Il porto di Hipponion-Vibona e il progetto del Comune di Vibo inserito nei Cis

Se finanziato e realizzato consentirebbe di alimentare il turismo subacqueo e quello storico-culturale con la previsione di un waterfront da Vibo Marina a Trainiti ed interventi per 20 milioni di euro
Se finanziato e realizzato consentirebbe di alimentare il turismo subacqueo e quello storico-culturale con la previsione di un waterfront da Vibo Marina a Trainiti ed interventi per 20 milioni di euro
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Tra i progetti predisposti dal Comune di Vibo ed inseriti nei C.I.S. ( contratti istituzionali di sviluppo), è prevista la riscoperta dell’antico porto, attualmente sommerso, di Hipponion-Valentia mediante la realizzazione di un waterfront da Vibo Marina a Trainiti, per il quale sono previsti interventi per 20 milioni di euro.

Alla fine degli interventi programmati – si legge nella relazione che accompagna il progetto – sarà possibile organizzare visite turistiche con immersioni guidate e osservazione dei fondali su barche dallo scafo trasparente che porteranno ad un’altra importante crescita culturale ed economica di Vibo. Lo scopo sarebbe quello di mappare il tratto di costa vibonese e creare in futuro dei percorsi turistici subacquei. In pratica, un lungomare che si collega a un’esperienza suggestiva per chi potrebbe “passeggiare” in un’area sottomarina, catapultato nell’epoca dell’antica polis greca o in quella del municipium romano”. [Continua]

Già da tempo la ricerca archeologica subacquea ha identificato i due moli che costituivano il porto antico di Hipponion-Vibona, situato in località Trainiti, a poca distanza dal castello di Bivona. Una prima struttura è costituita da grandi massi squadrati che corrispondono al porto più recente, di epoca romana, caratterizzato da un ampio bacino, rispetto a quello di minori dimensioni risalente all’età greca. Il porto sfruttava un sistema fluviale costituito dai torrenti Sant’Anna e Trainiti e rivestiva grande importanza, sia in età greca che romana, grazie agli intensi scambi commerciali effettuati per via marittima e riguardanti prodotti agricoli, soprattutto olio e vino, oltre alla produzione ittica, in special modo il pregiato tonno, e quella boschiva. Un porto che rivestiva anche una grande importanza strategica e militare, documentata dalle fonti antiche (Strabone, Lucilio, Cicerone, Cesare) che menzionano il porto di Vibona ( l’espressione “ad Vibonem” è usata da Giulio Cesare nel suo “De bello civili” per riferirsi al porto vibonese) , posto al centro della rete marittima del Mediterraneo, per aver ospitato, durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo (48 a.C.), gran parte della flotta di Cesare proveniente da Messina.

La struttura portuale rimase sicuramente attiva fino all’VIII secolo, poi le incursioni saracene resero difficile la sua esistenza. Nel 982 un attacco saraceno rase al suolo completamente Vibo e i cittadini superstiti si distribuirono alla marina di Bivona. Le scorrerie dei pirati musulmani durarono ben otto secoli finché, nel 1659, per impedire i continui assalti che seminavano morte e distruzione lungo la costa, il Papa ordinò l’interramento del porto con il trasporto di massi e l’immissione dei due torrenti  vicini, Trainiti e S.Anna, che vennero deviati. Finiva così l’esistenza di un porto famoso e antichissimo. Mito, leggenda? No, è  Storia, quella con la esse maiuscola.
Se finanziato e realizzato, il progetto consentirebbe (il condizionale è d’obbligo)  di aggiungere un altro importante tassello al già ricco patrimonio storico-culturale del territorio offrendo agli appassionati del turismo subacqueo e di quello culturale un’importante occasione da aggiungere alle loro esperienze.