Il patrimonio storico di Vibo diventi volano di sviluppo e lavoro

Le proposte del movimento Maipiùultimi e alcune indicazioni per i futuri amministratori della città

Le proposte del movimento Maipiùultimi e alcune indicazioni per i futuri amministratori della città

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Volontari al lavoro al Parco di Sant'Aloe

L’accessibilità al patrimonio culturale e archeologico di Vibo Valentia è stata al centro di un partecipato dibattito ieri sera al Sistema bibliotecario, organizzatore dell’evento insieme all’archeologa Maria D’Andrea in rappresentanza del costituendo comitato civico per la celebrazione del cinquantesimo anniversario della fondazione del Museo nazionale archeologico Vito Capialbi. Nel corso dell’incontro sono state illustrate da Franco Prampolini della Facoltà di Architettura di Reggio Calabria e dai titolari della Società DigiArt, alcune esperienze calabresi di utilizzo delle nuove tecnologie per favorire l’accessibilità al patrimonio archeologico.

Iniziativa che si inserisce nel contesto delle idee che il movimento #Maipiúultimi – nato su Facebook sulla spinta di alcuni cittadini, tra i quali lo stesso direttore del Sbv Gilberto Floriani – si propone di sviluppare con progetti concreti, anche finanziariamente considerato lo stato fallimentare del bilancio della città, per tentare di costruire una nuova identità per Vibo Valentia legata pure allo sviluppo dell’economia dell’accoglienza. «Non molti vibonesi – si legge nella nota del Sbv – sanno che negli ultimi anni sono stati spesi milioni di euro per realizzare un parco archeologico urbano articolato su alcune importanti realtà: il Museo del Castello, le mura greche, i mosaici e tutta l’area di Sant’Aloe, il sito del Cofino, Santa Chiara e il castello di Bivona. I cittadini non sanno e non hanno percezione di questi lavori perché allo stato, di questo importante investimento – aggiunge Floriani – non è ancora stato messo a sistema quasi nulla, Sant’Aloe per fare un esempio è solo una sterpaglia abbandonata. L’attività di valorizzazione di questo patrimonio è in gran parte di competenza del Comune di Vibo Valentia, che finora non ha progettato e realizzato quasi nulla per renderlo fruibile. Eppure, se si riflette un poco sugli esempi virtuosi di valorizzazione realizzati a Soriano, Pizzo e Zungri, visitati annualmente da decine di migliaia di turisti, si può immaginare che con molta applicazione e pochissima spesa, analoghi risultati potrebbero essere conseguiti anche a Vibo Valentia. Significherebbe realizzare posti di lavoro e attrarre in città molte persone». 

Più visitatori del patrimonio culturale vibonese «vorrebbero dire più commercio, più artigianato, più accoglienza per la rete alberghiera e dell’accoglienza diffusa. Mi auguro che la realizzazione compiuta del Parco archeologico di Vibo Valentia diventi un punto qualificante della nuova amministrazione vibonese».