Prezzi del jet fuel e tensioni geopolitiche costringono la low cost a rivedere la propria strategia in Europa. Lamezia, Reggio e Crotone subiscono il peso delle riduzioni per difendere i margini aziendali nei mesi a basso profitto
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La rete aeroportuale della Calabria si prepara ad affrontare un inverno 2026/2027 caratterizzato da una visibile contrazione delle frequenze aeree. Il ridimensionamento operativo attuato da Ryanair negli scali di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone non rappresenta un caso isolato o una disaffezione verso il territorio, ma si inserisce all'interno di una più ampia manovra difensiva globale dell'operatore irlandese per arginare l'impatto del caro carburante. Il sito aeroporticalabria ha pubblicato l’elenco dei voli cancellati.
La copertura azzerata sul jet fuel
Alla base del cambio di rotta del vettore c'è una precisa dinamica di bilancio. Dopo un'estate da record, terminata con numeri ben superiori alle stime di traffico, il nodo centrale è diventato la scadenza delle coperture finanziarie (hedging) sul prezzo del cherosene. Se per l'anno di esercizio precedente Ryanair era riuscita a proteggere oltre l'80% del fabbisogno di carburante a prezzi calmierati, la percentuale di copertura per i mesi a venire è precipitata drasticamente. Trovatasi esposta alle fluttuazioni del valore di mercato del jet fuel — stabilizzatosi su quotazioni elevate attorno ai 1.300 dollari a tonnellata — la compagnia ha dovuto correre ai ripari.
Il sacrificio dei mesi deboli
Per evitare di scaricare i rincari direttamente sui passeggeri con un aumento generalizzato delle tariffe, il modello low cost impone una rigida ottimizzazione delle rotte. Tra novembre 2026 e marzo 2027 la compagnia prevede di eliminare circa 10.000 voli in tutto il suo network. La decisione di sacrificare la stagione fredda risponde a una logica puramente finanziaria: l'inverno è da sempre il trimestre strutturalmente meno redditizio per il trasporto aereo. Invece di volare in perdita su tratte a domanda ridotta, il vettore ha preferito ridurre la capacità complessiva, rivedendo al ribasso le stime globali di traffico per l'anno fiscale.
Le ripercussioni sulla rete calabrese
Gli aeroporti calabresi risentono direttamente di questa politica di contenimento dei costi. I tre scali della regione vedono ridursi sia i collegamenti con i principali hub nazionali (come le direttrici verso Milano, Bologna, Pisa e Venezia) sia le rotte internazionali.
Lamezia Terme: per aeroporticalabria subisce il volume più consistente di modifiche, con una forte concentrazione di riduzioni di frequenza e cancellazioni sulle rotte verso il Nord Italia e i collegamenti esteri. Nel dettaglio: Bologna (30 voli cancellati), Bratislava (9 voli cancellati), Cracovia (16 voli cancellati), Francoforte Hahn (17 voli cancellati), Milano Bergamo (3 voli cancellati), Milano Malpensa (27 voli cancellati), Pisa (35 voli cancellati), Tirana (4 voli cancellati), Torino (4 voli cancellati), Venezia M. Polo (24 voli cancellati), Verona (11 voli cancellati).
Reggio Calabria: registra l'annullamento sistematico di diverse frequenze settimanali verso le destinazioni del centro-nord. Ecco quali, sempre nell’elaborazione di aeroporticalabria: Bologna (15 voli cancellati), Milano Bergamo (8 voli cancellati), Milano Malpensa (16 voli cancellati), Pisa (17 voli cancellati), Torino (20 voli cancellati), Venezia M. Polo (26 voli cancellati).
Crotone: pur mantenendo la struttura di base della propria offerta, subisce tagli puntuali nei momenti di minore afflusso della stagione. L’intervento di Ryanaia prevede 4 voli cancellati per Bologna e 4 voli cancellati per Milano Bergamo.
L'andamento dei prossimi mesi per gli scali calabresi rimarrà legato all'evoluzione delle tensioni geopolitiche e al prezzo del cherosene, variabili che continuano a condizionare la stabilità operativa dei vettori ad alta efficienza.

