Il presidente dell’ente sovracomunale spiega perché uno degli edifici storici della città è destinato all’oblio: «Dieci anni fa l’Unical stimò questo valore, ma ci vogliono almeno 6 milioni di euro per restaurarlo. E chi lo fa?»
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Vibo, degrado palazzi storici. L’Andolina: «Palazzo Romei? Nessuno lo vuole, il prezzo è fuori mercato. Su Palazzo De Riso c’è un progetto»
Il presidente della Provincia replica al nostro servizio sull’abbandono dell’edificio nobiliare: «Non abbiamo competenze sulla Cultura, mi occupo di strade e scuole. Se arrivassero i fondi lo toglierei dalla vendita in 24 ore». Spiragli invece per Palazzo Gagliardi: «Interlocuzione avviata con la Regione».
Il vento che nei giorni scorsi ha strappato la “porta” (un foglio di compensato) di Palazzo Romei, mettendo in luce il degrado che regna all'interno dello storico edificio, ha riaperto il dibattito sul patrimonio immobiliare pubblico del capoluogo. Un "gigante malato" nel cuore di Vibo, di proprietà della Provincia, che versa in uno stato pietoso.
Dopo la nostra denuncia sullo stato di abbandono e sulla decisione dell'Ente di inserire l'immobile nel piano delle alienazioni (vendita), arriva la replica del Presidente della Provincia, Corrado L’Andolina. Una disamina che mette in fila conti in rosso, competenze limitate e una valutazione di mercato ormai anacronistica.
Il primo punto che L’Andolina tiene a chiarire è quello relativo alle responsabilità istituzionali. «La Provincia non ha competenze in materia di cultura», esordisce il presidente. Il nodo cruciale, secondo lui, non è la volontà di vendere, ma l'impossibilità di gestire.
«Non è vero che, siccome è stato messo nel piano di vendita, non si ha accesso a finanziamenti per il suo recupero - spiega L’Andolina -. Evidentemente non sono usciti bandi che ci permettevano di accedere a risorse di questo tipo. Perché io, a togliere un bene dal piano di vendita, ci impiego esattamente 24 ore. Faccio un consiglio d'urgenza e lo tolgo». Il messaggio è chiaro: l'inserimento tra i beni alienabili non è una condanna irreversibile, ma una necessità dettata dall'assenza di alternative.
«Se domani l'onorevole X mi fa avere 5 milioni di euro, io li prendo, tolgo Palazzo Romei dalla vendita e li spendo per ristrutturarlo. Ma poi per fare che cosa? Attività culturali non posso farne, la Provincia ha competenze solo in materia di strade ed edifici scolastici».
Il vero ostacolo alla vendita, e quindi al recupero per mano privata, sembra essere il prezzo. «Il valore è stato stabilito dall'Unical oltre 10 anni fa: un milione e mezzo di euro», rivela il Presidente. Una cifra che oggi appare lontana dalla realtà di mercato. «Nessuno dei politici che ci sono stati a Vibo negli ultimi 20 o 30 anni ha messo un euro su Palazzo Romei. È colpa mia se l'ho messo nel piano di vendita?».
In dieci anni, nessuno si è fatto avanti ufficialmente. «Speriamo sempre che ci sia qualcuno interessato, magari una Onlus che avrebbe diritto a una riduzione considerevole». Ma la realtà è che l'immobile cade a pezzi. «Tu chiedi un milione di euro per un edificio che richiede interventi per 6-7 milioni di euro. Nessuno lo comprerà mai», ammette L'Andolina.
La strategia, dunque, cambia: «L'intenzione è procedere a una nuova valutazione attraverso l'Erario. Bisogna adeguare il prezzo alle oggettive condizioni dell'edificio per dismetterlo a prezzi realisticamente di mercato. A 500mila euro magari si vende, a un milione e mezzo no». Nel frattempo, la Provincia proverà a stanziare piccole somme in bilancio «non per ristrutturarlo, cosa impossibile per un ente strutturalmente deficitario con 11 milioni di debito accertato, ma per esigenze ordinarie, come sistemare il portone».
La speranza si chiama Palazzo De Riso Gagliardi
Se per Palazzo Romei la strada è in salita, diverso è il discorso per un altro gioiello in sofferenza: Palazzo De Riso Gagliardi.
«Per questo palazzo abbiamo vinto un bando sulla progettazione», ricorda L’Andolina. Qui la sinergia istituzionale sembrava aver ingranato la marcia giusta. La Regione Calabria aveva manifestato la volontà di finanziare il recupero tramite una convenzione, aggirando così il problema della competenza culturale della Provincia.
«C’è stato un sopralluogo con la Regione, avevamo anche pulito l'immobile con la collaborazione del Comune di Vibo per renderlo ispezionabile, rimuovendo sporcizia accumulata in anni di abbandono». Tutto pronto, o quasi. Poi lo stop. «C'è stata la crisi alla Regione, le elezioni, e tutto si è interrotto». L’obiettivo del presidente è riprendere il filo del discorso non appena i nuovi assetti politici regionali saranno definiti: «Era una delle priorità nella mia agenda. Qui c'è qualcosa di concreto: c'è un finanziamento sulla progettazione e c'è l'interesse della Regione. Appena possibile torneremo a bussare a quella porta».


