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L'attore impegnato a portare in giro per l’Italia il suo monologo in ricordo del sindaco Vassallo, ha collaborato con l’istituto omnicomprensivo per un’iniziativa all'insegna della legalità e del senso civico

Cultura

«La mafia è una montagna di merda». La frase che costò la vita a Peppino Impastato esplode con un boato nell’auditorium di Filadelfia, dove centinaia di studenti dell’Istituto omnicomprensivo - che comprende una scuola media, un liceo scientifico e un professionale - si sono riuniti questa mattina per assistere al monologo di Ettore Bassi, “Il sindaco pescatore”.

La pièce teatrale, dedicata ad Angelo Vassallo, ucciso dalla criminalità organizzata nel 2010, vede in scena non solo il noto attore, ma anche 9 studenti che frequentano l’istituto di Filadelfia, grazie alla sensibilità di Bassi, che non si è limitato a mettere in scena lo spettacolo su richiesta della dirigente scolastica, Maria Viscone, ma ha voluto essere affiancato sul palco da alcuni studenti. «I ragazzi - spiega Viscone - hanno risposto in una maniera splendida, dimostrando grande entusiasmo. Abbiamo avuto difficoltà a scegliere chi avrebbe dovuto recitare con Bassi, perché si erano proposti in tanti».

A rendere più coinvolgente l’iniziativa, promossa in vista della giornata della memoria per ricordare le vittime della mafia, è anche la drammaticità della storia interpretata da Bassi e l’intensità con cui l’attore veste i panni di questo sindaco ambientalista del salernitano che fu ucciso dalla camorra. 

«Vassallo - afferma Bassi prima dello spettacolo - è la prova che una politica pulita, che ha come scopo il bene comune, può esistere. Questo sindaco dava fastidio e per questo è stato eliminato, ma ancora non esiste un colpevole. Portare in scena la sua storia significa fare in modo che non venga dimenticato, affinché il suo esempio dia nuovi frutti».

Fruitori e allo stesso tempo artefici di questa giornata all’insegna dell’impegno civile, sono stati soprattutto gli studenti di Filadelfia, che hanno risposto con interesse all’iniziativa della loro scuola. «I ragazzi istintivamente rifiutano la violenza e la criminalità organizzata - conclude la dirigente scolastica -. Ma è un sentimento di rigetto che va curato e consolidato. Ed è ciò che abbiamo cercato di fare oggi».

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