giovedì,Aprile 15 2021

Discarica a Sant’Onofrio, l’opposizione torna alla carica: «È il sindaco a dire falsità»

I gruppi “Per Sant’Onofrio” e “Rinascita”, guidati da Salvatore Bulzomì e Pietro Lopreiato, replicano al primo cittadino Onofrio Maragò che li aveva accusati di strumentalizzare la questione ingannando i cittadini

Discarica a Sant’Onofrio, l’opposizione torna alla carica: «È il sindaco a dire falsità»

«Il sindaco mente sapendo di mentire. Quali sarebbero le omissioni e le falsità delle opposizioni? Noi abbiamo semplicemente detto la verità con rispetto dei santonofresi verso i quali si sta consumando da parte di questa amministrazione un’operazione che avrà ricadute nefaste sulla comunità per almeno un secolo».

Non si è fatta attendere la controreplica dei consiglieri d’opposizione del Comune di Sant’Onofrio alle affermazioni del sindaco Onofrio Maragò che, nei giorni scorsi, aveva affidato ad un comunicato stampa il suo giudizio, impietoso, rispetto alle critiche mossegli dai consiglieri comunali d’opposizione Pietro Lopreiato e Paolo Riga, in materia di ambiente e decoro urbano. E sono proprio i due consiglieri del gruppo “Per Sant’Onofrio” a respingere al mittente le accuse unitamente ad altri due consiglieri di minoranza: Salvatore Bulzomì e Pino Arcella del gruppo “Rinascita”.

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«Noi – scrivono gli interessati – staremmo circuendo i cittadini attraverso una petizione contro l’“Eco-distretto”, “basata su un presupposto falso”. E quale sarebbe la falsità? Un comizio fatto (prima volta nella storia) da un sindaco in carica ad uno sparuto gruppetto di sostenitori per spiegare la bontà del progetto e la positività della ricaduta sul territorio dell’impianto con annessa discarica, con tanto di paragone tra Sant’Onofrio ed un paese della Norvegia? Questo comitato che secondo il sindaco si fonda su un presupposto falso non è lo stesso nel quale lui e il presidente del Consiglio venivano tre anni fa a protestare insieme all’Amministrazione Rodà contro il medesimo progetto che oggi sostengono con tanta foga e poca lucidità?».

I consiglieri comunali, argomentano ancora, «sono stati coinvolti nella questione dal sindaco dopo che lui ha fatto la proposta in Conferenza dei sindaci e dopo che, in una pseudo-riunione convocata al Comune di Sant’Onofrio ha spiegato sommariamente la bontà del progetto garantendo che avrebbe dato tutti gli atti inerenti la discarica. Atti che ancora stiamo aspettando insieme alla convocazione di un consiglio comunale (richiesto un mese addietro invitando anche sua eccellenza il prefetto) sebbene il sindaco sostenga che di tale questione non si debba occupare il Consiglio. Piuttosto, a suo dire, i cittadini dovrebbero essere informati in una seduta pubblica. E dove se non in Consiglio, al bar o in un ristorante?».

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E ancora, nel loro sfogo Bulzomì, Arcella, Lopreiato e Riga, ricordano: «nell’incontro pubblico organizzato dall’opposizione alla presenza dei primi cittadini di Vazzano e di Stefanaconi, il sindaco ci ha accusato di essere caduti in attacchi personali che nulla hanno a che vedere con l’argomento. E quale sarebbe l’attacco, quello di aver letto che lui ha un incarico guarda caso nel campo specifico inerente l’individuazione e il monitoraggio di siti per la realizzazione delle discariche su tutto il territorio regionale? Se fosse falso, dovrebbe querelare chi lo ha pubblicato sul sito istituzionale della Regione piuttosto che minacciare di querela un consigliere comunale di opposizione, ancora in attesa di questa denuncia».

Infine, la questione del presunto “conflitto d’interessi” del sindaco viene così risolta. «Se davvero esiste, sarà l’Autorità anticorruzione, ente preposto a redimere tale controversia, a stabilirlo. Per sua maggiore tranquillità l’ingegner Maragò potrebbe proporre lui stesso un quesito, possibilmente prima che scada il suo incarico. Contestualmente lo invitiamo a convocare un consiglio comunale alla presenza del prefetto. In quella sede se dimostrerà che siamo stati falsi noi ci dimetteremo immediatamente, se invece emergerà che le falsità le sta raccontando lui, dovrà andarsene perché questa comunità non lo merita».

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