domenica,Giugno 20 2021

Rientri in Calabria, Scrugli (Vibo da vivere): «Tamponi anche a fine quarantena»

L’ex assessore comunale alle Politiche sociali mette in guardia da un allentamento dell’attenzione su quanti in questi giorni fanno rientro nelle loro abitazioni: «Ripetere i test anche ai negativi»

Rientri in Calabria, Scrugli (Vibo da vivere): «Tamponi anche a fine quarantena»
Lorenza Scrugli

«La Fase 2 è una straordinaria opportunità per riassaporare il ritorno ad una qualche normalità, ma rischia di trasformarsi nella vera catastrofe per il Mezzogiorno e la Calabria che, fino a questo punto, sono stati relativamente poco contagiati dal coronavirus. Consentire infatti il rientro ai residenti, senza predisporre le adeguate misure di controllo, o magari effettuando esami che non siano in grado di individuare il contagio nell’immediatezza, significa esporre la popolazione ad un rischio altissimo. Tanto più se si pensa che alcune attività sono state riaperte e che la gente è ormai abbastanza libera di recarsi in parchi, ville e cimiteri». [Continua]

A riferirlo in una nota è il consigliere comunale di maggioranza, capogruppo di Vibo Valentia da vivere, Lorenza Scrugli. «Ritengo – aggiunge -, che effettuare il tampone soltanto all’arrivo delle persone, non possa costituire la garanzia che il contagio rimanga al di là dei nostri confini. Lo screening, a mio parere, dovrebbe essere effettuato non solo prima ma anche e soprattutto dopo almeno 15 giorni dal momento del rientro dei nostri corregionali. Tanto è lunga, più o meno, l’incubazione della malattia che solo in una seconda fase rivela i suoi effetti disastrosi. Non usare questa precauzione – aggiunge l’ex assessore comunale alle Politiche sociali – potrebbe esporre tutti noi al dilagare dell’epidemia che ha segnato terribilmente altre zone del Paese, senza lasciare indenne neppure la punta dello Stivale. D’altronde, i 1100 casi circa registrati fino a questo momento, come ribadito dalla stessa Regione, non sono altro che l’effetto dell’ondata di rientri precedente all’istituzione della zona rossa».

Infine, l’appello, rivolto alle istituzioni competenti, «è quello di mettere subito tutti coloro che in queste ore si stanno precipitando a ritornare in Calabria in quarantena domiciliare e, soprattutto, di ripetere il tampone a distanza di due settimane a conclusione della quarantena. Se anche infatti, il primo screening risultasse negativo, ciò non starebbe a significare che quelle persone, a quel punto libere di muoversi in Calabria, sarebbero immuni dal virus. Solo un tampone successivo consentirà di dare a tutti noi una tranquillità sulla negatività di una persona».

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