Dopo gli annunci legati alla manovra finanziaria il segretario provinciale Pasqualino Mazzitelli denuncia le conseguenze degli accorpamenti e la carenza di collaboratori scolastici: «Fermatevi». L’appello ai parlamentari calabresi
Tutti gli articoli di Economia e Lavoro
PHOTO
Il corridoio di una scuola vuota (immagine realizzata con l'Ia)
«Prima si accorpano le scuole, poi si riduce il personale. Ma i plessi restano aperti e i problemi ricadono su chi ci lavora». A lanciare l'allarme è Pasqualino Mazzitelli, segretario provinciale della Cisl Scuola di Vibo Valentia, che interviene sui quasi 7mila posti tra docenti e personale Ata che il disegno di legge di bilancio prevede di tagliare a partire dall'anno scolastico 2027/2028. Una prospettiva che preoccupa particolarmente nel Vibonese, dove gli accorpamenti degli istituti hanno già creato difficoltà organizzative, soprattutto nei territori più periferici.
«Nel Vibonese il dimensionamento ha già messo in ginocchio l'organizzazione scolastica, riunendo sotto un'unica dirigenza decine di plessi distribuiti in numerosi comuni. Distanze, edifici e responsabilità non si cancellano con un accorpamento sulla carta», denuncia il sindacalista.
Collaboratori scolastici insufficienti, plessi a rischio
Le maggiori criticità riguardano i collaboratori scolastici, il cui numero, secondo la Cisl, è già insufficiente a garantire il regolare funzionamento di tutte le sedi.
«I dirigenti fanno fatica persino a garantire l'apertura di tutti i plessi. Assicurare vigilanza, pulizia e assistenza di base, soprattutto agli alunni con disabilità, diventa ogni giorno più difficile. Il personale viene spostato da una sede all'altra per coprire le emergenze. Non è più sostenibile».
Il problema, sottolinea Mazzitelli, non può essere affrontato considerando soltanto la diminuzione della popolazione scolastica. Meno studenti non significa necessariamente meno lavoro, soprattutto quando gli edifici rimangono aperti e distribuiti su territori molto vasti.
«Meno alunni non significano meno ingressi da sorvegliare, meno piani da pulire o meno edifici da aprire. E nelle segreterie gli adempimenti non diminuiscono perché diminuiscono gli iscritti».
Meno personale anche per supplenze e attività didattiche
La preoccupazione riguarda anche la riduzione delle risorse destinate al potenziamento dell'offerta formativa, utilizzate dalle scuole per le attività di recupero, i progetti didattici e la sostituzione dei docenti assenti.
«Serve al recupero, ai progetti e anche alla sostituzione dei colleghi assenti», ricorda Mazzitelli, evidenziando una contraddizione nelle scelte del Governo.
La precedente legge di bilancio ha infatti già previsto, salvo motivate esigenze didattiche, che le scuole secondarie di primo e secondo grado provvedano con il proprio organico alla copertura delle assenze fino a dieci giorni sui posti comuni. Un obbligo che, secondo il sindacato, diventerà ancora più difficile da rispettare in presenza di ulteriori riduzioni del personale.
«Si chiede alle scuole di provvedere con il personale interno e poi si riducono proprio le risorse necessarie a farlo».
L'appello ai parlamentari calabresi: «Fermate i tagli»
La Cisl Scuola di Vibo Valentia si unisce quindi alla richiesta delle organizzazioni nazionali di cancellare i tagli previsti nella manovra e sollecita un intervento dei rappresentanti calabresi in Parlamento.
«Chiediamo ai parlamentari calabresi di intervenire e agli uffici scolastici di valutare gli organici sulla base dei bisogni reali: plessi, distanze, orari e assistenza».
La questione, conclude Mazzitelli, va ben oltre le difficoltà quotidiane di dirigenti, insegnanti e personale Ata. Nei piccoli centri del Vibonese, già alle prese con lo spopolamento e la progressiva riduzione dei servizi, la presenza di una scuola rappresenta anche un presidio fondamentale per la sopravvivenza delle comunità.
«Nelle aree interne la scuola è spesso uno degli ultimi servizi rimasti. Indebolirla significa spingere altre famiglie ad andare via».


