domenica,Giugno 13 2021

Il Corsivo | Il sindaco di Vibo e la città che non c’è

Nel corso della conferenza stampa di fine anno il primo cittadino Maria Limardo ha rivendicato il proprio operato parlando del capoluogo di provincia come modello per l’intera Calabria. Ma la realtà è ben diversa e molto lontana dagli slogan…

Il Corsivo | Il sindaco di Vibo e la città che non c’è
Via degli Artigiani sprofondata da tempo e parzialmente chiusa al traffico
Maria Limardo in Consiglio (foto archivio)

Devono essere stati i prodigi contabili a cui ormai da tempo il Comune di Vibo Valentia ha abituato i propri concittadini a suggerire probabilmente l’idea agli amministratori che è ancora possibile far credere ai miracoli e, perché no, anche ad una serie di colossali bugie. Fedeli ad una delle tecniche più usate negli ultimi anni dalla politica italiana – ripeti una bugia cento volte e diventerà la verità – la conferenza stampa di fine anno del sindaco della città capoluogo, Maria Limardo, ad avviso di chi scrive ha offerto un vasto campionario di tutto ciò. E così, con una classe politica quasi del tutto impunita e che sta per regalare alla città il secondo dissesto finanziario, non solo si è costretti ad assistere ad una perenne fuga dalle proprie responsabilità, ma si pretende che, dopo aver portato la città in ginocchio ed agli ultimi posti di tutte le classifiche possibili ed immaginabili, i cittadini perdano anche il “gusto” della memoria imponendogli l’amnesia dopo averli toccati nel portafoglio. A suon di slogan, luoghi comuni e parole d’ordine (orgoglio, unione, risultati, cambiare, subito) nell’ultima conferenza-stampa di fine anno è stata descritta una realtà che non c’è. L’unico modo per mettere alla berlina lorsignori è tuttavia quello di prenderli davvero sul serio. [Continua dopo la pubblicità]

Luciano, Costa e Mangialavori durante il rimpasto in Giunta del 2017
Stefano Luciano, Elio Costa e Giuseppe Mangialavori

IL SINDACO COSTA MANDATO A CASA E IL “NUOVO” CHE NON AVANZA
Partiamo da un dato incontrovertibile. La nuova amministrazione comunale guidata dal sindaco Maria Limardo è in carica dal maggio 2019 dopo che a dicembre 2018 il “deus ex machina” della coalizione di centrodestra – il senatore Giuseppe Mangialavori di Forza Italia (partito di cui è anche coordinatore provinciale) – ha deciso insieme all’altro principale “attore” politico del momento (il consigliere comunale Stefano Luciano) che l’amministrazione guidata dal sindaco Elio Costa (eletta nel maggio 2015 e fortemente sostenuta all’epoca sia da Mangialavori che da Luciano) non stava facendo nulla di buono per la città e quell’esperienza era comunque da archiviare. Ora, se un’amministrazione comunale viene “mandata a casa” anticipatamente rispetto alla scadenza naturale, è logico che per fare un bilancio della nuova amministrazione (quella guidata da Maria Limardo dal maggio 2019 con il sostegno di Mangialavori mentre Luciano è finito nel Pd) occorre partire da ciò che in più e di diverso (e si spera in meglio) è stato fatto rispetto all’amministrazione precedente (quella guidata da Elio Costa che, per sgombrare il campo da equivoci, a chi scrive non è mai piaciuta così come la prima amministrazione Costa e le due amministrazioni D’Agostino, padre – quella del record dei 15 assessori e dei semafori piazzati ogni venti metri – e figlio).

