Una via per Almirante, insorgono Anpi e Fiom: «È apologia del fascismo»

Le due organizzazioni riservano parole di fuoco ai promotori dell’iniziativa: «Li invitiamo a dimettersi prima che chiedano una piazza per Benito Mussolini»
Le due organizzazioni riservano parole di fuoco ai promotori dell’iniziativa: «Li invitiamo a dimettersi prima che chiedano una piazza per Benito Mussolini»
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Ha suscitato la ferma levata di scudi di Anpi Vibo e FiomCgil Area Vasta la proposta, rispolverata oggi in Commissione urbanistica del Comune di Vibo, di intitolare una via al fondatore del Movimento sociale italiano, Giorgio Almirante, e resa nota dalla nostra testata.

«Tra i firmatari nel ‘38 dell’infame Manifesto della razza – tuonano le due organizzazioni -, già segretario della giunta esecutiva del Movimento sociale italiano, già redattore capo di “Il Tevere” e di “Difesa della razza”, capo Gabinetto del ministero della Cultura popolare della Repubblica di Salò, Almirante fu in altre parole un fascista. Non ebbe mai, nel corso della sua attività politica altri meriti. E poiché essere fascista non è un merito, immaginare di intitolarne una strada vuol dire celebrarlo e celebrare il fascismo. Violando così il dettato della Costituzione e commettendo il reato di apologia del fascismo». [Continua]

Anpi e Fiom, quindi aggiungono: «Non è solo questo: una strada a lui intitolata offenderebbe la coscienza democratica e antifascista della comunità vibonese, che diede i natali ad uomini ben più valorosi e degni di memoria come Saverio Papandrea e Emilio Sacerdote, che sacrificarono le loro vite per dare a questo Paese libertà e democrazia. Non ci meraviglia lo scivolone preso da alcuni consiglieri comunali di maggioranza, che hanno tirato fuori dai cassetti impolverati della Commissione urbanistica, la vecchia pratica per l’intitolazione della via ad un fascista: forse il troppo impegno politico non gli ha lasciato loro il tempo di ripassare la storia di questa Repubblica, le cui fondamenta sono antifasciste. Li inviteremmo dunque a dimettersi – affermano in conclusione -, per riprendersi il tempo dello studio e della comprensione, che evidentemente gli manca. Prima che chiedano una piazza anche per Benito Mussolini, che con lui, si sa, i treni arrivavano sempre puntuali».