Riscossione tributi a Vibo, si lavora all’esternalizzazione del servizio

Constatata la scarsa capacità di incasso “in proprio”: su 17 milioni di euro di ruoli ne entrano appena 450mila. L’assessore al Bilancio: «Dissesti degli enti causati principalmente dall’inefficienza nella gestione dei servizi essenziali»

Constatata la scarsa capacità di incasso “in proprio”: su 17 milioni di euro di ruoli ne entrano appena 450mila. L’assessore al Bilancio: «Dissesti degli enti causati principalmente dall’inefficienza nella gestione dei servizi essenziali»

Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

Sarà un agosto decisivo per i destini del Comune di Vibo Valentia. Il consiglio comunale è chiamato ad approvare un piano di riequilibrio le cui basi sono state gettate dal commissario nello scorso mese di aprile e che in queste ore viene messo a punto dall’amministrazione per essere sottoposto al vaglio dell’assise. Nel frattempo, si pensa anche a come incrementare la riscossione dei tributi. Nei giorni scorsi, a questo giornale, il vicesindaco Domenico Primerano spiegava che, malgrado gli sforzi degli uffici che avevano mandato ruoli per circa 16/17 milioni di euro, il Comune aveva incassato appena 450mila euro. Una cifra irrisoria a fronte dei grandi crediti vantati, anche se in mezzo a questi calcoli ci sono finite pure le cosiddette “bollette pazze”. Un tema, quello della riscossione dei tributi, che è uno dei pochi capitoli che possano permettere il risanamento del bilancio a medio e lungo termine. Proprio per questo motivo, a Palazzo Luigi Razza si sta pensando di esternalizzare il servizio, affidandolo ad una società di riscossione che avrebbe tutti i mezzi – soprattutto l’interesse – a portare a conclusione il compito. Un’idea che sta prendendo sempre più corpo in questi giorni in cui si sta constatando la scarsa capacità di riscossione in proprio.

Informazione pubblicitaria

Sulla questione del bilancio, e in particolare sulle condizioni di dissesto e pre dissesto che interessano i Comuni, ha parlato anche – in linea generale, ma che ben si applica al caso particolare di Vibo Valentia – l’assessore al ramo Maria Teresa Nardo. «Sento spesso commenti inappropriati sulle condizioni di dissesto e pre dissesto dei Comuni: si ritiene che le principali cause di tale stato finanziario – scrive su Facebook – siano le spese “pazze” o i “costi della politica”. Leggendo i bilanci di molti enti locali non noto spese pazze, leggo piuttosto che la crisi finanziaria è l’effetto drammatico di anni di disorganizzazione nella gestione della macchina amministrativa e inefficienza nella gestione dei servizi essenziali, primi tra tutti il servizio idrico e il servizio di nettezza urbana. Il mancato investimento nell’informatizzazione ha generato enti che disconoscono il proprio contribuente e che utilizzano personale, già scarso, per attività operative con maggiore probabilità di errore e maggiori tempi di attesa da parte del cittadino. Tutto ciò fa aumentare il fondo crediti di dubbia esigibilità perché il credito sarà inevitabilmente inesigibile o contestabile. L’assenza per anni e anni di investimenti nelle reti idriche genera spreco di acqua che tuttavia i Comuni sono chiamati a pagare. La ritardata legislazione e organizzazione su ampia scala del servizio di nettezza urbana che doveva generare economie di scala sta generando maggiori costi di governance. I mutui concessi con molta facilità dagli istituiti “quasi pubblici” a tassi “fuori mercato” e il regime di salvaguardia dell’energia pesano sui bilanci come macigni. A tutto questo va aggiunto il blocco per anni delle assunzioni e per alcuni periodi della formazione al personale. Spero che la classe politica, a diverso livello istituzionale, insieme ai tecnici, riesca a riflettere sulle vere ragioni del dissesto – conclude la Nardo – per trovare le soluzioni più appropriate orientate a garantire su scala nazionale i medesimi servizi con la medesima qualità ai cittadini».

LEGGI ANCHEComune Vibo, la carenza di personale e i piani dell’amministrazione – Video