Tirocinanti, da Vibo parte la mobilitazione: «Chiediamo la stabilizzazione»

L’Unione sindacale di base al fianco dei lavoratori impiegati da anni nelle pubbliche amministrazioni ma senza tutele: «Basta al rimpallo tra istituzioni, la Regione deve darsi una mossa»
L’Unione sindacale di base al fianco dei lavoratori impiegati da anni nelle pubbliche amministrazioni ma senza tutele: «Basta al rimpallo tra istituzioni, la Regione deve darsi una mossa»
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Il ritorno alla (quasi) normalità ha il sapore amaro della solita beffa per i lavoratori tirocinanti impiegati da anni nelle pubbliche amministrazioni. Proprio ieri si è tenuta una riunione a Vibo Valentia tra l’Unione sindacale di base (Usb) e i lavoratori interessati, «per riaprire il fronte delle battaglie – afferma il sindacalista Saverio Bartoluzzi – contro il rimpallo di governo e Regione sulla ripresa del lavoro dopo l’emergenza sanitaria».

«Questi lavoratori – spiega Bartoluzzi – da decenni sono occupati nella pubblica amministrazione con compiti prettamente di livello superiore, altro che formazione; soggetti a turni a badge ad aggiornamenti, a norme contrattuali, che li hanno portati al punto di essere con la loro professionalità decennale indispensabili per portare avanti la macchina amministrativa nazionale. Lavoratori senza linea guida personalizzate per formarsi, ma addetti alla pari di tutti gli altri impiegati, soprattutto soggetti anche alle angherie e ricatti da parte di chi a loro fianco hanno “il pane assicurato” nello svolgimento di mansioni non proprie in qualità di tirocinanti».

Dall’assemblea è emersa la necessità che «bisogna partire da subito con una piattaforma rivendicativa che vada alla concretizzazione della loro stabilizzazione nelle amministrazioni, dove attualmente lavorano, e chiudere con questa pratica di lavoro nero nella pubblica amministrazione intollerabile. Servono regole univoche per tutti i dipendenti – rimarca il coordinatore dell’Usb – e non la sconcezza cui assistiamo oggi con lavoratori che svolgono stesso lavoro ma pagati meno di un reddito di emergenza».

L’assemblea dei lavoratori ieri ha deciso, vista la «poca o nulla attenzione del governo» all’occupazione nel Sud del Paese, di partire con le mobilitazioni ed altre prerogative sindacali che saranno decise nelle prossime attività del gruppo Usb tirocinanti. «In tanti stanno già pagando oggi le conseguenze economiche della pandemia, ma l’impatto – evidenzia il sindacato – sarà ancora maggiore nei prossimi mesi, per questo la Usb metterà in campo tutte quelle misure politiche/sindacali, per non  far pagare la crisi ai lavoratori e alle classi popolari, contro chi vuole scaricare sulla collettività i costi delle misure necessarie a tutelare i profitti dei padroni ed in questo caso dello stesso Stato che utilizza in modo anomalo i tirocinanti».

Senza prospettive lavorative e senza stabilizzazione i lavoratori della Usb sono già pronti ad aprire un fronte di campagne sindacali a partire dalla Regione Calabria per poi finire al governo che in numerosi Dpcm emanati «ha solo rilanciato nel baratro questi lavoratori indispensabili nelle pubbliche amministrazioni».