Tra storia e fotografia, a Briatico una serata d’altri tempi

Iniziativa dall’alto spessore culturale alla presenza di ospiti del calibro di Luigi Maria Lombardi Satriani, Fulvio Librandi, Demetrio Guzzardi e Giuseppe Garrì
Iniziativa dall’alto spessore culturale alla presenza di ospiti del calibro di Luigi Maria Lombardi Satriani, Fulvio Librandi, Demetrio Guzzardi e Giuseppe Garrì
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di Mariella Epifanio

A Briatico una serata dal sapore d’altri tempi. Un sapore antico, carico di malinconia, memoria, storia, arte e cultura. Di quella cultura che dà voce alla Calabria, che la rivela attraverso le parole di grandi ospiti come gli antropologi Luigi Maria Lombardi Satriani e Fulvio Librandi, il professore e scrittore Giuseppe Garrì e, l’editore Demetrio Guzzardi, relatore della serata. Attorno a loro, una preziosa esposizione curata dall’associazione Officina Fotografica.

Nelle foto 100 anni di storia, nelle parole, circa 2000. La serata è iniziata con la presentazione dell’evento da parte del vice presidente dell’associazione, Giuseppe Morello, che ha spiegato la nascita del sodalizio artistico e culturale, la programmazione dell’evento (i ringraziamenti al commissario Leonardo La Vigna e alla terna commissariale per aver autorizzato l’evento), la collaborazione con la parrocchia San Nicola di Briatico (a cui sono andati i ringraziamenti per l’impegno condiviso), il fine culturale e sociale di questo e di altri eventi che arriveranno in futuro.

Successivamente la parola è andata a Demetrio Guzzardi che ha presentato l’evento richiamando l’attenzione di tutti nei confronti delle piccole cose, ai dettagli, agli ultimi. Così come succede un po’ nella fotografia. A come la conoscenza della storia, ci aiuti ad avere uno sguardo diverso su tutto. Ha ricordato con affetto e stima la figura di padre Maffeo Pretto, che tanto ha dato al territorio in termini culturali, di rievocazione e ricerca storica.

L’intervento successivo, è stato quello del professor Satriani. Un silenzio concentrato e rispettoso si è creato nella pizzetta che sovrasta la scogliera del lungomare di Briatico appena il professore ha preso la parola. Si è detto felice dell’invito, organizzato proprio nella serata dedicata al pianto delle stelle, così come racconta una delle più famose poesie della letteratura italiana: 10 agosto di Giovanni Pascoli. Ha ricordato anche lui, la figura preziosa del prete studioso e ha voluto rimarcare il tema della memoria, fotografica o scritta; di quanto sia importante agire come strumento di memoria per far riemergere la storia delle cose e dal fondo dell’anima.

Una memoria che oggi, attraverso l’uso di strumenti mediatici, in questa frenesia dell’apparire, rischia di perdersi nella memoria corta. È per questo che essa, ha bisogno di “puntelli”, di punti fermi per durare nel tempo, restare come ricordo prezioso nella mente dell’uomo. Ed ecco che arriva il riferimento culturale del professore alla fotografia: c’è bisogno di bellezza, non solo esteticamente ma anche di quella che è dentro di noi, che scaturisce dalle nostre naturali doti artistiche, di osservazione, intellettuali.

«Ognuna di queste cose sarà in grado di far rivivere anche i nostri luoghi. Questo è amore, verità, vita. Termini intercambiabili in cui si trova la bellezza di eventi come questi che aiutano a riscoprire la speranza…». Guzzardi,  rimarcando il concetto di bellezza, ha affermato che ognuno di noi può essere costruttore di bellezza. intervento del professore Giuseppe Garrì, è iniziato col ricordo malinconico delle affollate e colorate, estati briaticesi. Ricordi di tempi spensierati e felici, le cui testimonianze rimangono su sbiadite fotografie.

Il suo affascinante intervento, è proseguito poi nel racconto sulle torri di avvistamento. In Calabria c’erano circa 300 torri. Solo a Briatico, ve ne erano 4: una a Sant’Irene, una in località Cocca, una a San Nicola e l’ultima ancora oggi esistente, la Rocchetta, nella sua marina. La storia dei “cavallari” (uomini a cavallo) che all’avvistamento delle navi turche o saracene, correvano nell’entroterra per avvisare le comunità della possibile incursione. L’ultimo intervento, è toccato al professor Fulvio Librandi (docente di Etnologia delle culture mediterranee dell’Università della Calabria e responsabile scientifico del Museo della ‘ndrangheta).

La sua esposizione è partita da una piccola ma attenta osservazione del movimento dei fotografi presenti e delle diverse angolazioni dalle quali venivano effettuati gli scatti. Immagini simili ma da prospettive diverse, che avrebbero raccontato nel loro insieme la serata. Ricordare, memoria. Il tema centrale della serata. E Il professore Librandi ne fa subito una dettagliata distinzione tra memoria corta e lunga, memoria archivio e memoria forza: la prima, è un dato archiviato, qualcosa che viene depositato integro nel tempo, come può essere una lettera; la seconda ha la particolarità di far scaturire emozioni diverse quando il dato o ricordo viene preso dal suo archivio, perché il tempo, su quel particolare tipo di memoria, ha lavorato con la forza delle esperienze e della vita che vi è passata sopra. E nel concludere il suo breve ma interessante saggio sulle memorie, cita una frase di Svevo “Il presente dirige il passato, come un direttore d’orchestra i suoi suonatori”. Un inno alla resistenza per non trovarsi in una dimensione orizzontale di un tempo difficile che appiattisce qualsiasi memoria e ci rende tutti uguali e vuoti delle nostre identità.

A fine serata, l’opera del grande illustratore calabrese Angelo Lo Torto, ha riassunto decenni di vita della comunità briaticese: un drago che esce dalla torre della Rocchetta, come un auspicio positivo di una comunità che rinasce e vuole farlo partendo dalla sua storia e dall’arte fotografica.