale, essendo ancora concreto il rischio di illecite interferenze della criminalità organizzata”. Da ricordare che gli organi elettivi del Comune di Stefanaconi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose nel luglio 2024 in accoglimento di una proposta in tal senso formulata dalla Prefettura di Vibo. Lo scioglimento degli organi elettivi dell’ente è stato poi confermato anche dal Tar del Lazio che ha respinto il ricorso degli ex amministratori (pende ricorso al Consiglio di Stato avverso la decisione dei giudici amministrativi di primo grado).

