La storia di Chiara Calamita e della piccola Giulia, portata all’attenzione pubblica da un articolo de Il Vibonese che ha raccontato questo disagio quotidiano, arriva ora anche sui tavoli della Regione Calabria. A intervenire è l’assessora regionale all’Inclusione sociale, alle Pari opportunità e al Welfare, Pasqualina Straface, che annuncia un’attivazione immediata dopo avere appreso la vicenda della giovane madre di 32 anni residente a Santa Domenica di Ricadi.

Chiara vive ogni giorno una condizione di fatica estrema: deve infatti salire e scendere tre piani di scale senza ascensore con in braccio la figlia Giulia, 10 anni, affetta da una grave disabilità che le impedisce di camminare e parlare. Una realtà che rende complicato tutto, dalle visite mediche alla frequenza scolastica, dentro un quadro segnato anche da difficoltà economiche e da una risposta istituzionale locale giudicata sinora insufficiente rispetto alla richiesta di un alloggio popolare al piano terra.

L’intervento della Regione

È la stessa Straface a spiegare il senso dell’intervento avviato in queste ore: «Ho sentito personalmente mamma Chiara e mi sono fatta descrivere una realtà che non può lasciarci indifferenti. Per questo mi sono attivata immediatamente con il dipartimento Welfare affinché si interfacci con il sindaco di Ricadi e con l’Ambito territoriale sociale di Vibo Valentia. La Regione Calabria c’è e non farà mancare il proprio supporto, continuando a vigilare fino alla risoluzione di questa vicenda».

La linea della Regione è quella di un coinvolgimento diretto dei servizi competenti, con l’obiettivo di trasformare l’ascolto in risposte operative. La nota di  Straface parla infatti della volontà di «portare la presenza concreta della Regione Calabria laddove il bisogno è più urgente», partendo proprio da una storia che ha colpito l’opinione pubblica e che ha assunto una dimensione istituzionale ancora più ampia.

L’accesso domiciliare e il progetto di vita

L’assessora entra poi nel merito dei passaggi che dovrebbero essere attivati nell’immediato: «Abbiamo chiesto con urgenza un accesso domiciliare per verificare le reali condizioni abitative e attivare immediatamente il coinvolgimento dell’Unità di valutazione multidimensionale. L’obiettivo è definire un Progetto di vita per come previsto dalla normativa, personalizzato per la piccola Giulia».

Il primo appuntamento indicato come decisivo è quello fissato per lunedì, quando la madre avrà un incontro con il Comune di Ricadi. Anche su questo punto Straface insiste con parole che segnano il perimetro dell’intervento politico e amministrativo: «Un primo passo importante, un momento di confronto che abbiamo auspicato e che seguiremo con estrema attenzione. Non devono essere i cittadini a rincorrere i servizi, ma i servizi ad andare incontro a chi soffre».

La denuncia del disagio quotidiano

Al centro resta la condizione materiale in cui la famiglia è costretta a vivere. La Regione parla apertamente di «una situazione di isolamento e sforzo fisico insostenibile», aggravata non solo dalle barriere architettoniche, ma anche da una fragilità economica che rende ancora più difficile affrontare ogni giornata. È su questo nodo che si concentra la richiesta di una sistemazione abitativa adeguata, in grado di garantire accessibilità e un minimo di sollievo nella gestione quotidiana della disabilità.

La vicenda, così come raccontata da Il Vibonese, ha acceso i riflettori su una storia che incrocia welfare, diritto all’abitare e presa in carico delle persone fragili. E nelle dichiarazioni dell’assessora regionale si ritrova proprio questa impostazione, con la promessa di seguire il caso fino a una soluzione concreta.

«La burocrazia non può ostacolare la dignità»

Nelle parole finali, Straface allarga il ragionamento al metodo con cui la Regione intende affrontare i temi della disabilità e dell’assistenza: «Il nostro metodo di lavoro è chiaro: sburocratizzare il welfare per metterlo concretamente al servizio delle persone. La gestione della disabilità in Calabria sta cambiando approccio: vogliamo passare dalle fredde procedure amministrative a una presa in carico globale che metta al centro l’umanità».

E ancora: «Seguirò questa vicenda personalmente fino a quando Chiara e Giulia non avranno una casa accessibile e tutto il sostegno che meritano. La burocrazia non può e non deve essere un ostacolo alla dignità umana».