Buoni spesa, il Comune di Vibo assegna le somme residue e azzera la burocrazia

Specificate le modalità di accesso ai fondi rimanenti dalla prima assegnazione. Negozianti esentati da fatture e Durc e subito liquidati
Specificate le modalità di accesso ai fondi rimanenti dalla prima assegnazione. Negozianti esentati da fatture e Durc e subito liquidati
Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

Il Comune di Vibo dirama le linee guida per la redistribuzione della somma residua del contributo di circa 280mila euro assegnatogli dalla Protezione civile per i buoni spesa da conferire alle famiglie economicamente più colpite dall’emergenza sanitaria. Un nuovo mini-bando riservato ai cittadini “già beneficiari di sussidi pubblici di cui all’avviso pubblicato il 31 marzo 2020», le cui modalità erano già state riportate nello stesso avviso che, sul punto, recitava: “Per i fondi eventualmente non assegnati entro il 15 aprile, si procederà, in funzione delle eventuali somme residue, all’acquisto di derrate alimentari ovvero ad un’ulteriore assegnazione ai richiedenti bisognosi”. [Continua]

Buoni spesa: a Vibo pervenute più di 1000 domande, già evase il 30 per cento

Informazione pubblicitaria

Quella formula viene ora variata specificando che «le somme restanti dalla prima assegnazione, saranno ripartite ai soggetti anche già assegnatari di benefici pubblici, nel modo seguente: non saranno presi in considerazione i cittadini con sostegni pubblici superiori a 550 euro mensili per nucleo familiare; si procederà all’assegnazione iniziando dai redditi inferiori fino alla ridistribuzione delle somme assegnate al Comune; applicazione di una riduzione proporzionale dell’importo calcolato in base ai criteri riportati nell’avviso principale (componenti del nucleo familiare), secondo la seguente formula: I= 1 – (Rn/Rmax) x Rdet, dove I: importo dei buoni spesa da concedere; Rn: reddito percepito; Rmax: fissato in €. 550,00 mensili; Rdet: reddito spettante in caso di nessun beneficio”.

Considerato che, si spiega, “il risultato di tale formula difficilmente coinciderà con importi multipli di 10,00 euro (ammontare di ciascun buono), si procederà all’arrotondamento per difetto, con un risultato fino a 4,99 euro e per eccesso con un risultato da 5,00 euro in su”.

Viene poi esplicitate una serie di deroghe riservate agli esercizi commerciali che, in considerazione dell’esigenza di abbattere i tempi burocratici, godranno di procedure “semplificate”. “Ai fini della liquidazione – si legge tra queste – non sarà richiesto al negoziante il Durc, in quanto gli esercizi commerciali non sono appaltatori ma soggetti che vengono accreditati come materiali erogatori del contributo in natura, cioè la spesa o i generi di prima necessità. Sono i cittadini ad essere, dunque, destinatari del contributo, per come indicato nell’ordinanza della Protezione Civile”. Ancora: “gli operatori commerciali, potranno non emettere fattura nei confronti del Comune, ma una semplice nota di addebito esclusa dal campo di applicazione dell’Iva, contenente il numero dei buoni ricevuti dai cittadini beneficiari. In sostanza, ai fini fiscali, la transazione avviene tra l’operatore commerciale e il beneficiario del buono spesa, nei confronti del quale dovrà essere rilasciato lo scontrino. Si ricorda che i buoni spesa dovranno essere allegati in originale alla nota di addebito”. Infine si precisa che “il saldo delle spettanze ai negozi, sarà effettuato nell’immediato in quanto il Comune è già in possesso delle somme necessarie”.