La buca in via Palach e il segnale piazzato da settimane

E qui, nonostante i giri di parole del sindaco Limardo in due ore di conferenza stampa (per come riportato dai colleghi di altre testate), non ci vuole molto a scoprire che rispetto all’amministrazione Costa,quella guidata da Maria Limardo può “vantare” due (o tre) sole novità fra quelle concretamente percepite dai cittadini: il rifacimento dell’asfalto di parte di via Lacquari (nei pressi del nuovo Tribunale) ormai ridotta a groviera e dove per passarci ci mancava poco che si dovesse usare il trattore (il che dà anche la misura sul livello di degrado che un’arteria stradale deve raggiungere prima che gli amministratori ci mettano mano) ed il recente rifacimento dell’asfalto di viale della Pace (neanche tutto e con lavori nei pressi dei dossi che lasciamo ai cittadini giudicare). Questo è ciò che in più e di diverso è stato realizzato – ad avviso di chi scrive – sinora dall’amministrazione Limardo rispetto all’amministrazione di centrodestra targata Elio Costa. [Continua in basso]

Via Vespucci a Vibo Marina

Vero, c’è anche l’approvazione del “nuovo” Piano Strutturale comunale, avviato però non certo da questa amministrazione e che risale infatti al 2006. Ma anche qui (vedremo cosa deciderà il Tar visto che l’imprenditore Cascasi l’ha impugnato chiedendone l’annullamento) ad un’attenta analisi c’è poco da vantarsi perché di fatto con tale Psc si rinuncia a dare uno sviluppo ecocompatibile all’area portuale di Vibo Marina e ad offrire a via Vespucci prospettive diverse da quelle attuali.
Ma anche a voler concedere all’amministrazione Limardo il “merito” dell’approvazione del Psc, oltre questo ed alle due strade asfaltate (più alcune “rattoppate” alla meno peggio esattamente come ai tempi dell’amministrazione Costa e D’Agostino) il resto è rappresentato dal nulla, da slogan e dalla descrizione di una città che non c’è.

Maria Limardo

LE DICHIARAZIONI SURREALI DEL SINDACO LIMARDO

“Il cambiamento è in atto da tempo ed è reale, tant’è che viene percepito non solo dai cittadini di Vibo, ma anche a livello provinciale e regionale. La nostra città – ha dichiarato il sindaco Maria Limardo – si è riappropriata del ruolo guida di capoluogo di questo territorio, con altri centri che guardano a noi come un modello”. E’ difficile commentare simili affermazioni perché, evidentemente, fra chi scrive (ed a Vibo ci è nato, ci vive e ci lavora da sempre) e l’attuale primo cittadino c’è una percezione della realtà totalmente differente. Resta infatti un mistero quali altri centri guardino a Vibo “come un modello” quando tutte – e si sottolineano tutte – le classifiche degli indicatori sulla qualità della vita e dei servizi continuano a piazzare Vibo agli ultimi posti anche sotto l’amministrazione Limardo. Affermazioni, quelle del primo cittadino, che fanno a “cazzotti” anche con qualunque logica: perché o Vibo Valentia non era messa così male tanto da dover defenestrare (lo stesso centrodestra che ha scelto Maria Limardo) l’amministrazione Costa (a proposito, ben 14 attuali consiglieri facevano parte pure del precedente Consiglio) oppure siamo dinanzi ad una nuova Margaret Tatcher e chi scrive (al pari di centinaia di cittadini che vengono ascoltati ogni settimana) non riesce a rendersene conto. Ma davvero si può affermare che un cittadino di Catanzaro, di Cosenza, di Reggio Calabria o di Lamezia Terme guarda a Vibo Valentia come ad un “modello da seguire” quando sta per essere dichiarato un nuovo enorme dissesto finanziario? [Continua dopo la pubblicità]

L’asfalto in via Alcide De Gasperi

Eppure – e il sindaco di una città capoluogo di provincia dovrebbe ben saperlo – il primo biglietto da visita di qualunque località sono le strade. Secondo il sindaco di Vibo Valentia, le arterie stradali della città (quasi tutte “groviera” e con asfalto che sprofonda in più punti) possono attualmente essere indicate come esempio o modello da seguire? Secondo il primo cittadino, gli automobilisti sono contenti delle strade che offre la città capoluogo? Tralasciando la sicurezza stradale, anche a livello di decoro urbano il “rattoppo” delle strade tutto può essere, tranne che un “modello da seguire”.  

