L'ex sindaco di Roma affronta i temi del sistema penitenziario, delle tensioni interne a Futuro Nazionale in Calabria e dei rapporti con Giorgia Meloni. Poi l'affondo contro il governo: «Quella destra ha smarrito i valori»
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«Il problema carcerario non è un’emergenza di destra o di sinistra. È una vera emergenza democratica per il nostro Paese». È sul sistema penitenziario che Gianni Alemanno, intervenuto a Vibo Marina in quella che è stata presentata come la sua prima conferenza stampa dopo la scarcerazione, sviluppa una delle parti più articolate della sua analisi politica. Un tema sul quale l’ex ministro e sindaco di Roma intende condurre una battaglia «trasversale», chiamando in causa tanto le condizioni nelle quali vengono trattenuti i detenuti quanto il funzionamento complessivo degli istituti di pena.
«Il carcere al contrario»
I problemi, secondo Alemanno, sono almeno due. Il primo è rappresentato dalle condizioni di detenzione e dal sovraffollamento: «La maggior parte dei detenuti viene tenuta in condizioni vergognose, con un affollamento inaccettabile che arriva al 140 per cento».
Il secondo riguarda invece i meccanismi interni al sistema penitenziario, che a suo giudizio finirebbero per penalizzare proprio chi tenta di intraprendere un percorso di recupero. Il riferimento, esplicitato in seguito, è anche ai permessi per ragioni familiari, per fatti gravi come lutti o malattie o anche lieti come ricorrenze, che, se e quando arrivano, lo fanno con estremo ritardo.
«Questo è un sistema folle, che premia chi continua a comportarsi male e chi spaccia droga all’interno degli istituti, mentre ostacola e crea problemi a chi vuole redimersi, riabilitarsi e reinserirsi nella società. È un carcere anti-meritocratico, che funziona al contrario, e questo non è minimamente accettabile.Farò di tutto perché le carceri italiane tornino a essere quello che dovrebbero essere. Anche perché serve la sicurezza dei cittadini e, per garantire la sicurezza, ci vuole un carcere che funzioni nel modo giusto».
Il «sentimento di destra» tra i detenuti
Sollecitato a riguardo, l’esponente di Futuro Nazionale è tornato anche su alcune sue dichiarazioni relative all’orientamento politico riscontrato tra le persone detenute. «Non ho detto che in carcere ci sono numerosi sostenitori del centrodestra. Ho detto che tra molti detenuti c’è un sentimento di destra, ma credo che questo appartenga al diritto di ogni persona. Non è che, se uno è detenuto, è obbligato a non avere opinioni politiche».
Alla domanda se questa sottolineatura potesse rappresentare un ammiccamento a un particolare bacino elettorale, la risposta è stata particolarmente piccata: «È una follia pensare questo. Noi parliamo alla parte onesta e più pulita dell’Italia, che sa anche come affrontare il problema delle carceri senza farsi prendere da logiche di vendetta e di tortura, che purtroppo vengono praticate».
Le tensioni dentro Futuro Nazionale
Un altro tra i capitoli che Alemanno ha affrontato tra gli esponenti vibonesi del suo movimento Indipendenza, ora confluito in Futuro Nazionale, ha riguardato le difficoltà organizzative e le tensioni emerse in Calabria nella fase di costruzione del movimento guidato da Roberto Vannacci. «In un partito nascente è naturale che possano esserci momenti di difficoltà e di crisi, persone che arrivano e magari se ne vanno - ha detto -. È la fase magmatica iniziale di qualsiasi movimento politico».
Le nomine territoriali, spiega, avrebbero per ora una funzione organizzativa. La struttura definitiva, invece, uscirà dai congressi. «Oggi vengono nominati i coordinatori regionali perché bisogna raccogliere consenso e iscritti, ma il nostro sarà un partito che farà i congressi. Chiunque vorrà esprimere una posizione avrà modo di farlo in quella sede».
Ed è in questo passaggio che Alemanno lancia una stoccata alla Lega: «Non siamo uno di quei partiti personali che hanno trattato il Centro-Sud dall’alto in basso, senza concedere alcuno spazio di partecipazione. È quello che ha fatto, per esempio, la Lega».
«Prima i valori, poi le alleanze»
Sul futuro politico del movimento e sulla possibilità di costruire un’alleanza con gli altri partiti della coalizione, Alemanno evita di anticipare decisioni ma indica una gerarchia precisa: «Prima vengono i valori ideali, poi vengono le alleanze».
L’ex sindaco di Roma sostiene che Futuro Nazionale non potrà partecipare ad accordi che comportino l’abbandono degli impegni assunti con gli elettori: «Non possiamo fare come è avvenuto con tutti gli ultimi governi, che raccolgono i voti per un motivo e poi realizzano una politica, se non opposta, comunque molto diversa da quella promessa».
Tuttavia neppure chiude ad un'ipotesi di alleanza: «Se la Meloni alzerà il telefono e chiamerà Vannacci dicendo di voler tornare ai valori di una destra autentica, e non inseguire più un modello liberal-conservatore come fa oggi, non si può escludere un dialogo».
La crisi della destra, secondo Alemanno, non sarebbe dunque provocata dalla nascita del nuovo movimento, ma dalle mancate risposte del centrodestra di governo.
«La destra sfasciata è purtroppo quella del centrodestra, che non ha dato agli italiani le risposte che si aspettavano. Gli elettori attendevano un cambiamento sulla sicurezza, sull’immigrazione e sullo sviluppo. Si aspettavano una ripresa della sovranità nazionale, ma tutto questo ancora non è arrivato. Futuro Nazionale nasce proprio per risolvere queste contraddizioni».
«Non ripetere gli errori del passato»
Su una sua discesa in campo diretta, al momento Alemanno usa la diplomazia. «Sono un militante di Futuro Nazionale e non penso a posizioni personali. Il mio obiettivo è portare un contributo al partito in termini di esperienza per fare in modo che non si ripetano gli errori che in passato la destra ha fatto. Errori che anch'io ho commesso e che oggi non rifarei. Ci sono le condizioni perché FN possa diventate partito di maggioranza e che Vannacci nel prossimo futuro possa fare il premier».



