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Nuovi interventi a sostegno del consigliere regionale forzista giungono dal suo coordinamento e dai consiglieri provinciali Ranieli e Rombolà. «Avvocatura regionale asservita ai desideri della politica. Pronti a iniziative a difesa di giustizia e libertà» il refrain

Palazzo Campanella, sede del consiglio regionale
Politica

«La determinazione di costituirsi innanzi al Tar, assunta dalla Regione Calabria, nel giudizio proposto da Wanda Ferro, in ordine alla mancata assegnazione del seggio al miglior perdente candidato alla presidenza della Giunta, addirittura individuando nella persona di Giuseppe Mangialavori il consigliere incomodo da defenestrare, rappresenta l’aberrazione della correttezza istituzionale, nonché una pericolosa deriva democratica imposta da una tracotante maggioranza politica che decide di scegliersi arbitrariamente l’opposizione più funzionale».

Si apre così un’articolata nota inviata dal coordinamento provinciale di Forza Italia Vibo Valentia relativamente al caso politico del momento sul piano regionale, ovvero l’ingresso della già candidata del centrodestra Wanda Ferro a scapito proprio del consigliere regionale vibonese, coordinatore dello stesso partito in provincia.

Wanda Ferro entra in consiglio regionale e Mangialavori rischia il posto

Giuseppe Mangialavori

«In particolare - prosegue la nota entrando nel merito - l’Avvocatura regionale è preposta alla tutela legale dei diritti e degli interessi della Regione con funzione gestionale relativamente ai provvedimenti con i quali la Regione Calabria manifesta la volontà di resistere alle liti intentate nei confronti dell’Ente ovvero di promuovere giudizi e impugnative che si rendono necessari nell’interesse dell’Ente. Nel caso di specie, l’unico interesse della Regione Calabria sarebbe stato rappresentato dalla necessità, sotto il profilo squisitamente matematico, della rispondenza del numero dei seggi a quanto disciplinato dalla vigente normativa, senza che questo potesse comportare, peraltro come è stato fatto, un inquietante tentativo di sopprimere un esponente dell’opposizione, mai prono alle scellerate politiche messe in campo da una compagine politica incapace e inadeguata per la Calabria e per i calabresi».

Dunque scendendo sul piano squisitamente politico, il coordinamento spiega che «l’Avvocatura regionale non avrebbe mai dovuto assecondare, con la redazione di un atto non dovuto, un desiderio politico che tecnicamente non rientra nelle prerogative dell’organo di difesa per come statuite del Regolamento di organizzazione inerente le funzioni dell’avvocatura stessa (sancito da un’apposita delibera) attesa l’afferenza funzionale alla tutela dell’interesse pubblico, nell’obiettiva applicazione dell’ordinamento giuridico, e non del governatore Oliverio, per la realizzazione del buon andamento e della imparzialità dell’amministrazione».

Quindi, l’affondo: «non consentiremo a nessuno di consumare l‘annichilimento delle istituzioni attraverso l’asservimento e l’uso privatistico della cosa pubblica piegata alle trame di pochi intimi il cui modus operandi risulta in antitesi con le regole della democrazia e l’interesse della collettività. Siamo pronti ad assumere le più opportune iniziative politiche che si renderanno necessarie in difesa della giustizia e della libertà».

Mangialavori fuori dal consiglio regionale per far posto alla Ferro, FI Vibo fa quadrato

Dello stesso tenore l’intervento dei consiglieri provinciali Gianfranco Ranieli e Giuseppe Rombolà del “Centro Destra Vibonese” i quali affermano: «Riteniamo che il comportamento processuale tenuto dalla Regione Calabria, che di certo non ha precedenti, sia stato dettato da ragioni di natura esclusivamente politica che nulla hanno a vedere con il diritto. Si tratta - per Ranieli e Rombolà - di una chiara scelta politica che è quella di far uscire dal consiglio regionale, una delle poche voci che in questo scorcio di consiliatura, ha manifestato il suo totale dissenso ad un certo modo di fare politica, e che fin dal primo momento ha sempre dimostrato di agire a tutela degli interessi della collettività e non per meri interessi personali, mosso dall’unico obiettivo di tutelare e perseguire l’interesse generale della nostra Terra, credendo in un modo di fare politica completamente diverso rispetto al passato».

Nient’altro che «un maldestro tentativo di “far fuori” un oppositore, la cui integrità, onestà intellettuale, competenza e abnegazione nel portare avanti l’attività politica, rappresentano una garanzia e un valore aggiunto non solo per la provincia di Vibo Valentia ma per l’intera Regione. La politica (con la “p” minuscola) di palazzo, non ha saputo resistere dal cogliere l’opportunità di togliersi dai piedi un giovane politico, che per la sua serrata opposizione e scarsa acquiescenza ai soliti “inciuci di palazzo”, evidentemente rappresenta un oppositore non gradito».

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