Esami avvocato saltati, continua la battaglia del comitato dei praticanti di Vibo

I futuri avvocati si rivolgono alla politica ed alle istituzioni forensi raccogliendo adesioni da ogni parte d’Italia contro la decisione discriminatrice adottata dal Ministero della Giustizia
I futuri avvocati si rivolgono alla politica ed alle istituzioni forensi raccogliendo adesioni da ogni parte d’Italia contro la decisione discriminatrice adottata dal Ministero della Giustizia
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Nuovo intervento da parte del comitato per la tutela dei Praticanti Avvocati di Vibo Valentia che si sono visti slittare dal ministro della Giustizia l’esame da avvocato – previsto per dicembre – a causa del coronavirus. Il comitato spontaneo per la tutela dei Praticanti Avvocati del Foro di Vibo Valentia diventa così portavoce di quella che preannunciano sarà “una rivoluzione di pensiero. In pochissimo tempo è riuscito a crescere ed intessere rapporti con tantissimi altri giovani Praticanti Avvocati d’Italia, confrontandosi e coordinandosi – anche con modalità differenti – per raggiungere lo stesso fine: essere tutelati. Il sostegno da parte dei colleghi, delle famiglie e persino del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Vibo Valentia che ci inorgoglisce e avvalora un piccolo centro, spesso abbandonato a sè stesso.

Grazie a tutti coloro i quali sostengono la nostra causa, in un modo o nell’altro. Grazie! Una vittoria sociale – spiegano dal comitato – ed addirittura “storica” se si considerano gli anni di ingiustizie subite nel corso degli anni. All’ennesima, i futuri Avvocati si sono ribellati chiedendo spiegazioni sulla palese disparità di trattamento e sul rinvio dell’esame “a data da destinarsi”. Ciò che temono i giovani Praticanti, infatti, è saltare la sessione 2020 per un mero capriccio che nega l’adattamento della modalità “classica” di espletamento dell’esame di abilitazione a quella “straordinaria”, imposta dalla situazione epidemiologica. Risposte, solo risposte alle tante domande accumulatesi negli anni. E per ottenerle, il comitato vibonese ha invocato l’intervento delle istituzioni e fra queste l’on.le Nesci, l’on.le Tucci, il senatore Mangialavori ma anche i presidenti della Commissione – Giustizia di Senato e Camera, senatore Ostellari e on.le Perantoni.

Qui di seguito, la lettera:

Il Comitato giovani praticanti di Vibo Valentia per tramite dei suoi promotori, rifacendosi a Voi che siete i rappresentanti eletti del nostro collegio elettorale, espone quanto segue:

La straordinaria emergenza sanitaria ha imposto soluzioni estreme in materia di sanità, lavoro e sostegno affinché, in un momento di incertezza quale quello attuale, si potessero dare risposte concrete alle differenti categorie di lavoratori. In questo disordine, alcune classi sono state ingiustamente ridicolizzate e discriminate da manovre prive di logicità, spesso contraddittorie, mosse dalla complessità dei tanti. Quanto si leggerà nelle successive righe dimostra le illogicità e le discriminazioni nei confronti della categoria dei praticanti avvocati.
In data 29 aprile 2020 interveniva con D. M. n. 57 il ministro dell’Università e della Ricerca, dispone l’esame orale abilitante per un’ampia categoria di professionisti. Tutto ciò non accadeva per la professione forense per la quale, invece, si disponeva ai sensi dell’art. 254 c.3 del D.L. 19.05.2020 n. 34 la correzione con modalità di collegamento da remoto per le prove scritte della sessione 2019/2020. La suddetta decisione, oltre a destare preoccupazione ai candidati per il pericolo che le correzioni delle prove potessero richiedere dei tempi molto più lunghi, ledeva l’art. 3 della Costituzione in tema di uguaglianza formale e sostanziale. A seguito della sollevata discriminazione tra categorie interveniva prontamente il sottosegretario alla Giustizia Giorgis, che, in data 13 maggio 2020 dichiarava pubblicamente: “la disparità di trattamento rispetto agli esami di abilitazione delle altre professioni si giustifica perché nel caso dei praticanti avvocato ci sono delle prove svolte, motivo per cui non si può pregiudicare la legittima aspettativa di coloro che hanno sostenuto dette prove e che giustamente attendono di conoscere i risultati dei loro elaborati scritti”.

