Al Nuovo Pignone manca l’acqua, i sindacati chiedono un incontro al prefetto

Per l’approvvigionamento si ricorre alle autobotti da Serra San Bruno. La Rsu punta il dito contro le inefficienze del sistema idrico di Comune e Corap e avverte: «Commesse a rischio»
Per l’approvvigionamento si ricorre alle autobotti da Serra San Bruno. La Rsu punta il dito contro le inefficienze del sistema idrico di Comune e Corap e avverte: «Commesse a rischio»
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Un incontro urgente con il prefetto di Vibo Valentia Francesco Zito e il sindaco Maria Limardo. Al centro del quale porre le problematiche che sta subendo lo stabilimento produttivo Nuovo Pignone, azienda ex Eni oggi del gruppo Baker Hughes, che impiega circa 90 unità e che, grazie all’indotto, dà lavoro a 270 unità giornaliere nel territorio provinciale e regionale. E’ quello che chiede la Rappresentanza sindacale unitaria formata da Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm per intervenire sulla grava carenze idrica che ha costretto lo stabilimento produttivo ad approvvigionarsi di acqua ricorrendo anche ad autobotti provenienti di Serra San Bruno. «Come ben noto – denunciano i sindacati -, in un tessuto socio-economico molto fragile, se non in uno stato comatoso in cui riversa la nostra provincia, un problema causato dall’inefficienza del sistema idrico comunale e del Corap, come quello che stiamo subendo in questo momento, non può e non deve in alcun modo essere motivo di mancata produzione con conseguenze molto gravi, sia dal lato della consegna delle commesse in lavorazione, sia dal lato dell’immagine verso la nostra direzione generale e soprattutto verso i nostri clienti, che sono in prevalenza grosse multinazionali del campo dell’Oil & Gas, i quali non accetteranno ritardi sulle consegne con conseguenze sulle penali contrattuali».

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La situazione, avvertono le sigle di categoria metalmeccaniche, «rischia non solo di erodere il nostro fatturato ma mette in seria discussione la possibilità di continuare ad investire sul territorio. Questo potrebbe comportare, forti conseguenze sul tessuto socio-economico e produttivo del territorio provinciale e, non di meno, su quello regionale. Premesso ciò, e sentiti i nostri rappresentati territoriali e regionali, siamo a chiedere un incontro, il prima possibile, per risolvere definitivamente questo sgradevole problema. Tale incontro – chiariscono infine – potrebbe essere un’opportunità per costituire un tavolo tecnico di discussione affinché si possa  risolvere sicuramente l’emergenza, ed investirvi di altre problematiche che ci vedono, purtroppo, sempre penalizzati su potenziali opportunità di crescita sia occupazionale che di attrattiva su investimenti per lo sviluppo tecnologico del sito».