Il Vibonese nella parte alta della classifica in un quadro regionale già critico dove la Calabria svetta in Italia. Il “primato” a Reggio con 15 prestazioni ogni 100 abitanti. C’entra l’abolizione del reddito di cittadinanza?
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La provincia di Vibo Valentia si colloca tra le realtà italiane con la più alta incidenza di pensioni di invalidità rispetto alla popolazione residente. È quanto emerge dall’ultimo studio dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che fotografa la situazione al 31 dicembre 2024 e mette in evidenza come il territorio vibonese occupi il quinto posto nella classifica nazionale delle province, con 13,10 prestazioni di invalidità ogni 100 abitanti.
Un dato che inserisce Vibo in un quadro regionale già critico: la Calabria, infatti, è la prima regione d’Italia per incidenza complessiva di pensioni di invalidità, sia previdenziali che civili, con il 13,2 per cento della popolazione che beneficia di almeno una prestazione. «La regione che presenta l’incidenza più elevata sul totale degli abitanti è la Calabria», sottolinea la Cgia, seguita a distanza da Puglia e Umbria. A livello provinciale, il primato spetta a Reggio Calabria, con quasi 15 prestazioni ogni 100 abitanti, davanti a Lecce e Crotone, mentre Vibo Valentia si conferma tra le aree maggiormente interessate dal fenomeno.
Nel dettaglio, in provincia di Vibo sono 19.717 le prestazioni di invalidità vigenti, di cui 4.841 di tipo previdenziale e 14.876 di natura civile. Numeri che, rapportati alla popolazione, collocano il territorio vibonese ben al di sopra della media nazionale, ferma al 7,4 per cento. «Un divario netto che evidenzia una forte concentrazione nel Mezzogiorno», evidenzia lo studio, ricordando come il Sud, pur avendo una popolazione inferiore rispetto al Nord, eroghi circa 500mila pensioni di invalidità civile in più.
Il rapporto segnala inoltre che, tra il 2020 e il 2024, le pensioni di invalidità civile sono cresciute in modo significativo, soprattutto nelle regioni meridionali. In Calabria l’aumento è stato dell’11,9 per cento, uno dei più alti a livello nazionale. «Nel Mezzogiorno l’incremento è stato particolarmente marcato anche tra il 2022 e il 2024», osserva la Cgia, mentre le prestazioni previdenziali continuano a diminuire su scala nazionale a causa di riforme normative risalenti agli anni Ottanta.
La spesa complessiva per le pensioni di invalidità in Italia nel 2024 è stimata in circa 34 miliardi di euro, di cui 21 destinati alle prestazioni civili. Alla Calabria spettano circa 1,15 miliardi di euro l’anno, con un importo medio mensile che si attesta intorno ai 496 euro. «Quasi la metà della spesa per invalidità civile viene assorbita dal Mezzogiorno», si legge nel report, a conferma di uno squilibrio territoriale che continua a caratterizzare il sistema di welfare italiano.
Lo studio non esclude interrogativi sul contesto sociale ed economico che accompagna questi numeri. In particolare, viene sollevato il tema della possibile connessione tra l’aumento delle pensioni di invalidità civile e la cancellazione del reddito di cittadinanza. «Dimostrare una correlazione diretta risulta impraticabile», chiarisce la Cgia, «ma il dubbio che vi sia stata una qualche connessione tra i due fenomeni rimane, soprattutto in alcune aree del Paese». Aree tra cui rientrano, inevitabilmente, anche le province calabresi come Vibo Valentia, segnate da fragilità occupazionali e sociali strutturali.
Nel quadro complessivo pesa anche il tema delle frodi, sebbene manchino dati ufficiali aggiornati. Secondo stime richiamate dallo studio, le truffe nel settore previdenziale ammonterebbero a decine di milioni di euro l’anno, con quasi 48 milioni di frodi accertate in poco più di un anno a livello nazionale.