Uno dei cartelli della Stazione di Vibo Marina

Gli ingressi stradaliverso Vibo Valentia (svincolo autostradale di Sant’Onofrio, Statale 18 da Mileto, svincolo autostradale delle Serre attraversando Piscopio e arrivando in via degli Artigiani anche per chi proviene da Serra o Soriano) davvero possono essere indicati come motivo di vanto o non piuttosto ulteriore prova di un rossore verso il forestiero che, evidentemente, da parte di alcuni amministratori non c’è? O vogliamo parlare di cosa si trova un forestiero che arriva nelle Stazioni ferroviarie di Vibo Marina e Vibo-Pizzo? E quale città italiana capoluogo di provincia – che secondo il sindaco viene vista come un modello a livello provinciale e regionale – ha un sistema di trasporto pubblico urbano talmente inesistente ed inefficiente come quello di Vibo Valentia?

Autobus cittadino che continua (esattamente come ai tempi dell’amministrazione Costa, D’Agostino e prima ancora Sammarco) a girare a vuoto con cittadini che non sanno né dove sono le fermate, né dove si acquistano i biglietti, né dove si vedono gli orari delle corse e neppure trovano ormai più le pensiline. Un cittadino che vuol andare da Vibo a Triparni con il bus comunale, può farlo? Oppure nella frazione Longobardi o a Vibo Marina? Lasciamo al primo cittadino le risposte e passiamo oltre.

Nicola Gratteri in conferenza stampa per Rinascita-Scott

LA LEGALITA’ E IL SORVOLO SUL SOSTEGNO POLITICO

Nel corso della conferenza-stampa, Maria Limardo ha toccato anche il tasto “legalità”, vantando il fatto che, nonostante Rinascita-Scott, la sua amministrazione è ancora in carica, quasi fosse davvero un vanto non voler tener conto di quanto emerge (e messo nero su bianco) proprio in tale indagine e quindi non volersi fare spontaneamente da parte e non rappresentare alcun problema l’essere politicamente sostenuta in Consiglio comunale anche da consiglieri che emergono in tale inchiesta per rapporti con mafiosi e pregiudicati. Abbiamo già scritto di questo e non ci torneremo, aspettando il 2021 per capire di che “morte” morirà l’attuale amministrazione comunale (giudiziaria o meno), considerato che la città è già morta da un pezzo.

L’intero parcheggio di piazza Spogliatore con le strisce blu

L’ILLEGALITA’ DELLE STRISCE BLU A VIBO

Però su un aspetto val la pena soffermarsi a proposito di “legalità”. Gli attuali amministratori comunali (tutti, nessuno escluso) si sono per caso accorti che in città vige un sistema di illegalità in quasi tutte le zone di Vibo Valentia in tema di strisce blu? Sono a conoscenza che il Codice della Strada vieta l’apposizione di strisce blu a meno di cinque metri dagli incroci come avviene invece su corso Umberto, via Gagliardi ed incroci con piazza Santa Maria, via Cicerone e via Terravecchia Inferiore e in molte altre zone? Sono a conoscenza gli amministratori comunali – e quindi anche il sindaco, a proposito di legalità – che è illegale (e sottolineo illegale) tappezzare interamente di strisce blu l’intera piazza Maio (o piazza Morelli che dir si voglia), così come il parcheggio dell’ospedale di via Omero, il parcheggio di piazza Spogliatore e moltissime altre vie senza assicurare altrettanti posti auto delimitati dalle strisce bianche?

