L’ex giudice Ayala a Vibo: «Falcone e Borsellino morti per aver fatto troppo bene il loro lavoro» (VIDEO)

Il già pubblico ministero nel maxiprocesso di Palermo insignito del Premio Convitto Filangeri: «Felice di poter dare un contributo alla formazione dei giovani»

Il già pubblico ministero nel maxiprocesso di Palermo insignito del Premio Convitto Filangeri: «Felice di poter dare un contributo alla formazione dei giovani»

Ayala la Convitto Filangieri
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Si è svolta questa mattina a Vibo Valentia, nell’Aula Magna dell’omonimo istituto, la cerimonia di consegna del “Premio Convitto Filangieri”. Giunto alla quinta edizione, il riconoscimento – assegnato dalla storica istituzione educativa vibonese su input del rettore Alberto Capria ed in partenariato con dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, l’Ufficio scolastico regionale per la Calabria, il coordinamento regionale delle Consulte degli studenti, l’associazione di giuristi “Democrazia nelle regole” e l’assessorato regionale all’Istruzione – costituisce un “sincero riconoscimento a personalità che si siano distinte nei vari ambiti della vita sociale e professionale”.

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Per la quinta edizione il premio è stato assegnato a Giuseppe Ayala, già pubblico ministero nel maxiprocesso di Palermo. Un riconoscimento che, anche a detta dei promotori, “acquista un particolare significato, a 25 anni dalla strage di Capaci ed a 30 anni dalla prima, storica, sentenza del maxiprocesso”. Alla manifestazione non hanno fatto mancare la loro presenza il direttore generale dell’Usr Calabria Diego Bouchè, il dirigente vicario Giuseppe Mirarchi, il sindaco di Vibo Valentia Elio Costa, nonché diversi dirigenti scolastici della provincia e i rappresentanti del coordinamento regionale delle Consulte degli studenti.

«L’idea di poter dare un contributo alla formazione di questi ragazzi per il rispetto delle regole e la cultura della legalità – ha detto Giuseppe Ayala -, dà un senso alla mia vita. Diversamente mi sentirei inutile. Sono proprio i ragazzi che incontro a farmi sentire utile perché mi consentono di realizzare una cosa in cui credo moltissimo: aiutarli a formarsi sull’importanza del rispetto delle regole della convivenza civile. Speriamo facciano meglio di noi».

Nel venticinquesimo anniversario della Strage di Capaci, l’ex magistrato ha poi tracciato un ricordo dei colleghi Falcone e Borsellino. «Giovanni e Paolo – ha detto – ma anche gli uomini delle loro scorte, sono morti nell’adempimento del loro dovere, ma sono morti proprio perché avevano fatto troppo bene il loro dovere. Francesca Morvillo, poi, è morta per amore. In tutto ciò c’è una grande lezione di vita che va colta e che non deve andare perduta».