“Caso trenino” a Ricadi, gli albergatori consegnano le chiavi delle attività

VIDEO | Gli imprenditori turistici insorgono contro la decisione del commissario prefettizio che ha vietato l'uso del mezzo obbligandoli all'utilizzo di dieci navette
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Una protesta pacifica ma efficace. È quella messa in atto da un gruppo di albergatori di Ricadi che questa mattina si sono dati appuntamento davanti al municipio per manifestare contro l’ordinanza anti-trenino, un provvedimento con cui il commissario prefettizio che guida il Comune, Manuela Romanò, dal prossimo 25 luglio impedirà al mezzo finanziato dagli operatori di svolgere i compiti di navetta per la suggestiva spiaggia di Grotticelle, in quanto, si legge nel provvedimento «i veicoli trainanti un rimorchio intralciano notevolmente la mobilità veicolare e pedonale».

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Gli operatori turistici contestano la scelta: abolendo il trenino verranno nuovamente utilizzate le dieci navette, una per struttura, che continueranno a fare su e giù dal litorale comportando disagi alla circolazione, inquinamento acustico e atmosferico, e difficoltà a rispettare le norme anti-Covid su un mezzo di trasporto con cabina.

A farsi portavoce del gruppo, l’albergatore Carlo Pantano, che ha evidenziato un primo silenzio delle istituzioni e, una volta avuto un incontro con il commissario, la mancanza di risposte esaurienti: «In un periodo di grande incertezza abbiamo deciso di aprire le nostre strutture proprio perché c’erano le condizioni di poter offrire tutti i nostri servizi di sicurezza. Venendo meno il servizio spiaggia andiamo in grosse difficoltà, anche perché, nel momento i cui scopriranno che è stato soppresso, i clienti che hanno già prenotato potrebbero presentare delle disdette, con conseguenze notevoli sulla gestione».

In mattinata, dunque, la protesta in Comune, con le navette che hanno raggiunto la meta a clacson spiegati e la richiesta, negata bruscamente, di parlare con un responsabile che potesse dare delle risposte. Alla fine l’unica scelta possibile: la consegna delle chiavi in busta chiusa all’ufficio protocollo e la speranza che qualcosa si smuova in tempi brevi.