domenica,Febbraio 25 2024

Fusioni tra Comuni, Lo Schiavo: «Non si può legiferare spinti da esigenze politiche contingenti»

Il consigliere regionale nei giorni scorsi, insieme al collega Tavernise, ha presentato un testo di legge che “politicamente è l’esatto opposto di quello approvato dal centrodestra"

Fusioni tra Comuni, Lo Schiavo: «Non si può legiferare spinti da esigenze politiche contingenti»
Antonio Lo Schiavo

«Le Fusioni tra Comuni sono un tema centrale nel riordino degli enti locali e non possono che essere viste con favore. Riformismo significa non avere paura del cambiamento anche nella riorganizzazione delle nostre comunità. Ma alcune considerazioni sono necessarie, altrimenti non si comprendono le ragioni del dibattito di questi giorni». È quanto dichiara, in un comunicato stampa, il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, presidente del Gruppo Misto, all’indomani dell’approvazione della Legge Omnibus da parte della maggioranza di centrodestra, provvedimento che, all’art. 4, ha licenziato anche la proposta di modifica alla Legge regionale 24 novembre 2006, n. 15 (Riordino territoriale ed incentivazione delle forme associative di Comuni). [Continua in basso]

«Partiamo da un dato – prosegue Lo Schiavo -: la Calabria ha una normativa scarna che richiede da tempo di essere rivista in un testo organico e chiaro. Negli scorsi giorni (mentre mi preparavo sul punto) ho avuto modo di fare un esame comparativo delle Leggi regionali presenti in Italia e ho potuto evidenziare alcuni elementi comuni: l’iniziativa per l’avvio della Fusione dei Comuni può avere una pluralità di fonti, non solo dal Consiglio regionale, ma può anche partire dai Consigli comunali coinvolti o direttamente dalle popolazioni interessate. Non ho trovato nessuna legge che non preveda il coinvolgimento consapevole degli enti locali e dei cittadini attraverso varie forme di referendum (con diversi modelli di quorum e maggioranze). Ad esempio la legge dell’Emilia Romagna, oltre a richiedere precisi quorum referendari per l’approvazione della proposta, fornisce addirittura risorse economiche ai Comuni per effettuare studi di fattibilità propedeutici alle fusioni. In Calabria, però, siamo sempre originali e decidiamo di fare il contrario di quello che accade altrove: nel procedimento per le fusioni accentriamo tutto al Consiglio regionale, tagliamo fuori gli Enti locali dal processo decisionale e cambiamo le regole (già lacunose e disorganiche) sulla base di scelte dettate da precise esigenze politiche del momento. Non bisogna essere Carnelutti per capire che quello che interessa oggi al centrodestra calabrese è superare le delibere dei Consigli comunali di Cosenza, Rende e Castrolibero per accelerare il progetto di fusione che riguarda le loro comunità. Ma si può legiferare così? Ma davvero si può pensare di forzare temi così importanti che richiedono ben altra tecnica normativa oltre che equilibrio? Con il massimo rispetto per la fusione della Grande Cosenza, ma il tema è più importante da essere affrontato con un blitz scoordinato in una Legge Omnibus, e riguarda il futuro della riorganizzazione dei nostri Comuni». Lo Schiavo in conclusione ricorda che: «nei giorni scorsi ho presentato, insieme al collega Tavernise, un testo di legge sulla Fusione dei Comuni che “politicamente” è l’esatto opposto di quello approvato dal centrodestra: loro accentrano alla volontà esclusiva all’iniziativa del Consiglio regionale, noi invece riteniamo di dare forza agli enti locali e soprattutto alla volontà non consultiva ma vincolante dei cittadini e precisamente alla maggioranza dei cittadini di ogni comunità coinvolta nel processo di fusione».

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