Resta valida, allo stato, la condanna a due anni inflitta in primo grado al boss di Filandari, Leone Soriano, di 60 anni. E’ quanto deciso dalla prima sezione penale della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso redatto personalmente e depositato il 27 febbraio scorso dal boss che si trova da tempo detenuto in carcere. La pronuncia della Cassazione fa riferimento a contestazioni relative al codice antimafia e alla violazione delle misure di prevenzione per come emergono da una sentenza emessa dal Tribunale di Vibo Valentia il 26 febbraio scorso e con motivazioni depositate il 30 marzo. Avverso tale verdetto, Leone Soriano il 27 febbraio scorso – senza neanche aspettare il deposito delle motivazioni della sentenza – aveva proposto personalmente ricorso in Cassazione depositandolo presso l'ufficio matricola dell'Istituto penitenziario di Opera (MI) e con lo stesso ha lamentato “un atteggiamento prevenuto del giudice ed una conduzione del procedimento che gli avrebbe di fatto impedito, o almeno ostacolato, la partecipazione alle udienze”. Da qui la richiesta di annullamento del dispositivo stesso. Per la Cassazione, quella di Leone Soriano è tuttavia “un’impugnazione presentata avverso un provvedimento non impugnabile, quale è il mero dispositivo di una sentenza, impugnato prima del deposito della motivazione entro il termine determinato dal giudice”.
Nel caso di specie, inoltre, per la Suprema Corte “non sono esposti motivi di impugnazione inerenti la decisione, bensì una generica accusa di abuso nella conduzione del procedimento”. Lo stesso ricorso non può neanche essere considerato una rimessione del processo poiché è stato “proposto non durante la celebrazione dello stesso, bensì dopo la sua conclusione ed è stato proposto senza indicare alcuna situazione locale capace di pregiudicare la determinazione del giudice. Lo stesso, infine, è stato palesemente presentato per ottenere una diversa decisione, stante la richiesta conclusiva di annullamento del dispositivo” e da qui l’inammissibilità del ricorso e la condanna di Leone Soriano al pagamento delle spese processuali e al versamento nella Cassa delle ammende della somma di tremila euro. Leone Soriano sta attualmente scontando una condanna definitiva a 20 anni di reclusione rimediata al termine delle operazioni Nemea e Rinascita Scott che l’hanno visto condannato per ben 37 capi d’imputazione. In particolare è stato ritenuto promotore di due associazioni: una mafiosa e una seconda dedita al narcotraffico.