Il P.D.B., IL PARTITO DELLE BUGIE (O DELLE BALLE)

Si potrebbe continuare a lungo per descrivere la realtà attuale di Vibo Valentia che è cosa ben diversa da quella descritta dal primo cittadino, ma non mancheranno le occasioni. Per far comprendere però quanto l’attuale amministrazione (o almeno il sindaco) abbia – ad avviso di chi scrive – una visione distorta della realtà e degli avvenimenti, è bene ricordare cosa aveva risposto Maria Limardo il 10 novembre scorso quando il sottoscritto aveva dato notizia dell’assenza di un legale del Comune nel corso del troncone del processo Rinascita-Scott che vede imputati gli avvocati Giancarlo Pittelli e Giulio Calabretta, l’imprenditore Mario Lo Riggio e l’ex sindaco di Nicotera Salvatore Rizzo. La notizia non è del tutto veritiera e non risulta completa. La mancata presenza all’udienza da parte del legale del Comune – avevano affermato il primo cittadino ed il suo ufficio staff – è da ricercarsi unicamente ad un difetto di notifica della data di celebrazione del chiesto giudizio immediato innanzi al Tribunale di Vibo Valentia”. Sappiamo tutti com’è andata a seguito della risposta al sindaco su questa testata da parte di chi scrive e che ha svelato una realtà ben diversa da quella percepita da Maria Limardo: non c’era nessun difetto di notifica e le Pec al Comune erano arrivate regolarmente.

Gaetano Pacienza e Maria Limardo

Conosciamo anche il resto della storia a seguito di tale scoperta: il sindaco costretta a scaricare su altri le responsabilità dell’accaduto ed a rimetterci il posto è stato l’assessore Gaetano Pacienza. L’ulteriore resto della storia lo vedremo nel 2021, ma si capisce che dinanzi ad una tale “mistificazione” della realtà diviene un dovere morale per qualunque giornalista (tranne non ci si voglia limitare a fare “l’addetto stampa” di questo o quel politico) smascherare il P.D.B., il partito delle bugie (o delle balle che dir si voglia). E non importa che oggi il “partito delle balle” nel Vibonese si chiami Forza Italia (ed interessi Vibo oppure Tropea o Nicotera) e ieri si chiamava Pd (da Pizzo a Serra San Bruno passando per altri paesi). Le bugie hanno sempre le gambe corte e basta un pizzico di memoria per farle venire a galla. L’auspicio per il 2021 è quindi che buona parte della classe politica locale riacquisti il senso della misura e della realtà e – sfumati i sogni di gloria in ambito regionale – si assuma una buona volte per tutte le proprie responsabilità, si misuri concretamente con i problemi reali (non è negandoli che si risolvono) senza slogan e attribuzioni di meriti inesistenti (vedi lavori al nuovo Tribunale di Vibo di competenza ministeriale), tenga conto di quanto emerge nelle inchieste giudiziarie (non solo Rinascita-Scott, ma anche l’operazione “Imponimento” dove un capo di imputazione si riferisce pure alle elezioni senatoriali del 2018 a Vibo e provincia) e non faccia la fine della ruota panoramica di Vibo Valentia.

Già, la ruota panoramica. Quella il cui arrivo era stato annunciato trionfalmente dall’amministrazione comunale (quasi fosse un merito aver concesso ad un privato, che gira l’Italia con la sua ruota, uno spiazzo dove installarsi e per di più in piazza Municipio a due passi dalle scuole) perché avrebbe rianimato la piazza e corso Vittorio Emanuele III. Sappiamo tutti com’è andata: dopo i primi giorni per la novità, il vuoto più totale. E non certo per colpa del Covid (proprio in quei giorni il sindaco di Vibo dichiarava di sostenere Spirlì nel contestare il lockdown deciso dal Governo, salvo poi chiudere lei stessa le scuole), ma perché Vibo Valentia negli ultimi 15-20 anni è stata definitivamente azzoppata da una classe politica piena di sé (di cui pure la Limardo è espressione), ed allergica alle critiche (anche quando costruttive), con il corso cittadino (vuoto) che rappresenta la fotografia più fedele del fallimento di chi continua a vivere di slogan. Una città affossata, prima ancora che dai debiti, dalle bugie e dalle balle: quelle dei politici (e dei loro supporters) impuniti che ci hanno tolto tutto, prima il portafogli (la città è in dissesto finanziario e lo pagano i cittadini), poi la memoria ed ora anche il linguaggio in un’opera di “disinformatija” che vorrebbe imporre a tutti l’amnesia rendendo persino superflua “l’amnistia”.

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