sabato,Maggio 25 2024

Popoli e identità, all’istituto alberghiero di Vibo la presentazione del libro della sociologa Groe

La condizione attuale dei nativi americani che vivono South Dakota nel romanzo “Il mustang e la piccola stella del mattino”. L’evento rientra nella ricorrenza “Giornata mondiale della terra”

Popoli e identità, all’istituto alberghiero di Vibo la presentazione del libro della sociologa Groe

Lunedì 21 (alle ore 17) nell’Aula magna dell’Ipseoa “E. Gagliardi” di Vibo Valentia, è prevista la presentazione del romanzo “Il mustang e la piccola stella del mattino” scritto da Lucia Groe. L’iniziativa (in collaborazione con l’associazione Sentiero Rosso Onlus) rientra nell’ambito del progetto “La terra racconta” organizzata per la ricorrenza della “Giornata mondiale della terra” con la partecipazione del Corso serale dell’istituto e degli studenti del Convitto annesso. Il romanzo focalizza l’incontro tra due culture e visioni del mondo. È uno specchio in cui riflettere le categorie concettuali e linguistiche con cui ci rapportiamo all’altro. In particolare emerge la questione relativa all’identità dei popoli nella storia e nei luoghi in relazione alle “civiltà” dominanti. Un tema di assoluta attualità in un contesto internazionale in cui la memoria, le tradizioni e la storia millenaria di cui sono portatori le civiltà preindustriali, stanno rischiando di essere cancellati in un breve lasso di tempo di fronte “al diabolico progetto della globalizzazione di tutti i cervelli” come aveva denunciato 20 anni fa Tiziano Terzani prima di spegnersi, immaginando quale il destino dei giovani: “Perché la globalizzazione non è un fenomeno soltanto economico ma anche biologico, in quanto ci impone desideri globali e comportamenti globali che finiranno per indurre modifiche globali nel nostro modo di pensare. Il mondo di oggi ha bisogno di ribelli, ribelli spirituali”.

Lucia Groe è una docente dell’Università della Calabria (sociologa dell’ambiente) con la passione per la storia e la cultura dei nativi americani. Il romanzo che verrà presentato è stato finalista al premio letterario internazionale Victoria 3.0, con una segnalazione speciale ex aequo da parte della giuria.  Il libro che è frutto di una esperienza diretta, può essere anche letto come un documento storico-antropologico della realtà in cui vivono le tribù indiane eredi delle civiltà precolombiane, e lo si può collocare nella narrativa impegnata di matrice illuminista (romanzo di formazione e di ricerca) in cui la protagonista va sul campo per illuminare una vicenda tragica, come quella dell’attuale condizione sociale ed esistenziale degli indiani d’America, che nella storiografia ufficiale è stata rimossa o obliata, o addirittura mistificata da parte dei conquistatori. Basti soltanto riferirsi alla filmografia che è stata prodotta sul tema per rendersi conto come l’immagine dei nativi americani sia stata volutamente stravolta.

Il romanzo racconta la storia di Michael e Lucy. Lui è un Lakota che vive in riserva e lavora con i cavalli, lei è una ricercatrice italiana che grazie ad un progetto di ricerca si trasferisce a Rapid City. Si incontrano in un ranch nelle Black Hills e innamorandosi si imbattono nelle loro profonde diversità. Su di loro grava il peso storico del forte impatto che la cultura europea ebbe sulle sorti dei nativi americani. È una storia che racconta dell’amore che unisce laddove la discriminazione separa, e dei ritorni che tentano di riparare l’errore. Fanno da sfondo i paesaggi maestosi del South Dakota in cui si scorgono i disagi e le difficoltà socio-economiche delle riserve indiane d’America.

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