“Fabrizia e il principe”, ecco il romanzo storico ambientato nelle Serre vibonesi

Recentemente data alle stampe l’opera della scrittrice calabrese Maria Cirillo sulla vita e costumi di un piccolo paese di montagna nel sedicesimo secolo

Recentemente data alle stampe l’opera della scrittrice calabrese Maria Cirillo sulla vita e costumi di un piccolo paese di montagna nel sedicesimo secolo

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“Fabrizia e il principe. La favola in un borgo”. E’ un romanzo principalmente ambientato su vita e costumi di un piccolo paese di montagna nel sedicesimo secolo, a quell’epoca noto come “Prunare“, diventato nel 1591 “Fabrizia” per volere del Primo Principe della Roccella, Fabrizio Carafa, in quanto territorio sotto il suo dominio. La narrazione si svolge dentro una duplice cornice temporale: la favola rappresenta il cuore centrale del romanzo e ripercorre, tra storia e immaginazione, luoghi e persone di un periodo indefinito tra la fine del sedicesimo secolo e l’inizio del diciassettesimo.

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L’espediente narrativo, grazie al quale è raccontata la storia in un contesto onirico-allucinatorio, si svolge, invece, in una circostanza più recente. Una bambina dal carattere sensibile, negli anni ‘50, per sfuggire all’incubo della morte del padre, si nasconde in un vecchio castello disabitato. L’allucinazione che ne sussegue costruisce un racconto raffinato e intenso che è insieme storia e favola, e interseca personaggi ed eventi reali a una trama appassionante e dai risvolti imponderabili.

L’autrice. Maria Cirillo è stata funzionaria comunale, vive a Fabrizia, suo paese natale, esercita la professione di avvocato e si diletta a scrivere storie di vita del presente e del passato. Come scrittrice esordisce nel 2013 con il romanzo “Lì. All’ombra delle pietre accastellate” (Prospettiva editrice), un’intrigante e raffinata storia che si svolge presso i famosi megaliti di Nardodipace. Rientra nel filone dell’osservazione del passato l’opera narrativa “Monologo a mia madre”. Nel 2016 ha pubblicato un volume con due commedie in vernacolo, dal titolo “Di lu Piducchiu allu Ponti”.