Fabio Signoretta stigmatizza la routine che si innesca ogni volta che scatta l’allerta meteo: «Si demanda ai comuni una decisione tecnica che dovrebbe essere della Protezione civile, così c’è troppa discrezionalità»
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Fabio Signoretta, sindaco di Jonadi
«Chiudo anche io le scuole, ma questo sistema così come è concepito non funziona». Il sindaco di Jonadi Fabio Signoretta annuncia l’ordinanza che prevede la chiusura degli istituti scolastici, del cimitero e delle aree verdi a causa dell’allerta meteo arancione prevista per domani, ma coglie l’occasione per muovere una forte critica verso un sistema ormai consolidato ma che esprime oggettive criticità.
«Domani le scuole a Jonadi resteranno chiuse – spiega -. Non lo faccio a cuor leggero, lo sapete. Anzi, faccio sempre il possibile per evitare disagi, soprattutto sul piano didattico e per le famiglie. Proprio per questo oggi scrivo in modo impopolare semplicemente per dire quello che penso. E cioè che questo sistema, per me, non funziona. La legge attribuisce formalmente al Sindaco il potere – e quindi la responsabilità – di assumere questa decisione. Ma, nello stesso tempo, impone (e direi anche giustamente!) che la scelta venga fatta sulla base di valutazioni tecniche, e non in modo discrezionale». Secondo Signoretta, da «qui nasce il problema, perché le valutazioni tecniche non le fa il Sindaco».
«Le fanno altri enti - continua - come la Protezione Civile, che giustamente hanno le competenze per farlo. E così, alla fine, chi si assume la responsabilità lo fa spesso per una forma di prudenza. Un po’ come un buon padre di famiglia, che, non avendo strumenti scientifici per valutare, sceglie di non rischiare. Per paradosso, proprio il principio del vincolo tecnico che dovrebbe guidare la decisione viene aggirato: si decide senza vera base tecnica, e spesso lo si fa solo per evitare responsabilità. Come il più classico degli scaricabarili». Per Signoretta, dunque, sarebbe giusto che queste decisioni venissero prese «dagli enti che si occupano di protezione civile».
«Anche perché - conclude - ci perdiamo un pezzo importante: il diritto allo studio e il supporto alla genitorialità, perché se un genitore sa solo alle 19 del giorno prima di dover rimanere a casa, anche il pari trattamento tra chi lavora da genitore e chi non lo è rischia di essere messo in discussione. Perché sì, anche quello è un diritto da tutelare. Giusto per non dimenticarcelo».



