Tra le province più povere d’Italia ma anche con il prezzo dei carburanti più alto. È l’ennesimo paradosso con cui deve fare i conti il Vibonese in queste settimane di continui rialzi alla pompa. Nonostante la crisi in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz stiano pesando sulle tasche di tutti gli italiani, nella provincia di Vibo la situazione è ancora più preoccupante, con il diesel che ormai ha toccato quota 2,32 euro al litro.

Perché? Lo abbiamo chiesto a Caterina De Lorenzo, presidente della sezione Energia e Ambiente di Confindustria Vibo, che prova a ricostruire dinamiche, responsabilità e prospettive del settore.

Com’è possibile che nel Vibonese il prezzo del carburante costa più che altrove in Italia?
«Colpa delle accise».

Quelle che la premier Meloni quando era all’opposizione prometteva che avrebbe abolito una volta al governo?
«Quelle pesano, certo. Ma in Calabria, e in particolare nella provincia di Vibo, per anni si sono sommate accise provinciali e regionali. Il prezzo del carburante è composto da più elementi: una parte è il costo industriale, una parte sono le accise statali e una quota, più piccola, è decisa da Regione e, in passato, anche dalla Provincia. Ogni anno, il 2 gennaio, in Calabria registriamo un aumento dell’accisa regionale. Non perché aumenti il prezzo del petrolio».

Ma le accise spiegano davvero il divario con il resto d’Italia?
«Incidono, ma parliamo comunque di una fetta piccola. L’aumento regionale, per esempio, può essere di un centesimo su un prezzo di oltre due euro. Se però negli ultimi dieci anni queste accise non fossero aumentate continuamente, probabilmente oggi avremmo prezzi più allineati alle altre regioni».

E allora come si spiega la diversità di prezzo anche tra distributori vicini? Al momento possono ballare anche 30 centesimi di differenza tra una colonnina e l’altra…
«Questo dipende dalle politiche delle compagnie e dalle scorte. Ad esempio, alcune compagnie possono fare prezzi più bassi perché hanno acquistato carburante a costi precedenti».

I benzinai hanno responsabilità sui prezzi? Spesso gli automobilisti puntano il dito proprio contro di loro?
«No, il benzinaio è l’ultimo anello della catena. Subisce i prezzi imposti dalle compagnie petrolifere. Può muoversi solo di pochi millesimi rispetto al prezzo comunicato, per la precisione 7 millesimi in più o meno, non ha altro margine di manovra. È sbagliato prendersela con i gestori, non sono loro a fare il prezzo».

Sì ok, ma non mi dica che non c’è speculazione…
«La speculazione non è a valle, ma a monte della filiera. Avviene quando il petrolio è ancora nelle acque internazionali, prima di arrivare alla raffineria. In quei momenti, legati a guerre o tensioni geopolitiche, chi detiene il petrolio può alzare il prezzo o ritardare lo scarico in attesa che salga. È lì che si gioca la vera speculazione».

Il taglio delle accise deciso dal Governo ha aiutato?
«Sì, assolutamente. Senza il taglio delle accise saremmo arrivati anche a 2,60 euro al litro per la benzina. È stata una misura importante».

Perché oggi il gasolio costa più della benzina?
«Perché le accise sulla benzina sono state ridotte, mentre quelle sul diesel non sono state toccate. Questo ha portato al sorpasso».

Dopo la decisione degli Usa di sospendere gli attacchi contro l’Iran ci sono stati segnali di diminuzione dei prezzi?

«Al momento parliamo di riduzioni molto contenute. Per esempio, all’ingrosso si registrano cali di pochi centesimi che il consumatore spesso non percepisce. Per vedere un effetto reale servirebbe una diminuzione di almeno 10-15 centesimi. E questa ancora non c’è».

Ma si tornerà mai ai livelli precedenti alla guerra?
«Ai livelli precedenti non torneremo. Nella migliore delle ipotesi possiamo arrivare a 1,80-1,90 euro per il diesel, ma scendere sotto è difficile».

C’è una soluzione strutturale che l’Italia può adottare?
«Bisognerebbe aumentare la produzione nazionale. Se l’Italia producesse più petrolio, potremmo coprire il nostro fabbisogno interno. Serve un approccio “su misura”, non ideologico: le politiche green sono importanti, ma devono essere sostenibili anche economicamente per cittadini e imprese».

E il futuro del settore?
«Il biodiesel rappresenta una possibile evoluzione, perché più compatibile con le normative europee. Immaginare che tutti si convertano all’energia solare è utopistico. La transizione energetica deve essere accompagnata da una sostenibilità economica reale».