Regionali, Grillo: «Vinceremo le elezioni, malgrado alcuni errori…»

INTERVISTA | Il candidato del centrodestra rivendica la sua coerenza politica: «Sbagliato candidare chi non proviene dalla nostra area». E sul voto “inquinato”: «La gente conosce le persone perbene»
INTERVISTA | Il candidato del centrodestra rivendica la sua coerenza politica: «Sbagliato candidare chi non proviene dalla nostra area». E sul voto “inquinato”: «La gente conosce le persone perbene»
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Alfonso Grillo
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Jole Santelli «è la giusta sintesi» per condurre il centrodestra ad una «vittoria scontata». Alfonso Grillo ne è convinto. Già consigliere regionale dal 2010 al 2014, ritenta la scalata a Palazzo Campanella forte di «un’esperienza maturata in ogni ambito istituzionale», e forte soprattutto di alcuni concetti, a cominciare dalla «coerenza». Parola che però stride con una lista, la Casa delle libertà in cui Grillo è candidato, che ospita anche – giusto per fare un esempio – Francesco De Nisi, la cui storia politica non ha bisogno di presentazioni. Grillo non fa nulla per dribblare la domanda.

Non dev’essere facile parlare di coerenza in un centrodestra che candida diversi fuoriusciti dell’altra sponda…
«La politica negli ultimi tempi è scaduta, ed ormai la coerenza non è più un merito ma si guarda ai numeri. Lo dico apertamente: si è fatto un errore a candidare soggetti che non provengono dall’area di centrodestra, ha commesso un errore chi ha pensato di candidarli ed anche chi si candida. Io credo ancora che principii e ideali abbiano un valore e mi auguro che la gente lo comprenda. Anche da questo si valutano i candidati e la loro affidabilità. Poi per carità, se la gente li premia, allora allargo le braccia…».

Il centrodestra è arrivato a Jole Santelli sull’orlo di una rottura che, per alcuni, stava compromettendo il vantaggio maturato.
«Jole Santelli è la giusta sintesi, se consideriamo l’esperienza che lei ha in campo istituzionale e amministrativo. Considerata la guerra in atto, soltanto la sua figura permetteva un certo equilibrio. Ed infatti sia gli Occhiuto sia l’area Aiello, ad esempio, fanno parte della coalizione. Una rottura dei fratelli Occhiuto avrebbe provocato una spaccatura, che al di là dei numeri, avrebbe avuto ripercussioni più che altro sull’immagine di un centrodestra unito. Invece ci siamo tutti, e la vittoria è scontata. Per la nostra forza ma anche per il semplice fatto che il centrosinistra in cinque anni non ha fatto nulla».

Quali sono i suoi obiettivi personali?
«Rientrare in consiglio regionale e proseguire un percorso interrotto nel 2014, fatto di coerenza, passione e soprattutto di progetti concreti. Al primo punto deve esserci il lavoro, per porre un argine all’emigrazione giovanile. Poi la sanità, che in questi cinque anni ha toccato un livello imbarazzante. Basti pensare che Vibo ha di fatto perso Ortopedia, Tropea Chirurgia. L’assistenza qui da noi non è da paese civile. In terzo luogo il turismo. Questa provincia ha un problema: si sente piccola e non pensa in grande, errore gravissimo. Guardiamo alla Puglia oggi o alla Sardegna ieri e oggi, ma se non creiamo le giuste infrastrutture non andremo da nessuna parte. Inoltre, servono progetti che diano uno sviluppo tutto l’anno: la mia idea del water park nel sito Italcementi è ancora valida, e deve comprendere centri commerciali, alberghi, un delfinario, attrazioni. Sole e mare non sono più sufficienti, e l’idea di un’area industriale, come il progetto sulla fabbrica del vetro dell’allora sindaco D’Agostino insieme a Salerno, è fallita».

Domanda d’obbligo, alla luce dell’inchiesta Rinascita: come fa un cittadino a sapere che sta votando una persona perbene?
«Io penso che la gente sa, e che la storia di ognuno di noi parla chiaro. Bisogna allo stesso tempo apparire ed essere. Non basta dire che si è lontani da certi ambienti, ma serve dimostrarlo con i fatti. Cominciando col non chiedere voti in quegli ambienti che vogliono intrufolarsi soltanto per fare affari illeciti. Per me è semplice: non ho voglia di arrivare ad ogni costo, voglio rappresentare questa provincia chiedendo il voto a chi ritiene che io lo meriti. La gente sa chi è libero e chi non lo è, e le elezioni sono il momento di riscatto dei cittadini che con il voto possono manifestare il loro modo di essere».

Chiudiamo con l’attualità. Oggi Wanda Ferro ha chiesto che il sindaco di Vibo valuti l’opportunità di chiudere anzitempo questa consiliatura. Lei cosa pensa?
«Io non sono tra coloro che abbandonano la nave quando non è in condizione di arrivare al porto. Penso che questa amministrazione non abbia grossissime responsabilità. Ma di certo non capisco a cosa porterebbe una fine anticipata. Per quale motivo? Per dimostrare cosa? Non so in base a quali elementi la Ferro abbia detto questo, ma per quanto mi riguarda dico che, qualora una eventuale commissione accertasse responsabilità in capo a qualcuno, la politica dovrà prenderne atto. Fino ad allora, c’è un’amministrazione comunale eletta pochi mesi fa che ha l’onore e l’onere di governare una città. Ed è giusto che lo faccia».

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