Successivamente, in data 27 maggio 2020 interveniva il ministro della Giustizia Bonafede sostenendo che “l’attuale quadro epidemiologico lascia ragionevolmente ritenere che si possa programmare la prossima sessione di abilitazione di dicembre”. Poi un assordante silenzio.Un “che fare fontamarese” diffuso che nemmeno lo scorso 29 ottobre 2020 veniva placato.Difatti, nella medesima data, a seguito dell’interrogazione parlamentare promossa dall’onorevole Cosimo Ferri, avente ad oggetto l’esame di abilitazione alla professione forense 2020/2021, il ministro della Giustizia non si presentava alla Camera dei deputati, senza pertanto dare delucidazioni riguardo le eventuali modalità alternative per sostenere la prova.

Sono ormai trascorsi otto mesi dai primi casi di diffusione della pandemia in Italia e nessuno ha pensato ad una modalità alternativa in grado di superare la palese ed evidente difficoltà organizzativa dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense.
Con un post Facebook del 5 novembre 2020 delle ore 3.57, il ministro della Giustizia pro tempore, comunicava candidamente la decisione di rinviare le prove scritte previste per il 15, 16 e 17 dicembre 2020 – consapevole del pregiudizio subito dalla categoria – a data da destinarsi.
Nella giornata del 10 novembre 2020, il Ministero emanava il decreto col quale disponeva il rinvio delle prove scritte, prevedendo l’individuazione delle nuove date il 18 dicembre 2020 e la comunicazione delle modalità in data 16 marzo 2021 (periodo in cui è prevista la terza ondata Covid-19, da aggiungersi alla notoria influenza stagionale). A nulla sono valse le tante proposte suggerite da associazioni e dai comitati spontanei stanchi dell’ennesima umiliazione subita dalla categoria. Tutto quanto accaduto, (soprattutto il differimento promosso tramite social network), lede non soltanto profondamente la dignità, la professionalità, l’impegno e i sacrifici effettuati dai futuri colleghi del ministro che avevano creduto sia nelle sue parole che in quelle del sottosegretario Giorgis, facendo legittimo affidamento sulle comunicazioni di aprile e maggio, ma soprattutto lede i principi di lealtà, onore e diligenza su cui ogni avvocato è tenuto a prestare giuramento.
Differire la sessione della prova 2020 non soltanto determina la già sollevata disparità di trattamento rispetto alle altre categorie sottoposte ad esame di abilitazione, a cui è stato concesso “l’orale abilitante”, ma procrastina l’entrata nel mondo del mercato del lavoro di migliaia e migliaia di giovani che per anni sono stati sfruttati affrontando immensi sacrifici.

Siamo totalmente consapevoli del periodo delicato che tutto il mondo, ed in particolare la nostra nazione, sta vivendo e ci rendiamo conto di quanto possa essere impegnativo garantire lo svolgimento di una prova come quella di abilitazione all’esercizio della professione forense, così già di per sé mal articolata e con così tanta partecipazione. Ma allo stesso tempo, uno Stato che si definisca tale, non può limitarsi a guardare la grandezza del problema e a sacrificare all’Altare della Patria, e alla ragione di Stato, il (solo) futuro di un’ampia fascia di giovani aspiranti avvocato. Ne va del concetto stesso di “Stato moderno” e della necessità di dare la possibilità a questo paese di avere un futuro migliore. Tutto quanto detto sopra, per chiedere alle illustrissime Signorie Vostre di esercitare tutti i vostri poteri per perorare la causa e tutelare così i diritti di una categoria da anni bistrattata, sia dal mondo politico che dalle Istituzioni forensi”.